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 2015  novembre 24 Martedì calendario

Travaglio prende in giro Campo Dall’Orto

Chi vede la Rai infilare un flop via l’altro, chi si domanda perché usa i nostri soldi per comprare format demenziali da privati italiani e stranieri, chi cerca un po’ di servizio pubblico in diretta sui grandi eventi d’attualità e lo trova su La7 da Mentana, chi si ostina a non capire come mai le tre reti Rai – quando finalmente si accorgono della strage di Parigi, un paio di giorni dopo – trasmettono tutto il giorno le stesse immagini e notizie ma con tre inviati&troupes, insomma chi paga il canone (prossimamente in bolletta) e non ne vede francamente il motivo, ha finalmente di che rincuorarsi e rallegrarsi. Il direttore generale Alessandro Campo Dall’Orto, detto Leopoldo per la costante presenza alle Leopolde renziane, ha “iniziato la costruzione delle architravi per la grande trasformazione con cui porteremo la Rai nel mondo di oggi”. Lo dice lui ad Aldo Cazzullo sul Corriere, quindi dev’essere vero. Per chi non avesse colto il senso delle architravi per la grande trasformazione, Cdo fa “qualche esempio”: “Ho istituito una direzione creativa che contaminerà tutte le attività e una direzione digitale che farà della Rai una media company”. Perbacco.
Siccome “ci vuole più tempo a costruire una macchina nuova che a mettere il carburante in una vecchia”, “stiamo costruendo una macchina del tutto nuova”. Per chi non avesse capito il concetto di macchina tutta nuova, ecco un altro esempio: “In passato ad esempio designer, creativi, artisti lavoravano per la tv pubblica: dobbiamo ricominciare”. Ecco: arrivano designer, creativi e artisti. Buono a sapersi. E i tg che paiono i Cinegiornali Luce con Matteo al posto di Benito? “Mi pare che l’informazione la sappiamo fare bene”. Ci mancherebbe. Purtroppo “la Rai è ferma al modello tv, e basta” e questo per una tv non va niente bene. Sia chiaro: “Il tema è partire dal prodotto”. Però i programmi vanno “pensati fin dalla loro origine per tutte le destinazioni possibili, dalla tv allo smart phone a internet, cercando di rendere evento tutto ciò che lo può essere”. Rendere evento? Urge un altro esempio: “Lavorare sulla comunicazione e il coinvolgimento delle persone”. Giusto: lavorare e coinvolgere. Segue esempio: “Prenda le Olimpiadi: cominciano il 5 agosto, ma la promozione partirà a Natale”. Geniale: a Natale. “Prenda la storia di Lea Garofalo, donna coraggiosa e poco conosciuta, che abbiamo raccontato martedì scorso”. Ecco, noi prendiamo anche quella, però la Rai l’ha raccontata mercoledì scorso, non martedì.
Curioso che il Dg non lo sappia, perché poi attacca una pippa sul raffronto tra Lea e il duo Ballarò & Dimartedì, odiatissimi dall’amico Matteo che già ebbe modo di deriderli (“fanno meno ascolti di Rambo”). Convinto che Lea sia andata in onda martedì, Campo Dall’Orbo ridacchia: “Quasi il 20% di ascolti: quasi il doppio dei due talk show in programma contemporaneamente”. Ne avesse azzeccata una: Lea non ha fatto quasi il 20 (quasi il doppio della somma Ballarò+Dimartedì, che però erano la sera prima e han totalizzato il 12,79). Ma molto più modestamente il 16,23, che è quasi il doppio dei talk del mercoledì: Speciale Virus (Rai2, 5.42) e La Gabbia (La7, 4,1).
Ora, per carità, nessuno dubita che Lea sia campodallortianamente “un evento destinato a rimanere nell’immaginario di chi l’ha visto”. Purtroppo nell’immaginario di Cdo non ne è rimasta neppure la data. Oppure ci è rimasta, ma Leopoldo – nell’ansia di compiacere l’amico Matteo e la sua allergia a Ballarò e a Rai3 – ha voluto comunque dare una lezione a Giannini: che però martedì è andato benissimo, grazie anche alla drammatica attualità del tema terrorismo, mentre mercoledì Speciale Virus sullo stesso argomento è andato maluccio, più che doppiato da Chi l’ha visto? (Rai3, 11,97%). Però la Sciarelli è una colonna della vecchia Rai3 da smantellare, mentre Porro va su Rai2 ed è un cocco dell’amico Matteo, che ci va sempre a pasturare. Di Rai3 Cdo salva solo Severgnini (“mi è piaciuto”, anche se fa meno di Ballarò ed è sempre battuto da Quinta colonna su Rete4) e soprattutto Fazio, altro pascolo dell’amico Matteo. È grazie a Fazio (“la formula del sabato funziona”) se “i talk stanno migliorando: più comprensibili”.
E per Cdo la comprensibilità viene prima di tutto. Per questo parla così: “La Rai deve aiutare a costruire il futuro, lo sviluppo sociale… L’alfabetizzazione digitale degli italiani: l’agenda digitale europea impone di ridurre entro il 2020 i ‘digital divide’ al 15% della popolazione… La mia indicazione è privilegiare contemporaneità e ambizione internazionale”. Così tutti capiscono. Chiarezza e coerenza: “Stiamo facendo tutto quello che serve per diffondere in Rai la cultura della legalità. Andremo avanti dritti… All’insegna della massima trasparenza, per supportare le tantissime persone perbene che lavorano giorno e notte per la tv pubblica”. Dev’essere per questo che sta corteggiando per una bella direzione Giovanni Minoli, celebre per la sobria gestione dei 18 milioni di euro spesi per telecelebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e per aver chiuso la fiction Agrodolce dopo che il produttore Luca Josi aveva rifiutato di far scegliere le comparse alla mafia. Legalità come se piovesse. Non a caso Leopoldo Cdo si consulta spesso con Ettore Bernabei, che nel 1980 finì nei guai per i fondi neri dell’Iri ed è pure casualmente il suocero di Minoli: “Bernabei mi ha raccontato com’era la sua Rai”. Un solo canale di proprietà del governo, anzi della Dc, anzi premier Fanfani. L’amico Matteo ha già l’acquolina in bocca.