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La morte di Bettino Craxi (articolo del 18/1/2013)

Sette, venerdì 18 gennaio 2013
Limiti Bettino Craxi poco prima di morire guardava il programma di Paolo Limiti.

Ultimo L’ultimo giorno di Craxi, nella sua villa di Hammamet (Tunisia), in fondo all’avenue de Tunis: sveglia alla solita ora, qualche notiziario via satellite della Rai, colazione con la figlia e il  nipotino di 10 anni, libri e passeggiate in giardino. Alle 13 pranzo di nuovo con la figlia e il nipote, tè alla menta e riposino pomeridiano. Alle 16.30 Stefania va a controllare il padre, ma lui è immobile. Ha avuto una crisi cardiaca. Mercoledì 19 gennaio 2000, Hammamet.

Calze «Non sono stata capace di salvarlo... Ma papà era un cardiopatico grave e il primo ospedale si trova a quaranta chilometri. Se soffriva? Sì, certo: da cinque anni. Soltanto due giorni fa era andato a comprarsi un paio di calze decenti...» (Stefania Craxi)

Coronarie Secondo un cardiologo Craxi «aveva praticamente una sola coronaria funzionante mentre le altre erano indurite e necessitavano di un intervento urgente».

Presidente Patrizia Caselli, amante di Craxi dal 1991: «Il 19, Bettino mi chiamò alle 11. Poi entrai in un posto dove il cellulare non prendeva e ne uscii alle 15 per tornare a casa. Trovai altre due chiamate intorno alle 13. Appena riaccesi il cellulare mi chiamò Pietro Vigorelli [...] Feci il numero del cellulare di Bettino. Squillò a vuoto. Riprovai. Qualcuno lo aveva staccato. Chiamai Nicola, l’autista, che in quel momento era a Roma. Mi disse urlando: “Il presidente non c’è più, il presidente non c’è più”. Non disse mai è morto. Crollai. Poco dopo mi chiamò un’amica per chiedermi se sapevo rintracciare Anna a Parigi. Ero sconvolta: da giorni temevo di sapere la notizia solo dal telegiornale».

Ammazzato «Lo hanno ammazzato, ce l’hanno ammazzato. Hanno ucciso un uomo che ha lavorato quarant’ anni per l’Italia. [...] E’ stato infangato, calpestato, trattato come un ladro, mandato in esilio. E adesso vogliono i funerali di Stato... No. Devo parlarne con la mamma, ma io dico di no: le esequie si faranno qui, ad Hammamet. Perché non hanno avuto il coraggio di ristabilire la verità prima, davanti al Paese? Adesso non c’è più tempo. Mio padre non è morto, è stato ammazzato. Ammazzato da chi lo ha accusato di rubare, da chi ha armato il braccio dei giudici, da chi non si è mai fatto vivo negli ultimi anni» (Stefania Craxi).

Voli In occasione dei funerali di Craxi ad Hammamet sia l’Alitalia che la Tunis Air raddoppiarono i voli. Inoltre furono organizzati tre voli charter da Roma, Milano e Reggio Calabria. Silvio Berlusconi raggiunse Tunisi con un aereo privato sul quale ospitò anche Francesco Cossiga.

Cossiga Cossiga, che il 29 dicembre 1999 andò a trovare Craxi ad Hammamet. Quando era sulla porta, pronto ad uscire, Craxi lo richiamò indietro e, nel chiuso di una stanza, lo abbracciò con le lacrime agli occhi: «Tu sai che è l’ultima volta che ci vediamo, vero? Volevo salutarti da solo».

Funerali I funerali, il 21 gennaio nella cattedrale di Place de l’Independence a Tunisi: 600 posti a sedere, oltre mille persone in piedi.

Feretro All’ingresso del feretro, portato a spalle da sei uomini, dieci minuti di applausi ininterrotti e un fitto lancio di garofani.

Bara La bara in legno chiaro (arrivata dall’Italia perché nei paesi musulmani si usa seppellire i morti in un semplice lenzuolo) era troppo piccola per il corpo di Craxi: dovettero togliere il rivestimento di zinco per poterla chiudere.

Tomba La tomba di Craxi, nel cimitero di Hammamet, semplice, in mezzo a quelle dedicate a nobili francesi dell’altro secolo, a un ramo della famiglia Florio di Palermo e ad Antonia Raffaele nata a Lampedusa nel 1861.

Sepoltura Berlusconi, che al momento della sepoltura non trattenne le lacrime e si mise a piangere a dirotto.

Coloro «Tutto vorrei, tranne che essere riabilitato da coloro che mi hanno ucciso» (frase di Bettino Craxi che la figlia Stefania ha incorniciato dietro la propria scrivania).

Lucrezia Dell’Arti