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Biografia di Enza Sampò

• Torino 14 febbraio 1939. Conduttrice tv.
«È la faccia femminile della Rai che ha resistito più a lungo: più di Nicoletta Orsomando, più della Carrà, più della Goggi. Campanile sera la rese popolarissima ancora ragazzina. Cordialmente, a metà degli Anni Sessanta, la incoronò intervistatrice di buone maniere e buona grazia, con quel pizzico di ironia indispensabile per non esser melensi. Ma la Sampò ha anche condotto il Festival di Sanremo in coppia con Paolo Ferrari, ha letto i giornali al mattino con Mario Pastore, ha turbato i benpensanti con l’avveniristico Io confesso voluto da Guglielmi. Imperturbabile, elegante, cortese. Un miracolo paragonabile solo a Elsa Martinelli: ossa messe bene, sguardo vivace, classe. La sua voce, con un lieve strascico sommesso, fece inventare ad Achille Campanile la locuzione “Parlar sampese”, oggi passata di moda visto che non esiste più il bell’italiano, l’accento puro, l’annunciatore» (La Stampa).
• «Nel mio palazzo a Torino abitava il regista Corgnati, quello che poi sposò Milva. Io facevo qualcosa come l’indossatrice, lui doveva organizzare un programmino sui giovani intitolato Anni verdi. Era il 1957. Essere in video tutti i giorni ti fa sentire una star. E questo mi provoca insieme un sentimento di delizia e di rabbia. Per dieci anni ho lavorato dietro le quinte e mi è assolutamente chiaro che il successo di un programma dipende solo in parte da chi lo conduce. Ma esser riconosciuta per strada, ricevere lettere, avere chi chiede il tuo parere regala scariche di adrenalina».
• «Incontro un giovane giornalista siciliano, bello, galante, capelli neri, occhi scuri: Emilio Fede. Teneva una rubrica di motori sulla Gazzetta del Popolo e arrivava sgommando su una spider. Fu il mio primo fidanzato. Durò fino a quando mi accorsi di non essere sola. Salgo sulla spider e lui mi dice: tieni Enza, hai dimenticato i tuoi occhiali da sole. Non erano i miei. Sono scesa sbattendo la porta e non l’ho mai più voluto vedere. Fede non capì. Gliel’ho spiegato solo poco tempo fa (...) Cambiai città, da Torino a Milano. In corso Sempione mi presentai all’usciere: cosa potrei fare? Lui mi introdusse alla signora Marta, la segretaria della direzione varietà. Lei mi disse che non ero adatta e mi smistò ai programmi culturali: il mio si chiamava Lei e gli altri. Alle prove veniva a vedermi un ragazzo con gli occhiali spessi, non bello ma molto simpatico. Umberto Eco. Nacque un rapporto tenero, sognante. Sembravamo i fidanzatini di Peynet» (da un’intervista di Aldo Cazzullo).
• Per dieci anni con Eco Umberto (dal ’51 al ’61): «Umberto mi parlava di politica e di letteratura. Un giorno incontrammo un corteo socialista e mi tenne una lezione sulla lotta di classe. Lui mi faceva leggere La noia e Lolita, mia madre si infuriò e cercò di convincermi a lasciarlo. Allora lui le scrisse una lettera, per spiegarle che era importante che io leggessi tutti i libri, anche quelli» [17/5/1997 Cds].
• A 23 anni sposò Ottavio Jemma, dal quale ha avuto tre figli: «Uno insegna Meccanica all’Università, uno è avvocato, il terzo campione di deltaplano».
• «La tv è diventata barbara perché rispecchia i tempi che viviamo. Non voglio sembrare una vecchia signora ma basterebbe usare un po’ di educazione. In tv è sparito il pudore dei sentimenti». [Silvia Fumarola 14/2/2009 Rep].