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Ecco chi sono Meredith, Amanda e Raffaele (Articolo del 12/11/2007)

Il Foglio, lunedì 11 novembre 2007
Meredith Kercher, Mez per gli amici, ventidue anni il prossimo 28 dicembre [1], era figlia del giornalista freelance John e di Arline. I genitori sono separati, la madre, afflitta da un’insufficienza renale che la obbliga a sottoporsi alla dialisi, vive a Coulsdon, nel Surrey, con le sorelle Lyle, 28 anni, e Stephanie, 24 [2]. Allieva dell’Old Palace School of John Whitgift [3], una scuola indipendente piuttosto prestigiosa (quindicimila euro di retta l’anno), una passione per la lingua e la letteratura italiana [4], Mez era iscritta al terzo anno (il penultimo) del corso di laurea in Studi europei dell’Università di Leeds [5]. Da agosto viveva a Perugia per uno scambio nell’ambito del programma Erasmus (European action scheme for the mobility of university students) [6]. Abitava in una casetta appartata, a metà fra la villa e la casa colonica, in via Pergola 7, sul prolungamento di viale Sant’Antonio, un luogo pericoloso perché poco illuminato e frequentato da tossicodipendenti. [7] Divideva l’appartamento (un soggiorno-cucina, un corridoio, un bagno, quattro camere) [8] con due ragazze italiane, Laura M. e Filomena R. [9] e l’americana Amanda Knox. Iniziata alla lingua italiana con un corso all’Università per stranieri, frequentava l’università Statale, facoltà di Lettere [10]. Viso da bambina, occhi e labbra grandi, origini indiane raccontate dalla carnagione un poco ambrata, carina, le piaceva ballare, uscire [8]. Da tre settimane stava con Giacomo Silenzi, ventunenne di Porto San Giorgio (Ascoli Piceno) iscritto al secondo anno della facoltà di Comunicazione internazionale dell’Università per stranieri di Perugia [7], bassista, amante del rock alternativo e della musica punk che abitava al piano di sotto [11]. Oltre all’amore, ha ammesso, si faceva con lei qualche canna («in genere prendevamo la droga sulle scale di fronte la chiesa di Piazza 9 Novembre») [12]. All’amica Jade Bidwell, Mez aveva confidato che Giacomo non le sembrava un tipo fedele: «Penso che non lo considerasse proprio come un ”fidanzato” ma come una persona che frequentava senza progetti sentimentali». [7] All’amica Natalie Hayward, aveva detto che era attratta da un coinquilino di Giacomo che le pareva più bello. A metà ottobre aveva scritto ad un amico in Inghilterra: «Caro mio, io qui me la spasso». [13] Tra le 21 e le 23 del primo novembre [14] è stata sgozzata in camera sua ed è morta dopo una lunga agonia (il coltello che l’ha uccisa non aveva reciso la carotide). [15] L’hanno trovata la mattina seguente, per caso, gli agenti della polizia postale impegnati in tutt’altra indagine, il corpo nudo ricoperto da un piumone insaguinato dal quale spuntava un piede. [16] Prima di morire era stata violentata, forse da più persone, i lividi sulla testa mostrano che mentre qualcuno abusava di lei, qualcun altro le teneva la testa. [17] Nel retto sono state trovate tracce di sperma, [18] Giacomo ha detto agli inquirenti che a quanto gli risulta lei non praticava rapporti di quel tipo. [14] Il 6 novembre sono stati arrestati la coinquilina Amanda Knox, il di lei ragazzo Raffaele Sollecito, il congolese Patrick Diya Lumumba. Tutti si dichiarano innocenti. [19]

Amanda Marie Knox, 20 anni, di Seattle, occhi celesti, lineamenti disegnati («viso d’angelo», dicono tutti). [20] Figlia di una maestra elementare, studentessa modello, da settembre è a Perugia per seguire un corso di italiano [21]. Dal suo blog (post del 15 ottobre): «Non ho lezione tutti i giorni, ma il martedì e il giovedì sono giornate piene. Lunedì, mercoledì e venerdì posso, invece, suonare la chitarra e uscire con gli amici studiare ed è così che passo il mio tempo libero». [22] Già barista al ”World Cup Espresso and Wine” di Seattle [21], lavorava come cameriera/pierre (distributrice di volantini) al ”Les Chique”, pub alla moda del centro storico gestito da Lumumba [23]. Nel suo breve passato il peggio è rappresentato da una multa di 269 dollari per disturbo della quiete pubblica [21]. L’11 dicembre 2006 aveva pubblicato sul blog un racconto, Baby Brother: protagonisti due fratelli, raccontava tra l’altro dello strupro di una ragazza («Una cosa che devi sapere sulle belle pupe - dice Kyle, facendo l’occhiolino al fratello - è che non sanno quello che vogliono davvero. Glielo devi far vedere tu» ecc.). [24] Su MySpace aveva raccontato di quella volta che uno zio tentò di sedurla [25], su internet si trovano video in cui compare ubriaca («in qualunque altro contesto potrebbero essere visti come banali bravate da college, ma i resoconti li propongono come prove della sua depravazione» ha scritto il Sunday Times). [26] Silenzi dice che con Meredith «erano amiche, parlavano moltissimo». [27] Una Lina che studiava con Meredith la descrive fredda e jealous (gelosa) dell’amica, «più simpatica, più viva, più popolare». [23] Una studentessa dei corsi post-universitari: «Nel giro dell’Erasmus sapevamo tutti che Meredith litigava spesso con Amanda». [28] Di certo Amanda era solita portare uomini a casa: l’argentino Juve, il romano Daniele, da tre settimane il pugliese Raffaele. [12] Secondo gli investigatori, le impronte bluastre sul volto di Meredith sarebbero compatibili con le sue dita affusolate. [21] Contro di lei ci sono solo le bugie che ha detto dal giorno in cui è stato scoperto il delitto. Carlo Bonini: «Per quattro giorni, non ha mai smesso di mentire». [29]

