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Appunti su Meredith Kercher (aggiornato al 2011)


Meredith Kercher, Mez per gli amici, 21 anni, figlia del giornalista freelance John e di Arline (i genitori sono separati, la madre è afflitta da un’insufficienza renale che la obbliga a sottoporsi alla dialisi), allieva dell’Old Palace School of John Whitgift, iscritta al terzo anno del corso di laurea in Studi europei dell’Università di Leeds, nell’agosto 2007 va a vivere a Perugia per uno scambio nell’ambito del programma Erasmus (European action scheme for the mobility of university students). Abita in una casetta appartata in via Pergola 7 (soggiorno-cucina, corridoio, un bagno, quattro camere) che divide con due ragazze italiane, Laura e Filomena, e con l’americana Amanda Knox. Viso da bambina, occhi e labbra grandi, origini indiane raccontate dalla carnagione un poco ambrata, carina, le piace ballare. Da qualche settimana è fidanzata con Giacomo Silenzi, ventunenne di Porto San Giorgio (Ascoli Piceno) iscritto al secondo anno della facoltà di Comunicazione internazionale dell’Università per stranieri di Perugia, bassista, amante del rock alternativo e della musica punk che abita al piano di sotto. Giacomo: «Tra me e Meredith è nata subito una forte simpatia. Quando siamo andati in discoteca ci siamo baciati e abbiamo deciso di dormire insieme nella mia camera da letto. Quella stessa notte abbiamo avuto tre rapporti sessuali». [tutti i giornali dal 3 al 10 novembre 2007; Fiorenza Sarzanini, Amanda e gli altri - vite perdute intorno al delitto di Perugia, Bompiani 2008]

A metà ottobre Meredith scrive a un amico in Inghilterra: «Caro mio, io qui me la spasso». La notte di Halloween si maschera da vampiro e fa festa fino a tardi. Il giorno successivo esce con le amiche, mangia una pizza con mozzarella e verdure e dopo aver guardato un film in dvd torna casa prima delle 21, perché vuole andare a letto presto. Tra le 21 e le 4 di notte viene sgozzata in camera sua e muore dopo una lunga agonia (la lama che l’ha uccisa non ha reciso la carotide). La trovano la mattina seguente, per caso, gli agenti della polizia postale impegnati in tutt’altra indagine, il corpo nudo ricoperto da un piumone insaguinato dal quale spunta un piede. Fuori dalla casa ci sono la coinquilina Amanda Knox e il di lei fidanzato Raffaele Sollecito: agli agenti riferiscono di essere arrivati da poco e di non essere entrati perché hanno notato qualcosa di strano nell’abitazione. [tutti i giornali dal 3 al 10 novembre 2007]

Dall’autopsia risulta che prima di morire Meredith è stata violentata, forse da più persone, i lividi sulla testa mostrano che mentre qualcuno abusava di lei, qualcun altro le teneva la testa. Nel retto vengono trovate tracce di sperma, il fidanzato Giacomo dice agli inquirenti che a quanto gli risulta lei non praticava rapporti di quel tipo. [tutti i giornali dal 3 al 10 novembre 2007]

La ricognizione degli esperti sulla scena del crimine appura che la casa dove è stata uccisa la studentessa inglese è stata accuratamente pulita. Non solo. C’è stato l’evidente tentativo di simulare un furto mandando in frantumi una finestra con un sasso scagliato però dall’interno dell’alloggio [Meo Ponte, la Repubblica 25/11/2007]

Il 6 novembre vengono arrestati per violenza sessuale, omicidio e furto (sono spariti 250 euro che Meredith aveva prelevato la sera in cui è stata uccisa) Amanda Knox, Raffaele Sollecito, e il congolese Patrick Diya Lumumba, musicista e gestore di un bar molto frequentato dagli studenti di Perugia. L’ipotesi è che abbiano cercato di coinvolgere Meredith in un rapporto sessuale di gruppo e che, al rifiuto della ragazza, la situazione sia degenerata in omicidio. Tutti e tre si dichiarano innocenti. A tirare in ballo Lumumba è stata Amanda, che ha detto alla polizia «di essere presente nella casa quando Patrick uccise Meredith»: «Era invaghito di lei e voleva avere un approccio». Lumumba rimane in carcere 14 giorni per poi essere prosciolto da ogni accusa il 20 novembre: la sera del delitto, come aveva sempre sostenuto, era al lavoro nel suo locale. Elsa Vinci, la Repubblica 7/11/2007; repubblica.it 27/10/2008)

