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 2015  novembre 24 Martedì calendario

Milioni di proiettili difettosi rischiano di inceppare le armi della polizia

Non soltanto sparano poco, sparano pure male. Non c’è pace per i poliziotti italiani, già abbastanza sotto stress tra falsi allarmi, reali timori per il terrorismo e Giubileo alle porte. Con due circolari diramate il mese scorso dall’Ufficio logistico e da quello per i Servizi tecnico-gestionali del ministero dell’Interno, di cui il Fatto è in possesso, si dà notizia al capo della Polizia, a tutte le Direzioni centrali, agli Ispettorati presso il Vaticano, il Senato e la Camera, alle Questure, ai reparti mobili, alla stradale e a tutti gli altri reparti possibili, che la partita di proiettili acquistata alla fine del 2013 dalla Ditta Fiocchi e già distribuita in tutta Italia non va in alcun modo utilizzata in servizio. Il motivo? Le munizioni – se non tutte, almeno una parte – sono fallate.
“Questo Servizio logistico – si legge nel primo documento – ha ricevuto numerose segnalazioni sia di difettosità sia di inconvenienti verificatisi durante le esercitazioni di tiro nell’utilizzo della fornitura in oggetto indicata”. Si parla di una partita di sei milioni e 400 mila cartucce calibro 9 Nato con simbolo di intercambiabilità: sono i proiettili usati di solito per le armi corte e per la mitraglietta M-12. Il Viminale, che il 12 dicembre 2013 aveva stipulato un contratto con la “Fiocchi Munizioni spa” di Lecco, una delle principali aziende del settore, si è reso dunque conto – grazie alle segnalazioni ricevute – che alcune munizioni dei lotti dal Gfl-28/14 al Gfl-43/14 sono difettate: la parte del bossolo, quella cioè che avvolge l’ogiva prima dello sparo, in alcuni casi presenta un avvallo. Partita ritirata, dunque, per salvaguardare la sicurezza degli operatori e dei cittadini e per non sprecare denaro pubblico? Neanche per sogno.
Il Dipartimento ha pensato bene di “declassare” le munizioni alla “sola attività addestrativa”. Le cartucce potranno essere utilizzate, cioè, solo nei poligoni di tiro, dove è assicurata la presenza di un istruttore e dove l’operatore è protetto dagli occhiali. La circolare ne esclude totalmente l’utilizzo (anche nei poligoni) solo per la Beretta M-12. Questo perché, a differenza delle pistole, in cui si rischia l’inceppamento, la mitraglietta, arma automatica a massa battente, ha una camera che rimane sempre aperta e un proiettile fallato potrebbe generare anche incidenti.
Per scongiurare “inconvenienti”, il Viminale si appella alla responsabilità del personale incaricato, “o comunque interessato alle esercitazioni”, che, si legge nella circolare, “dovrà effettuare una ricognizione visiva delle cartucce, tesa a individuare eventuali deformazioni della bocca del bossolo. Infine, l’istruttore di tiro vorrà avvisare di possibili inconvenienti, fornendo al contempo le indicazioni circa le corrette manovre da effettuarsi sulla linea di tiro”.
In pratica si chiede agli istruttori di mettersi a controllare una dopo l’altra tutte le cartucce da far inserire nei caricatori delle pistole. E se è vero che la falla si può avvertire anche al tatto, è pur vero che in giorni complicati come questi – in cui, per far fronte alla scarsa preparazione, in tanti si stanno recando nei poligoni per esercitarsi – gli istruttori sono chiamati a un lavoro certosino su decine di migliaia di pallottole. E, nel caso in cui vengano “eventualmente” individuate, quelle difettose dovranno essere accantonate.
Per evitare che la partita fallata sia utilizzata per le strade, il Viminale chiede anche che “tutto il munizionamento ancora disponibile, sia della dotazione individuale che di reparto, confluisca presso le armerie di servizio”. “Fino a successiva comunicazione”, che per il momento non è pervenuta.
Non è la prima volta che accade una cosa del genere. Nel 2011 lo stesso Servizio Logistico del Viminale aveva disposto “la sospensione di 8 lotti di cartucce calibro 9 prodotte nel 2009 dalla ditta Sellier&Bellot, e 5 lotti dell’anno prima”. La Sellier&Bellot era l’azienda della Repubblica Ceca vincitrice della gara d’appalto. Le pallottole acquistate e distribuite esplodevano a causa di una polvere da sparo di bassa qualità e il ministero fu costretto a ritirare tutto e a lasciare per qualche tempo i poliziotti con una dotazione “esigua”. La vicenda fu anche oggetto di interrogazioni parlamentari.
Stavolta la partita sembra essere meno pericolosa per gli stessi agenti. Resta il fatto che, nel momento in cui dovrebbero essere tutti pronti, i poliziotti italiani rischiano di restare con il colpo in canna.