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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

Tutti gli sprechi dell’Unione Europea, dalla doppia sede del Parlamento agli stipendi d’oro. Qui per politici e burocrati la spending review non è mai arrivata. 55 mila dipendenti tra funzionari e staff, soldi a pioggia ai gruppi senza vincolo di utilizzo

«Se sarò io il prossimo presidente della Repubblica vi garantisco che questa città resterà sede del Parlamento europeo». É il “giuramento” di Francois Hollande. Le parole pronunciate a Strasburgo prima di vincere le elezioni e salire all’Eliseo. D’allora sono passati circa due anni e neanche la crisi economica più grave che abbia mai attraversato l’Europa dal dopoguerra a oggi ha fatto cambiare idea ai nostri cugini d’Oltralpe.

Tir in fila

Non c’è spending review che tenga. Non c’è deficit, non c’è manovra, non c’è irritazione né sdegno che possa rimuovere lo scempio morale della doppia-sede Bruxelles-Strasburgo. Un’immagine per dare l’idea: i Tir incollonati il venerdì sera stracarichi di valigioni per trasferire le scartoffie da una sede all’altra. Costi per la collettività che lievitano; un esercito di assistenti che si sposta in TGV o in aereo in vista della “Plenaria” . Per non parlare del resto, di quello che ha proliferato per anni: stipendi d’oro di dirigenti, fondazioni costituite ad hoc e usate come bancomat, rimborsi facili.
Tenere in piedi la macchina amministrativa costa circa il 6% dell’intero bilancio. Ma è con lo sdoppiamento che si sfiora, appunto, l’assurdo burocratico. Lo consente il protocollo allegato al Trattato. Lì dove si dice che Strasburgo, sede ufficiale, non si tocca. Per “contratto” la patria enogastronomica della chourcoute, deve ospitare 12 volte l’anno l’ Eurocarrozzone. Una volta al mese per 4 giorni il Circo Barnum monta le tende. E se per gli 317 giorni dell’anno resta chiuso, pazienza.
Per Strasburgo è un business che va dai 20 agli 80 miliardi l’anno. Per il contribuente europeo un salasso difficile da calcolare e soprattutto da mandar giù. Il palazzo che ospita l’amministrazione e gli uffici da solo costa circa 180 milioni l’anno. Alla faccia dello spread e del rigore teutonico.
Sarà un caso, ma il premier Matteo Renzi, come primo atto del semestre italiano,chiese sobrietà al Parlamento europeo. In una lettera - inviata al Messaggero che aveva condotto un’inchiesta sugli sprechi europei - disse che nessuno poteva davvero fare «lo splendido». «Noi stiamo facendo la nostra parte - scrisse - a partire proprio dai tagli a sprechi e privilegi e in particolare dai costi della politica, rispettando i vincoli comunitari ma lavorando per costruire un’altra Europa».
Le parole di Renzi vennero accolte a Bruxelles con un misto di fastidio, nella migliore delle ipotesi con un imbarazzato sollevamento di ciglia. La risposta fu: «Abbiamo effettuato tagli pari al 6% del bilancio, la sforbiciata per l’amministrazione nei prossimi 7 anni varrà circa 6 miliardi di euro». Renzi s’informi, insomma.

L’ospitata

Il presidente del Consiglio italiano, che ora minaccia di elencare per filo e per segno «quanto si spende in questi palazzi», e aggiunge «che sarà molto divertente», sa che in realtà svelando le cifre ci sarebbe poco da ridere. Che ad esempio ognuno dei 766 eletti dei 28 Paesi eeuropei può far venire a Bruxelles 110 visitatori all’anno facendosi rimborsare le spese di viaggio un tanto a chilometro (circa 262 euro da Roma a Bruxelles). Che gli eletti si mettono in tasca uno stipendio di 6200 euro netti. E che ogni giorno di presenza, (la diaria) per vitto e alloggio ricevono 304 euro. Nonostante il trattamento economico non sia proprio da buttar via nella scorsa legislatura europea gli italiani non brillarono o per le presenze : peggio di noi fecero solo ciprioti, greci, lituani e maltesi. Dei nostri 73 deputati, ce ne furono 22 che non produssero alcun documento. Tutte le volte che le cifre della sprecopoli europea spuntano fuori scatta la reazione, la risposta infastidita dell’establishment. Non che gli altri, i partiti e i vari movimenti approdati in Parlamento, abbiano dato finora l’esempio. É noto che i portavoce del Movimento 5 Stelle abbiano deciso di devolvere dalle indennità personali una cifra (non ben precisata) per sostenere «iniziative e servizi che facilitino il rapporto di cittadini e piccole medie imprese». Dopo aver annunciato «la donazione» hanno dato vita a un gruppo con Nigel Garage, leader inglese dell’Ukip, partito euro-fobo. Aveva assunto come assistente la moglie, è finito sul banco degli imputati.