Amanda Marie Knox, oggi 24 anni, di Seattle, occhi celesti, lineamenti perfetti («viso d’angelo», dicono tutti). Figlia di una maestra elementare, studentessa modello, a settembre arriva a Perugia per seguire un corso di italiano. Appena entrata nella casa in via della Pergola, posa il beauty case nel bagno e tira fuori preservativi e vibratore. Meredith, parlandone poi con un’amica: «Ti pare che uno arriva e la prima cosa che mostra è un vibratore?». Già barista al ”World Cup Espresso and Wine” di Seattle, ha fatto la cameriera/pierre al ”Les Chique” gestito da Lumumba (che di recente l’ha licenziata perché invece di lavorare ballava e flirtava coi clienti). L’11 dicembre 2006 ha pubblicato sul blog un racconto, Baby Brother: protagonisti due fratelli, racconta tra l’altro dello strupro di una ragazza («Una cosa che devi sapere sulle belle pupe - dice Kyle, facendo l’occhiolino al fratello - è che non sanno quello che vogliono davvero. Glielo devi far vedere tu» ecc.). Una Lina che studiava con Meredith la descrive fredda e jealous (gelosa) dell’amica, «più simpatica, più viva, più popolare». Una studentessa dei corsi post-universitari: «Nel giro dell’Erasmus sapevamo tutti che Meredith litigava spesso con Amanda». Secondo gli investigatori, le impronte bluastre sul volto di Meredith sarebbero compatibili con le sue dita affusolate. E poi, durante l’interrogatorio in questura, ha detto un mucchio di bugie. [tutti i giornali dal 3 al 10 novembre 2007; Fiorenza Sarzanini, Amanda e gli altri - vite perdute intorno al delitto di Perugia, Bompiani 2008]

Raffaele Sollecito, oggi 27 anni, di Giovinazzo (una ventina di chilometri da Bari), «biondo con fisico atletico» (come si autodefinisce in chat), all’epoca del delitto laureando in ingegneria informatica (si è laureato nel carcere di Perugia il 16 febbraio 2008). Figlio di Raffaele, urologo (o «tagliacazzi», come l’ha definito nel suo blog), orfano di madre, appassionato di coltelli dall’età di tredici anni (non esce mai senza, li abbina agli abiti e li usa «per incidere gli alberi») si descrive come «dolce ma a volte pazzo», si fa le canne «tutte le volte che è un giorno di festa e tutte le volte che ne ho bisogno. Sono una persona ansiosa». Nell’ottobre 2007 conosce Amanda a un concerto: «Abbiamo convissuto dal primo giorno a casa mia». Contro di lui, oltre alle bugie («ho dichiarato il falso perché ero sotto pressione»), 1) «una chiara compatibilità tra un’impronta di scarpa rinvenuta sotto il piumone che copriva il corpo di Meredith e un paio di scarpe da ginnastica di marca Nike, misura 42 e mezzo, sequestrate a Sollecito» (il gip). Sua difesa: «Io non sono entrato in quella stanza. Quello che l’ha ammazzato avrà avuto le mie stesse scarpe, sono scarpe abbastanza comuni» 2) tra i tanti coltelli della sua collezione ce n’è uno a serramanico con lama lunga 8 centimetri e mezzo e larga 2 «compatibile, ad avviso del consulente tecnico del pm, con la possibile arma del delitto» (il gip). [tutti i giornali dal 3 al 10 novembre 2007]

Il 15 novembre 2007 tracce del dna di Meredith Kercher (sulla lama) e di Amanda Knox (sul manico) vengono isolate dalla polizia scientifica su un coltello da cucina sequestrato dagli inquirenti a casa di Raffaele Sollecito [repubblica.it 15/11/2007].

