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Biografia di Marco Revelli

• Cuneo 3 dicembre 1947. Storico. Sociologo. Insegna Scienza della politica all’Università del Piemonte Oientale. Tra le pubblicazioni: Oltre il Novecento (2001) e La politica perduta (2003), entrambi per Einaudi. Da ultimo, Post-Sinistra e "La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi" Vero! (entrambi Laterza 2014). Scrive sul Manifesto.
• Un tempo l’intellettuale più stimato da Bertinotti (vicino alla Sinistra critica di Franco Turigliatto), è figlio dello scrittore Nuto Revelli (1919-2004), esponente di spicco della Resistenza: «Antifascismo, azionismo, casa editrice Einaudi, Lotta continua nella versione appunto piemontese, con una dichiarata antipatia per il gruppo pisano egemone, che al giovane Revelli sembrano “un po’ troppo ganzi”. La sconfitta – condivisa con Bertinotti – del 1980, rievocata nel primo capitolo di Lavorare in Fiat. E poi l’elezione in consiglio comunale con il Prc e la critica ai riformisti, condotta in una serie di pamphlet, da Le due destre a La sinistra sociale» (Aldo Cazzullo).
• «Il fallimento (del Sessantotto, ndr), la responsabilità, li sento sulla pelle. Non siamo stati un gran modello, l’Italia che abbiamo prodotto è un’Italia che fa schifo, un’Italia di potere che non invoglia un giovane a mobilitarsi» (ad Alessandra Longo).
• All’indomani delle Politiche del 2008 disse che «per risorgere, per ritrovare un ruolo la sinistra radicale e in particolare Rifondazione comunista dovrebbero ispirarsi alla Lega. Alla sua capacità di relazionarsi con i territori» (a Paolo Conti).
• Nel 2010 ha tracciato un suo personale bilancio dell’Italia nel libro Poveri noi (Einaudi) «È la narrazione di un “Paese fragile, che non ammette di esserlo”. Fragile moralmente, politicamente, umanamente. Un’Italia in grave crisi ai suoi vertici e alla sua base sociale dove trovano sempre più nutrimento “le frustrazioni e i veleni, i risentimenti e i rancori, le rese morali e i fallimenti materiali”. Dove, scrive sempre Revelli, l’indurimento del carattere, l’intolleranza per le debolezze dei deboli e il simmetrico eccesso di tolleranza per i vizi dei potenti, il diffondersi dell’invidia come sentimento collettivo, il fastidio per gli eterni “inferiori” e l’emulazione dei nuovi “signori” sono diventati i segni diffusi del vivere» (Corrado Stajano) [Cds 22/12/2010].
• Del 2013 è Finale di partito (Einaudi), riflessione sulle trasformazioni in corso delle forme della politica. «La terza rivoluzione industriale starebbe sostituendo alla democrazia dei partiti una democrazia del pubblico, in cui si torna a votare soprattutto una persona. Ma senza più un rapporto diretto, come ai tempi dell’elettorato ristretto, bensì filtrato dall’elaborazione mediatica, anche perché la frammentazione della società rende impossibile ogni tipo di programma coerente. Tutto ciò può portare al populismo, ma anche a una democrazia della rete che permetta di superare la legge ferrea dell’oligarchia. La conclusione descrive un partito a sovranità ormai limitata da un triangolo a geometria variabile di cui sono vertici il potere mediatico, quello economico-finanziario e i movimenti» (Il Foglio) [Fog 9/3/2013].
• Nel 2014 è stato fra i promotori della lista L’Altra Europa con Tsipras.
• Ha presieduto la Commissione d’indagine sull’esclusione sociale e dirige il Centro interdisciplinare per il Volontariato e l’Impresa Sociale.
• «In fondo le ragioni della "famigerata" contrapposizione tra Destra e Sinistra sono ancora tutte lì, sul tappeto "globale", per certi versi potenziate e ingigantite dall’unificazione dello spazio planetario. Quello che manca, drammaticamente, sembrano essere, invece, le soluzioni e i soggetti politici disposti a farsene carico» [dal Prologo di Post-Sinistra, Laterza 2014, p.4].