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Cronologia dei conclavi moderni più tormentati (1059-1903)

Sette, venerdì 8 marzo 2013
1059 Papa Niccolò II stabilisce che il corpo elettorale chiamato a scegliere il Pontefice sia composto solo da cardinali in quanto rappresentanti della “Chiesa di Roma”.

1179 Con la Costituzione apostolica Licet de evitanda discordia Alessandro III fissa a 2/3 la maggioranza dei voti necessari a eleggere il Papa.

1198 L’assemblea che elegge Innocenzo III si svolge al Septizonium, un antichissimo edificio di Roma (fatto costruire, pare, da Settimio Severo nel 203 d.C.) che si ergeva «nel luogo in cui la via Appia conduce al Palatino», dice la tradizione. Dopo essere stato inglobato in un fabbricato medioevale il Septizonium scompare del tutto nel 1588, quando ne viene demolita la facciata.

1268-1271 Trentatré mesi, la più lunga sede vacante della storia. Si celebra la riunione elettorale di Viterbo ma i cardinali non riescono ad accordarsi su alcun nome. Il popolo, inferocito per l’attesa, arriva a scoperchiare il tetto del Palazzo nel quale sono rinchiusi, ma senza risultato: dopo la riparazione del tetto trascorre ancora un anno prima dell’elezione, che vede la scelta di un arcidiacono che non era porporato e neanche sacerdote: Tedaldo Visconti, poi Gregorio X.

1276 Si svolge ad Arezzo il primo vero conclave ed entrano in vigore le nuove disposizioni per velocizzarne i lavori. Nel caso le cose fossero andate troppo per le lunghe ai cardinali sarebbe stata ridotta progressivamente la razione di cibo col passare dei giorni e i loro guadagni sarebbero stati confiscati dal capo del Collegio che li avrebbe poi consegnati al neo-eletto Papa. Ma non ce n’è bisogno perché il conclave aretino si conclude in tempi record: un solo giorno.

1378 Dopo la morte di Gregorio XI, il Papa che aveva riportato la Curia pontificia a Roma dall’esilio avignonese, l’atmosfera è a dir poco tesa. Il popolo non vuole più pontefici francesi e urla «Romano lo volemo, o almanco italiano!». I cardinali entrano in conclave con la corazza sotto i paramenti. Bande armate riescono a entrare nel palazzo ma vengono respinte dalle milizie.

1513 Il Conclave si svolge per la prima volta nella Cappella Sistina, dal 4 al 9 marzo. Saranno 24 i Papi scelti sotto la volta michelangiolesca. È stato Giovanni Paolo II, nel 1996, a fissare in quel luogo la sede permanente dell’assemblea cardinalizia, perché, disse, «alimenta la coscienza della presenza di Dio».

1621 Gregorio XV era stato eletto “per ispirazione”, una modalità in vigore già da parecchi secoli. Avviene così: prima i porporati si esprimono con voto quasi unanime poi parte un applauso coinvolgente che certifica il consenso di tutti. Si sente, tuttavia, la necessità di modificare le regole. Il Papa introduce il voto segreto e scritto. In futuro a tutti i cardinali sarà data una scheda e, in caso di elezione per acclamazione, questa dovrà poi essere confermata per iscritto, all’unanimità.

1799-1814 Ben due papi, Pio VI e poi Pio VII vengono imprigionati e trasferiti in Francia dalle truppe transalpine. Il primo muore all’estero mentre il secondo riesce a tornare a Roma dopo la destituzione di Napoleone. Emerge la necessità di fare una legislazione di emergenza per evitare che, in futuro, altri pontefici cadano in mani nemiche. Viene così stabilito che se un Papa è fatto prigioniero scatti automaticamente la “sede vacante” e luogo e tempo del conclave siano decisi indipendentemente dalla sua morte.

1878 Uno dei conclavi più difficili della storia, convocato per la morte di Pio IX. Sette anni prima lo Stato pontificio è stato invaso e annesso al Regno d’Italia e gli animi sono ancora molto inquieti. Visto il forte sentimento antirisorgimentale che si respira nei sacri palazzi qualcuno teme addirittura che in conclave possano infiltrarsi italiani travestiti da cardinali. Stando a fantasiose ricostruzioni dell’epoca viene ipotizzato che i porporati possano raggiungere il Vaticano in mongolfiera, in maniera da aggirare il blocco imposto delle truppe occupanti.

1903 Si consuma l’ultimo caso di veto da parte di una potenza straniera. Il diritto, appannaggio di tutti i sovrani cattolici d’Europa, prevedeva la possibilità di esprimere dissenso (vincolante) sulla scelta del cardinale papabile. Nell’occasione si cerca di far fuori il povero cardinale Rampolla del Tindaro, accusato dall’Imperatore Francesco Giuseppe di essere filo-francese. Il papa eletto, Pio X, dispone la nullità di qualsiasi futuro veto.
Marco Merola