Qualche giorno dopo, nella casa del delitto, sul cuscino e nel wc, la polizia trova tracce di un’altra persona, identificata come Rudy Guede, allora 21 anni, origine ivoriana, cresciuto a Perugia e noto per le sue panzane, precedentemente fermato per possesso di droghe leggere. Dopo una serrata caccia all’uomo, il 20 novembre viene fermato in Germania perché viaggia in treno senza biglietto. Arrestato ed estradato in Italia racconta, dopo varie contraddizioni, che fatto sesso consenziente con Meredith ma d’un tratto, colto da mal di pancia per aver mangiato un kebab molto speziato, ha interrotto il coito e s’è chiuso in bagno ascoltando musica con l’I-pod. Uscito dalla toilette a braghe calate perché ha sentito delle grida, ha trovato la ragazza agonizzante che gli sussurrava le iniziali dell’assassino, A.F., e un uomo che fuggendo gli ha detto: «Negro trovato, negro condannato». L’unica cosa che corrisponde con le prove scientifiche è la sua pausa in bagno, dove peraltro ha lasciato tracce ben visibili (le sue feci sono nel water). Dopo il delitto e prima della fuga in Germania, Rudy ha passato la serata in discoteca. Meo Ponte, la Repubblica 25/11/2007

Nel dicembre 2007 i i giudici del tribunale del Riesame di Perugia, respingendo la richiesta di scarcerazione di Amanda e Raffaele, valorizzano i risultati degli esami compiuti dalla polizia Scientifica. «La presenza del Dna della vittima sul coltello rinvenuto a casa di Sollecito – scrivono – costituisce un formidabile riscontro dell’ipotesi accusatoria. Quel coltello va associato all’unico momento nel quale potrebbe essere stato usato a contatto con Meredith, cioè il drammatico momento dell’omicidio». [Fiorenza Sarzanini, Corriere della sera 6/12/2007]

Amanda, avvertita in cella che potrebbe avere l’Aids, fa la lista degli ultimi amanti: «1. Kyle, anche lui vergine; 2. James, si controlla regolarmente e di solito usa il preservativo; 3. Ross, avventura di una notte. venuto fuori; 4. Dj, preservativi. La mamma è un’infermiera, lui lo saprebbe; 5. Elis, avventura di una notte. venuto fuori; 6. Danielle, avventura di una notte. Preservativi; 7. Raffaele, preservativi. Solo una volta senza». [Fiorenza Sarzanini, Amanda e gli altri - vite perdute intorno al delitto di Perugia, Bompiani 2008]

Prima di conoscere Amanda, Sollecito era vergine. [Fiorenza Sarzanini, Amanda e gli altri - vite perdute intorno al delitto di Perugia, Bompiani 2008]

Elis su Amanda: «Adorava fare sesso violento. Mi mordeva. Le piaceva farmi venire con la bocca». [Fiorenza Sarzanini, Amanda e gli altri - vite perdute intorno al delitto di Perugia, Bompiani 2008]

Nel gennaio 2008 la Scientifica rivela che su un gancetto del reggiseno di Meredith c’è il Dna di Sollecito. Quel gancetto era stato recuperato un mese dopo il delitto, dalla squadra Ert (Esperti rilevamento tracce) della Scientifica, nel secondo sopralluogo nella casa di via della Pergola. [la Repubblica 10/1/2008]

Il 28 ottobre 2008 Rudy Guede, che ha chiesto di essere processato con rito abbreviato, viene condannato dal gup di Perugia, Paolo Micheli, a 30 anni di galera. Rinviati a giudizio Amanda Knox e Raffaele Sollecito [tutti i giornali del 29/11/2008].

