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Biografia di Luciana Savignano

• Milano 30 novembre 1943. Ballerina.
• «Volto enigmatico, dolcezza che scaturisce da lineamenti netti, scolpiti; corpo sottile, atletico. Sprigiona da sempre un’aura esoterica. Valeria Crippa, che ha dedicato alla grande danzatrice un bel libro con un’intervista-confessione e un centinaio di fotografie, scomoda André Breton il quale ne L’Arte magica parla di opere che esercitano su chi le osserva una suggestione superiore a quanto possa captare il pensiero tradizionale. La Savignano è, appunto, una danzatrice magica, che molti coreografi hanno utilizzato come totem, come idolo sacro. Come Carla Fracci e Liliana Cosi, è stata uno splendido prodotto della Scala. Ma certo ha sofferto della presenza di quei due fulgidi astri del balletto classico-romantico. Così ha preso un’altra strada, lontana dalle eroine ottocentesche e dai tutù a tulle: la strada dei grandi coreografi contemporanei, Pistoni, Béjart, Petit, Ailey, che le hanno fatto scoprire le geometrie sinuose del suo corpo, una sensualità pura e stilizzata. Ecco lo scandalo della seduttrice-killer nel Mandarino Meraviglioso (1968), le astrazioni di Ce que l’amour me dit, la passionalità di La voix humaine, la divinità orgiastica del Bolero. Avrebbe potuto a quel punto spiccare il volo verso altri lidi, Luciana. Tra il 1973 e il 1978 il Ballet du XX siècle di Maurice Béjart la portò sugli allori in giro per il mondo. Ma lei decise di rimanere radicata alla sua Milano, alla Scala (“il mio involucro, il mio rifugio”), alla madre rimasta vedova. Preferì, a un’ambiziosa e scintillante carriera internazionale, il familiare calore umano» (Alessandro Cannavò).
• «È stata la prima étoile a rivoluzionare in Italia l’immagine della ballerina classica. “Ho sofferto per la singolarità del mio corpo – confessa –. Quando ero allieva alla Scuola di Ballo della Scala mi scartarono dalla danza dei moretti all’Arena di Verona perché ero troppo alta, nel corpo di ballo della Scala mi affidarono il ruolo del cavaliere in un’opera con la regia di Margherita Wallmann. Ma non ho mai rinnegato l’anomalia del mio corpo, si è rivelata la mia arma vincente”. Negli anni in cui imperava l’icona neoromantica della silfide eterea incarnata da Carla Fracci e Liliana Cosi, la Savignano si imponeva in ruoli modernissimi, dominati da un eros raffinato, dal Boléro di Maurice Béjart al Mandarino meraviglioso di Mario Pistoni, all’Angelo Azzurro di Roland Petit. “Ho fatto scandalo – ammette –, all’epoca non esistevano ruoli sexy o ambigui nel balletto classico. Ancora oggi, non esito a portarli in scena”» (Valeria Crippa) [Cds 29/4/2012].
• «Noi ballerini ci giochiamo la carriera in pochissimi anni, tra i 18 e i 21. Ma il talento non si impara, o ce l’hai o non ce l’hai» (a Crippa, cit.).
• «Sono abbastanza disordinata nell’alimentazione e sono golosa. Il mio metabolismo però mi ha consentito di restare tra i 49 e i 50 chili indipendentemente dal cibo. Il mio non è un merito, sono così di costituzione. L’unico momento nell’arco del mio percorso in cui ho lottato con la bilancia è stato a 20 anni. Ho preso 2 o 3 chili, ma a quell’età è normale perché il fisico si sta formando. Però poi ho trovato subito il mio equilibrio» (a Ruggiero Corcella) [Cds 24/5/2009].
• Per anni ha avuto come partner fisso di danza Marco Pierin.
• Maestra di danza per il programma tv di Rai2 Italian Academy 2 (2009).
• Nel 2010 Milano Danza Expo le ha dedicato una mostra realizzata da Angelo Radaelli. Provincia di Milano e Comune di Milano hanno fatto lo stesso l’anno dopo.