Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  gennaio 11 calendario

L’archivio segreto delle spie. Email rubate a Renzi, Draghi, Monti e altre 18 mila utenze

Da quattro anni spiavano email, account, siti personali e istituzionali di personalità politiche e non solo: tra gli altri, Renzi e monsignor Ravasi, Mario Draghi e Mario Monti, vertici della Finanza e dell’Intelligence. I fratelli Giulio e Francesca Occhionero avevano raccolto in un database 18 mila username. Sono stati arrestati dalla polizia postale in collaborazione con l’Fbi. I virus-spia venivano dalle stesse caselle utilizzate dalla P4 di Luigi Bisignani. È in corso una rogatoria internazionale per acquisire i dati tenuti nascosti in server negli Stati Uniti.
ROMA È diviso in «cartelle» l’immenso archivio segreto di Giulio Occhionero, l’ingegnere nucleare che per almeno cinque anni ha spiato le più alte istituzioni italiane: politici, massoni, affari. E contiene migliaia di documenti e email con nomi e fatti riguardanti la vita pubblica e privata delle vittime. Era perfetto il «malware» – dispositivo di intrusione informatica – utilizzato, perché gli consentiva di «ricevere regolarmente sul proprio personal computer tutti i dati carpiti dai computer delle vittime, inviandoli poi a un server» da lui stesso creato. Compreso l’ account personale di Matteo Renzi, grazie al quale sono entrati nel suo cellulare. Ed è questo a rendere inquietante l’intera vicenda.
La «falla» nel sistema e la sicurezza nazionale
Perché per almeno due anni Occhionero e sua sorella hanno potuto leggere e copiare le comunicazioni riservate del presidente del Consiglio, senza che scattasse alcun allarme. E negli ultimi quattro anni hanno captato i file dei vertici di forze dell’ordine, servizi segreti, Bankitalia, di parlamentari e manager di Stato senza che nessuno se ne accorgesse.
Una «falla» nel sistema, una «alterazione, con grave rischio per la sicurezza nazionale, visto che si tratta di spionaggio politico e militare», come specifica il giudice. E adesso si sta cercando di scoprire la «rete» che ha utilizzato queste notizie segrete, mandanti e referenti di una raccolta di dati «sensibili» che in Italia non ha precedenti.
Legami con la P4 e consulenze agli Usa
Il giudice indica quattro indirizzi email dove Occhionero «inviava i dati carpiti dalle macchine delle vittime» e specifica che sono «gli stessi emersi nel 2011 corso del procedimento penale avviato a Napoli contro la P4, uno collegato a operazioni di controllo da parte di Luigi Bisignani nei confronti dell’onorevole Alfonso Papa e delle Fiamme Gialle». E poi aggiunge: «Finora non era mai stato possibile risalire al reale utilizzatore del “malware”. Tuttavia erano già evidenti indizi gravi, precisi e concordanti che fosse sempre la stessa persona». Occhionero è dunque, almeno secondo il gip, l’uomo che si cela dietro gli scandali massonici degli ultimi anni collegando la «rete» di Bisignani a quella appena scoperta. Gli inquirenti escludono che abbia potuto fare tutto da solo con la sorella.
Sono le intercettazioni ambientali e telefoniche svolte a partire dal marzo 2016 – quando una denuncia presentata dal responsabile sicurezza di Enav ha fatto scoprire l’intrusione abusiva nei sistemi dell’ente – a svelare la «rete» internazionale di contatti sulla quale i due potevano contare per nascondere i documenti rubati. Personaggi che si muovono tra Londra e il Minnesota grazie a una galassia di società e prestanome che hanno consentito loro di effettuare questa attività occulta. Nell’ordinanza di cattura viene specificato che la società «Westland Securities» dei due fratelli «ha fornito consulenze al governo statunitense in un’operazione commerciale per la costruzione di infrastrutture nel porto di taranto».
I «Nick» per politici e banchieri
Dei 18.327 username archiviati, 1.793 hanno una password di accesso (evidentemente rubata ai titolari del profilo) e sono divisi per 122 categorie, ognuna con un «Nick». Ci sono quelle dei politici, quelle specifiche sugli affari. Nella cartellina «Bros» «che sta per brothers» ci sono invece «524 account di posta elettronica relativi a 338 nominativi univoci verosimilmente appartenenti a membri della massoneria. I dati relativi a Renzi, il presidente della Bce Mario Draghi e gli altri rappresentanti istituzionali sono nella cartella «Pobu» «che potrebbe essere l’abbreviazione di Political e Business».
Il pubblico ministero Eugenio Albamonte e gli specialisti della Polizia postale hanno avuto accesso soltanto a una minima parte di questi file. Il contenuto dei documenti riservati captati a Renzi e agli altri esponenti istituzionali risulta tuttora sconosciuto perché Occhionero è riuscito a inserirlo in server «criptati» che si sta cercando adesso di aprire anche con la collaborazione dell’Fbi.
I tre livelli di ricatto
Le verifiche svolte dagli inquirenti consentono di delineare tre livelli di interesse dei due fratelli in questa «illecita attività di dossieraggio». L’intrusione effettuata nel marzo scorso contro Enav, quando era in atto la privatizzazione dell’ente di assistenza al volo, fa comprendere la necessità di avere informazioni per portare a termine operazioni speculative di alta finanza evidentemente svolte anche nei confronti di altre società di Stato. C’è poi il livello medio, che mira a carpire notizie «politiche» in un’attività lobbistica che evidentemente consente di accrescere il proprio potere, come del resto Occhionero faceva all’interno della loggia del Grande Oriente di cui era affiliato.
Infine c’è il sottobosco alimentato con la diffusione di segreti sulla vita privata delle vittime, che può diventare una micidiale arma di ricatto. Proprio come scoperto nell’ambito della P4 e prima della P3, quando furono confezionati veri e propri dossier da utilizzare contro i politici che rifiutavano di scendere a patti con i criminali. In questo caso si sta cercando tra appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi segreti, faccendieri, paparazzi e free lance.