Il 16 gennaio 2009 inizia davanti alla Corte d’assise di Perugia, presieduta da Giancarlo Massei, il processo a Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Perugia viene invasa da giornalisti e dalle fly delle emittenti televisive italiane e straniere: 77 testate giornalistiche provenienti da Italia, Inghilterra, America e Germania chiedono di assistere al processo, per un totale di 140 richieste di accrediti. La Corte dispone che il procedimento si svolga a porte aperte ma vieta fotografie e riprese video. Raffaele Sollecito in aula (il 6 febbraio 2009): «Mi ritengo vittima di un errore giudiziario. Mi sembra tutto irreale anche perché sono del tutto estraneo a questa vicenda. Non sono una persona violenta. Chi mi conosce sa che non farei male neanche a una mosca». Amanda in aula (il 12 giugno 2009), a proposito delle dichiarazioni del novembre 2007 in cui accusava Lumumba collocandosi sulla scena del delitto: «Tutto ciò che ho detto l’ho detto perché messa sotto pressione. Le dichiarazioni sono state prese contro la mia volontà. Ho detto ciò che ha suggerito il pm. Loro (la polizia ndr) mi suggerivano la via. Continuavano a dirmi che avevo subito un trauma e che non ricordavo». [tutti i giornali del 4/12/2009]

Giuliano Mignini, pm al processo contro Amanda Knox e Raffaele Sollecito, dipinge Amanda come una ragazza disordinata e sporca - «non tirava nemmeno lo sciacquone dell’acqua», punta il dito contro la sua facilità di attirare i ragazzi e poi passa alla ricostruzione dell’omicidio, che, in parte, diverge da quella fatta tredici mesi fa, quando Amanda e Raffaele furono rinviati a giudizio e Rudy condannato. In quel caso Mignini indicò la vittima inginocchiata a terra mentre era colpita, ora, invece, la vittima è accoltellata mentre era in piedi e in mano a Raffaele Sollecito spunta anche un secondo coltello, che mai era comparso prima, con cui Meredith viene ferita. Cosa c’è dietro questa morte, cosa avrebbe spinto Amanda ad armarsi? «Ha covato odio per Meredith» e la sera del primo novembre del 2007 per la giovane americana «era venuto il momento di vendicarsi di quella smorfiosa». Quella sera, in via della Pergola a Perugia, dove Mez era venuta a studiare, c’è stato un «gioco sessuale» a cui Mez si è opposta e si è trasformato in un «calvario». Sarebbe stata la Knox a sbattere su una parete la testa della vittima, a cercare di strozzare e colpirla al collo con un coltello mentre un altro veniva impugnato da Sollecito. «E’ stato quest’ultimo - ha detto - a strapparle il reggiseno, mentre Guede ha abusato sessualmente della studentessa inglese durante l’aggressione «per compiacere la giovane americana». Una ricostruzione che gli avvocati delle due difese hanno definito «suggestiva ma priva di elementi di prova». Italo Carmignani e Vanna Ugolini, Il Messaggero, 21/11/2009

Il 4 dicembre 2009 Amanda Knox e Raffaele Sollecito, giudicati colpevoli dalla corte d’Assise di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher, vengono condannnati, rispettivamente, a 26 e 25 anni di carcere. Il 24 novembre 2009 inizia il processo d’appello [repubblica.it 24/11/2010]

Nel settembre 2010 Steve Moore, ex agente speciale dell’Fbi che ha studiato tutti gli elementi del processo svoltosi a Perugia sull’omicidio di Meredith Kercher, dice che l’«esame della scena del delitto porta a dire che lei e Sollecito non c’entrano». Ecco perché: «Sul luogo del delitto c’era tanto sangue, ovunque, come se fosse stato gettato apposta sul pavimento» dunque «se Amanda, Sollecito e Guede fossero stati ugualmente colpevoli vi sarebbero state le loro impronte, il loro Dna, i loro peli o capelli, insomma avremmo avuto un vero e proprio zoo di prove» invece «saliva, capelli e impronte trovate appartenevano ad una sola persona, Guede». Per Moore «non c’è alcuna possibilità che Amanda e Sollecito fossero presenti e siano riusciti a non lasciare prove fisiche» dunque «non potevano esser considerati sospetti [...] La prova decisiva contro Amanda sta nel fatto che il suo Dna è stato trovato sul coltello del delitto ma le ferite inferte a Meredith sono troppo piccole per essere attribuite a quella lama» [Maurizio Molinari, La Stampa 4/9/2010]

