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I cinquettii di @pontifex, cioè Benedetto XVI

Il Foglio dei fogli, lunedì 10 dicembre 2012
• Alle 12 del 12/12/2012 il Papa lancerà il suo primo cinguettìo. Marco Ansaldo: «A quasi 86 anni, Benedetto XVI, un Pontefice tedesco cresciuto fra la musica classica e i sacri testi di teologia, che non usa il computer ma scrive i suoi discorsi a mano, anzi spesso con la matita firmandoli in calce “B XVI”, sbarcherà su Twitter con un proprio account. “@pontifex. Il nome è buono. Significa ‘Papa’, ma anche ‘costruttore di ponti’. E il Pontefice vuole arrivare a raggiungere tutti’”». [1] Inizialmente i tweet saranno pubblicati in occasione dell’udienza generale del mercoledì, in seguito potrebbero avere una frequenza maggiore. [2]

• Benedetto XVI era sembrato preconizzare la sua attenzione al “microblogging” del social network più diffuso nel mondo quando, in un recente messaggio per la Giornata mondiale della comunicazione sociale, aveva scritto: «Nella essenzialità di brevi messaggi, spesso non più lunghi di un versetto biblico, si possono esprimere pensieri profondi». Esempio: il Dalai Lama, guida spirituale del Tibet, ha più di cinque milioni di follower, a cui vanno ad aggiungersi quasi altrettanti contatti Facebook. [3]

• Quelle del Pontefice, ha spiegato monsignor Celli, saranno “pillole di saggezza”. Ansaldo: «E con efficacia lo storico Giovanni Maria Vian, attuale direttore dell’Osservatore Romano, ricorda almeno un paio di frasi pronunciate da Paolo VI il 4 ottobre 1965 davanti all’assemblea delle Nazioni Unite: “Non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei popoli e dell’intera umanità!”. E “le armi, quelle terribili, specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni”. Frasi che sembrano fatte apposta per Twitter». [1]

• Nelle canoniche 140 battute, il Papa “cinguetterà” brani di catechesi, Angelus domenicali, parti dei suoi libri. Ansaldo: «Non c’è da stupirsi che la Santa Sede utilizzi modalità modernissime per comunicare. Se esiste un settore in cui la Chiesa - forse incredibilmente per i più - si trova all’avanguardia e perfettamente al passo coni tempi, è proprio la stampa, la comunicazione, la tecnologia informatica». Fa impressione rammentare la lettera immaginaria scritta dal patriarca di Venezia, Albino Luciani, a Walter Scott nel marzo 1973 sul Messaggero di Sant’Antonio: «Il giornale ci arriverà in casa proiettato su una specie di teleschermo e, autocopiato, staccato, si potrà leggere seduta stante». [1]

• La notizia dell’account del Papa ha subito scatenato una ridda di commenti sul web. Ansaldo: «Molti benvenuti, alcune ironie, qualche insulto.“Fa proprio ridere #ilpapasutwitter”, scriveva qualcuno. “Quindi da oggi il Papa non scomunica più. Ti defollowa direttamente”, ironizzava un altro. Chi invece scherzava sottolineando la regola dei 140 caratteri: “Siete mai stati a una messa?”. Altri ponevano questioni serie: “E poi il parroco viene a dire: Non dovete dare troppa importanza a Facebook, Twitter e Social Networks e adesso #ilPapaSuTwitter?”». [1]

• L’obiettivo principale è quello dell’evangelizzazione. L’americano Greg Burke, nuovo consigliere della Comunicazione vaticana: «Il Santo Padre non andrà certo in giro con Blackberry e iPad. Ma nessuno potrà mettergli in bocca alcun tipo di espressione per poi dire che questi sono i tweet del Papa». Ansaldo: «Il Pontefice avrà dei followers, ma non sarà un following, cioè non seguirà nessuno su Twitter». [1] Burke: «Ci sarebbero candidati eccellenti, per esempio gli eminentissimi cardinali, ma poi ci si chiederebbe perché non gli arcivescovi e così via». [2]

