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 2017  gennaio 11 calendario

«Le banche rifiutano di finanziarci». Le Pen denuncia, la sinistra è solidale

PARIGI Sabato 21 gennaio Marine Le Pen parteciperà a un grande vertice degli euroscettici a Coblenza, in Germania, mostrandosi per la prima volta accanto a Frauke Petry, leader del partito Alternative für Deutschland. Una versione diversa, anti-Bruxelles, dell’asse franco-tedesco, al quale non mancherà l’appoggio di Matteo Salvini (Lega) e dell’olandese Geert Wilders (partito per la libertà).
La presidente del Front national si presenterà in Germania forte dell’ultimo sondaggio di ieri sera, che torna a darla in testa al primo turno delle presidenziali di aprile davanti al candidato della destra François Fillon (anche se al secondo turno sarebbe quest’ultimo a vincere). Ma Marine Le Pen ha un problema: i soldi.
Per condurre una campagna elettorale efficace occorrono finanziamenti, e Marine Le Pen dice di non riuscire a trovarne. Sembra strano che la Russia, proprio adesso che la corsa all’Eliseo entra nel vivo, smetta di aiutare il Front national ma è quello che sostiene Wallerand de Saint Just, tesoriere del partito. Saint Just ha smentito la notizia del Canard Enchaîné secondo la quale il Fn avrebbe ottenuto da Mosca un nuovo prestito di 28 milioni di euro. «Nel settembre 2014 ho firmato un prestito di 9 milioni di euro da una banca russa – dice – ma da allora la banca ha depositato il bilancio e non ho più avuto altri contatti con organismi finanziari russi». Il consigliere di Marine Le Pen si dice pronto a chiedere soldi all’estero, «in Russia, in Argentina, negli Stati Uniti e perché no in Medio Oriente».
Ma Marine Le Pen vuole trasformare in una questione politica l’impossibilità di ottenere un finanziamento in Francia. Le banche si rifiutano di incontrarla, e questo per lei è scandaloso. «È in gioco la democrazia. Il capo della Société Générale dice che non vuole ricevermi. È un suo diritto, ma siamo in una democrazia nella quale le banche non dovrebbero avere il potere di decidere chi ha il diritto di presentarsi alle presidenziali e chi no».
La leader del Front national si conferma una politica abile, capace di volgere a suo vantaggio – almeno in termini di comunicazione – molte situazioni. E in effetti quale migliore occasione di questa, per dichiararsi vittima di un sistema «pronto a usare tutti i mezzi pur di ostacolare una candidata che agisce in nome del popolo francese contro gli interessi particolari»?
In difesa della Le Pen è arrivato, a sorpresa, Jean-Luc Mélenchon, candidato dell’estrema sinistra che pure due anni fa definì «fascista» il Front national, e che in primavera potrebbe ottenere un ottimo risultato.
«O proibiamo il Fn perché pericoloso per la democrazia – ha detto Mélenchon – oppure non c’è ragione di fare ostracismo. Ai banchieri dico: abbiate pietà del Fn». Mélenchon un finanziamento di 8 milioni lo ha ottenuto, e non può lasciare all’avversaria l’immagine della vera unica candidata anti-sistema.
In attesa che le banche (o Putin) ci ripensino, Marine Le Pen è tornata dal padre Jean-Marie, che lei stessa cacciò dal partito: restano in lite ma lui, a Capodanno, non ha saputo negarle 6 milioni di euro.