Nel marzo 2011 Carla Vecchiotti e Stefano Conti della Sapienza di Roma, i periti incaricati dal presidente della Corte d’appello Claudio Pratillo Hellmann di verificare le modalità di intervento della polizia scientifica e di individuare eventuali contaminazioni, analizzano il reggiseno del gancetto di Meredith e il coltello trovato in casa di Sollecito. Risultato: sul coltello i due periti ricavano pochi picogrammi di materiale genetico, quantità ritenuta insufficiente per l’individuazione di profili genetici utilizzabili ai fini di un’indagine. E il gancetto del reggiseno è risultato talmente arrugginito da rendere impossibile l’analisi. «In realtà la storia dei due ormai noti reperti è stata scandita da una serie di errori grossolani. Il gancetto tagliato dal reggiseno di Meredith, filmato dalla polizia la mattina della scoperta del delitto accanto al corpo della giovane inglese, fu repertato soltanto quarantasei giorni dopo essere stato recuperato in un altro punto della casa. E del coltello scoperto a casa di Sollecito i periti nominati dal gip Claudia Matteini poterono solo dire che era “non incompatibile” con l’arma del delitto. Specificando che tali erano tutti i coltelli monolama esistenti al mondo. Ciò nonostante il presidente della Corte d’Assise si accontentò delle conclusioni dei consulenti di accusa e difesa senza volere una perizia definitiva sui due reperti. Ad ordinare tale esame è stato invece il presidente della Corte d’appello Pratillo Hellmann e ora le conclusioni paiono confermare i suoi dubbi e complicare ulteriormente un processo che ha già visto smentire da ben sei testi e che ora vede anche scricchiolare le prove scientifiche esibite dai pm. Mentre la verità sull’uccisione di Meredith Kercher appare ancora lontana». [Meo Ponte, la Repubblica 24/3/2011]

Il 24 settembre la Procura chiede l’ergastolo per Amanda e Raffaele. Il pm Manuela Comodi: «Stupirsi per la richiesta d’ergastolo per un omicidio così efferato, quando poi negli Usa c’è la pena di morte, è un fuor d’opera [...] Raffaele è senza movente? E Omar allora che ha aiutato la fidanzatina a sterminare la famiglia? perché lo ha fatto? E perché una mamma fracassa la testa al figlioletto? [...] L’omicidio di Meredith è stato sicuramente compiuto per futili motivi o addirittura in assenza di motivi, ma è stato compiuto, e il fatto che i due imputati fossero giovani non è certo una scusante, anche Meredith lo era». La Comodi parla poi di «imbarazzante performance dei periti che non hanno tradito la vostra fiducia», sostenendo la loro «assoluta inadeguatezza e scompostezza» e la scarsa esperienza sul campo: «Affidereste il matrimonio di vostra figlia a un cuoco che conosce tutte le ricette ma non ha mai cucinato?» [Repubblica.it 24/9/2011]

Il 27 settembre 2011 si conclude in aula l’arringa di Giulia Bongiorno, avvocato di Sollecito, che chiede l’assoluzione di Raffaele sottolineando che l’intero dibattimento «si fonda sulla prova del dna della quale è però stato indicato l’errore [...] Nulla ricollega Raffaele Sollecito a questo delitto. I pochi indizi erano su Amanda Knox e sono stati traslati su di lui. C’è chi con una fidanzata acquisisce una famiglia, lui ha acquisito un delitto. Ma nulla c’ è anche su Amanda [...] La Knox è stata trasformata in una “Venere in pelliccia”, in una femme fatale della letteratura decadente, ossessionata dal sesso, mentre invece è una donna fedele [...] Raffaele è stato una sorta di ingombro, il gregario sbiadito», come quel personaggio di Proust «che non aveva mai alcun desiderio se non quelli di sua moglie». Nella giornata di oggi (lunedì 3 ottobre) è attesa la sentenza [Corriere.it 27/9/2011]