• Avere un account a zero following vuol dire non aver capito il senso dei social network. Riccardo Luna: «Qui la comunicazione ha superato la modalità classica “da uno a molti” per passare al “da molti a molti”: seguire qualcuno in rete non vuol dire perdere autorevolezza, vuol dire indicare persone di valore. Al contrario dire che il Papa non seguirà nessuno vuol dire trattare Twitter come se fosse una radio. Il Papa parla, gli altri ascoltano. È un peccato, non in senso biblico ovviamente, perché seguendo gli altri non solo spesso si arriva prima sulle notizie, ma si capisce l’aria che tira fuori da San Pietro». [4]

• Rispetto alla radio, è prevista una buca delle lettere pubblica. Gli italiani ne hanno immediatamente approfittato: «Se ti mando un po’ di casse d’acqua, mi rimandi indietro i boccioni di vino?»; «È vero che chi fa la spia non è figlio di Maria?»; «Che me prendi ’na stecca de sigarette, che ’ndo stai tu costano meno?»; «Sopra la papamobile come stai messo co’ la sinusite?». Massimo Gramellini «Siamo italiani. Comici per timidezza. E leoni da tastiera quando nessuno ci vede. Dal vivo, metà di questi le bacerebbe l’anello e l’altra metà, baciandolo, glielo sfilerebbe dal dito». [5]

• «La stupidità degli italiani», s’è indignato un lettore della Stampa: «Dopo le foto nei bagni, hanno eletto a nuova moda il pubblicare sul profilo del Pontefice domande dall’elevato grado di demenza e, nel peggiore dei casi, offese dirette. La questione qui non è essere credenti o non esserlo, avere fede o meno, ma il rispetto, inteso come principio assoluto. Non siete d’accordo con questa scelta? Per voi è un atto insensato? Bene, della vostra opinione siete padroni. Ma per favore, almeno abbiate rispetto del Papa come persona». [6]

• Più delle battute, sono le domande serie che potrebbero mettere in difficoltà il Papa. Luna: «Qui veniamo ai possibili problemi di gestione: chiunque infatti è stato invitato a postare domande al Papa segnandole con il cancelletto #askpontifex. In realtà non serve una autorizzazione per fare domande via Twitter, ma se le chiami in questo modo rischi di venirne travolto. Subito si è avuto un assaggio del tipo di curiosità da esaudire: da tutto il mondo sono piovute staffilate sul divieto per i preservativi mentre si muore di aids, sui preti pedofili e altre cose simili». [4]

• Se il Papa rispondesse davvero a tali questioni sarebbe un immenso passo avanti, ma può davvero farlo? Luna: «Non credo, ma anche se lo facesse innescherebbe una bufera di repliche senza censura e senza nessuna possibilità di gestione della conversazione globale. Il fatto è che la vita reale e la vita digitale non sono due cose separate, ma sono una legata all’altra. Non puoi pensare di comunicare da un pulpito inaccessibile nella vita reale e invece non avere nessun filtro in rete, perché a quel punto la distanza che hai creato con il resto del mondo nella vita reale si trasforma in una pressione rabbiosa una volta che stai sul web. Prevedo alcuni aggiustamenti in corsa». [4]

• Per la Chiesa, l’arrivo del Papa su Twitter ha un altro aspetto a suo modo storico. Gian Guido Vecchi: «La lingua principale, per la prima volta, non è l’italiano del vescovo di Roma ma l’inglese. In inglese è il profilo base, @Pontifex, seguito da un suffisso per le altre sette lingue: @Pontifex_it l’italiano, @Pontifex_es lo spagnolo e così via in portoghese, tedesco, polacco, francese e pure arabo. Scelta inevitabile, in Rete, “i Vangeli sono in greco ellenistico perché era la lingua di scambio nel Mediterraneo, e oggi la koinè è l’inglese”, riflette Giovanni Maria Vian». [7] Carlo Marroni: «Per ora non c’è il cinese, ufficialmente per problemi legati a un diverso sistema tecnico del network». [2]

Note: [1] Marco Ansaldo, la Repubblica 4/12; [2] Ca. Mar., Il Sole 24 Ore 4/12; [3] La Stampa 4/12; [4] Riccardo Luna, la Repubblica 4/12; [5] Massimo Gramellini, La Stampa 5/12; [6] La Stampa 6/12; [7] G. G. V., Corriere della Sera 4/12.