Raffaele Sollecito, 24 anni, di Giovinazzo (una ventina di chilometri da Bari), «biondo con fisico atletico» (come si autodefinisce in chat) [30],
laureando in ingegneria informatica (la discussione della tesi era prevista per giovedì prossimo) [23]. Figlio di Raffaele, urologo (o «tagliacazzi», come l’ha definito nel suo blog) [31], due lutti recenti, prima la morte della madre poi quella della nonna, che tutti ricordano come donna particolarmente autoritaria. [23] Appassionato di coltelli dall’età di tredici anni, non esce mai senza, li abbina agli abiti e li usa «per incidere gli alberi». [32] Si descrive come «dolce ma a volte pazzo» [23], si fa le canne «tutte le volte che è un giorno di festa e tutte le volte che ne ho bisogno. Sono una persona ansiosa». [33] Durante i primi d’anni d’università ha vissuto all’Onaosi, il collegio universitario perugino gestito dall’organizzazione degli orfani dei medici dove, si vanta, hanno studiato anche un comico di Zelig e il mostro di Foligno («quello che stimo di più»). [20] Tre settimane fa ha conosciuto Amanda a un concerto di musica classica: «Abbiamo convissuto dal primo giorno a casa mia». [34] Prima di Amanda, «solo un’altra ragazza». [33] Contro di lui, oltre alle bugie («ho dichiarato il falso perché ero sotto pressione») [34], 1) «una chiara compatibilità tra un’impronta di scarpa rinvenuta sotto il piumone che copriva il corpo di Meredith e un paio di scarpe da ginnastica di marca Nike, misura 42 e mezzo, sequestrate a Sollecito» (il gip). [35] Sua difesa: «Io non sono entrato in quella stanza. Quello che l’ha ammazzato avrà avuto le mie stesse scarpe, sono scarpe abbastanza comuni» [34]; 2) tra i tanti coltelli della sua collezione ce n’è uno a serramanico con lama lunga 8 centimetri e mezzo e larga 2 «compatibile, ad avviso del consulente tecnico del pm, con la possibile arma del delitto» (il gip). [35]

Patrick Lumumba Diya 38 anni, congolese di Kindu, arrivò a Perugia nel 1988 come studente di scienze politiche. Interrotti gli studi prima delle laurea, è diventato animatore, una specie di pierre, gestore di pub (adesso Les chique, nel centro storico di Perugia). Molti credono sia nipote di Patrice Lumumba, il leggendario leader anticolonialista padre dell’indipendenza del Congo (ha messo in in giro lui la voce?), dalla madrepatria è arrivata una smentita. [23] Musicista (suona le percussioni in un gruppo che fa «reggae contemporaneo misto etnico»), aspirante attore (ha frequentato un seminario di Fernando Solanas). [23] Ha un figlio di 20 mesi avuto dalla compagna, la studentessa polacca Alessandra Beata, dieci anni più giovane. [32] Tutti lo descrivono come gentile, sempre sorridente («tranquillo», «pacioccone», «flemmatico», «morbido»). Qualche canna ogni tanto, capita che esageri col vino bianco. [23] Dicono avesse una cotta per Meredith. Amanda: «Era invaghito di lei e voleva avere un approccio». [36] Lui nega: «Non ho mai detto ad Amanda che mi piaceva Meredith, e non mi piaceva». [34] Non ha un alibi: dice che al momento del delitto era al pub, ma non risultano scontrini prima delle 22.29: «Quando ci sono pochi clienti nel locale li facciamo pagare quando vanno via». [35] C’è un sms della sera del delitto in cui Amanda gli scrive «see you later» (ci vediamo dopo), per gli accusatori la prova che si erano messi d’accordo per vedersi, magari a casa dove avrebbero combinato l’incontro con Meredith finito in tragedia. Ma nello slang ”see you later” si può anche tradurre con un più generico ”ci vediamo” (Lumumba sostiene che aveva semplicemente comunicato ad Amanda che, causa i pochi clienti, quella sera non c’era bisogno che andasse a lavorare). [17] Replica dell’accusa: pur conservando la propria scheda telefonica, si è disfatto il 2 novembre dell’apparecchio cellulare che ha comunicato la notte del delitto con quello di Amanda. Perché? Carlo Bonini: «Il gip fa Lumumba astutissimo. In grado ciò di sapere che all’identificazione di un apparecchio concorrono non solo la ”sim”, ma anche il codice Imei dell’apparato cellulare». Lumumba: «Ho due telefoni. Uno l’ho acquistato 15 giorni fa. Sono innocente e Dio solo lo sa». [35] Potrebbe esserci un quarto uomo. Agli atti dell’inchiesta è allegata la testimonianza di due ragazzi che nel primo pomeriggio del 2 novembre hanno visto nella lavanderia a gettoni di via Fabretti un magrebino che «metteva degli indumenti nella lavatrice, comprese le scarpe marca Nike di colore blu». [12]
Massimo Parrini