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Biografia di Gae Aulenti

• (Gaetana) Palazzolo dello Stella (Udine) 4 dicembre 1927- Milano, 31 ottobre 2012. Architetto. «Piacere a tutti non va bene».
Vita Gaetana è il «nome che fu imposto da una nonna terribile, ma in casa sono sempre stata Gae». Tipica famiglia borghese del Sud, «un po’ calabrese e un po’ pugliese, fatta di professionisti, intellettuali, piccoli proprietari». Dopo Palazzolo dello Stella vissero a Biella. Collegio a Torino e Firenze, «appena ho potuto ho scelto Milano e il Politecnico». Vittorio Gregotti, suo coetaneo, la fece arrivare come redattore alla rivista Casabella di Ernesto Nathan Rogers, tempio dell’italian style. S’è laureata tardi, a 32 anni. L’anno dopo, 1960, diventa assistente presso la cattedra di Composizione architettonica di Giuseppe Samonà e inizia una carriera eclettica e versatile. Cosmopolita. Con il suo tratto inconfondibile segna restauri di musei, allestimenti di mostre e di scenografie teatrali. Trasforma la Gare d’Orsay di Parigi nel museo degli Impressionisti e progetta il Musée d’art moderne al Centre Pompidou, ristruttura le Scuderie del Quirinale a Roma e Palazzo Grassi a Venezia, ridisegna Piazza Cadorna a Milano, crea il museo di arte catalana a Barcellona e il museo di arte contemporanea a Istanbul.
• Suoi oggetti cult: la lampada Pipistrello e il dondolo Sgarsul. Tra le opere più recenti, il museo di arte asiatica di San Francisco (Rampini: «spettacolari le soluzioni antisismiche: la struttura portante poggia su enormi rocchetti di rame e gomma tanto che il palazzo può resistere a un terremoto di grado 8,3 oscillando su se stesso di un metro e mezzo senza danni, risultato fondamentale se si pensa alle ceramiche e porcellane esposte»).
• Designer di grido della Fiat e dell’Olivetti, diventa scenografa di Luca Ronconi al laboratorio di Prato, costumista per il Wozzeck di Alban Berg alla Scala, musa di Karlheinz Stockhausen (scene e costumi per la prima del Donnerstag aus licht) e alla fine viene promossa “interior decorator” di casa Agnelli. Ha sistemato la casa di Leopoldo Pirelli a Portofino ma anche quella in città di Bettino Craxi, allora leader in ascesa: un lavoro che oggi disconosce e non figura nel suo curriculum ufficiale [Enrico Arosio]. «Severa, e rigorosa, maschile nei tratti, i capelli tagliati come quelli dell’Auriga di Delfi. La “ magicienne des formes”, come la chiamano in Francia, miscelatrice di simmetrie e asimmetrie. La “pendolare del bello”, secondo un’altra etichetta, l’architetto della ragione, è una donna insieme aspra e cordiale, di semplicità francescana se non claustrale. Se le chiedi qual è il suo odore preferito, quello più inebriante, non ha esitazioni: l’odore del cemento. Il suo punto d’arrivo è la semplicità (“uno dei traguardi più difficili”). Dal particolare al generale, dal cucchiaio alla città era il motto del suo maestro Ernesto Nathan Rogers» (Laura Laurenzi).
• Al Musée d’Orsay lavorò dall’80 all’87. La ristrutturazione le ha reso importanti riconoscimenti tra cui la Legion d’Onore. Ma ha suscitato anche furiose polemiche tra gli addetti ai lavori. «Il concorso era stato vinto dagli architetti Bardon, Colboc e Philippon, ai quali in un secondo momento fu imposto di collaborare con l’architetto milanese, che a Parigi godeva già di solida fama e di importanti amicizie. Con indiscutibile dinamismo, Gae Aulenti s’impadronì di fatto del lavoro, imprimendo il suo marchio su ogni dettaglio. Ridisegnò tutto lo spazio sotto la grande volta di vetro, inventò l’arredamento, i mobili, le vetrine, i piedistalli, le panchine, le sedie e le casse dell’ingresso, al punto che ci fu chi l’accusò di essersi soprattutto preoccupata di valorizzare il suo lavoro più che le opere esposte. Perfino il presidente della Repubblica François Mitterrand, che a quanto si dice caldeggiò apertamente la sua partecipazione, se ne rese conto: “Mi sembra che la decorazione abbia preso il sopravvento sul contenuto”, commentò visitando il museo qualche tempo prima dell’inaugurazione. Ancora oggi, quando si parla del Musée d’Orsay, si evoca solo il nome della Aulenti e non quello dei tre colleghi» (Fabio Gambaro). Ambrogino d’oro nel 1989.
• Alla fine degli anni 90, riprogettando a Milano la stazione Cadorna e l’antistante piazza, decide di installarvi una scultura dello svedese Claes Oldenburg e della moglie, l’olandese Coosje van Bruggen: un ago e filo in acciaio e vetroresina multicolore, alti diciotto metri, un «omaggio all’industriosità dei milanesi». Polemiche a non finire. Letizia Moratti, eletta sindaco, propone di spostare la scultura in un parco di periferia. Da un sondaggio del settimanale Vivimilano risulta che il 52% dei milanesi è d’accordo. D’accordo anche Vittorio Sgarbi.
• Polemiche a Tokyo per il rosso-lacca dell’Istituto italiano di cultura: Tsuneo Watanabe, presidente del gruppo editoriale Yomiuri, ricevendo il ministro degli Esteri D’Alema nel febbraio 2007, lo definì «grottesco», sostenendo che rischiava «di rovinare le relazioni tra Italia e Giappone». La Aulenti rispose: «Rosso è, e rosso rimane».
• Morta a Milano il 31 ottobre 2012. Malata da tempo, aveva fatto l’ultima uscita pubblica il 16 ottobre 2012, quando aveva ritirato il premio alla carriera conferitole dalla Triennale. Ha lavorato fino all’ultimo. Fra le sue ultime opere, il restauro di Palazzo Branciforte, a Palermo, dell’aeroporto San Francesco di Perugia e dell’Istituto italiano di cultura a Tokyo. Ha anche progettato la nuova aerostazione dello scalo San Francesco di Assisi, inaugurata il 10 novembre 2012.
• A Milano lavorava e viveva in un «carinissimo anzi charmosissimo» hotel particulier dietro al bar Giamaica. Una figlia. Dopo il matrimonio con un architetto, lunga relazione con Carlo Ripa di Meana.
• Ha raccontato la sua vita ad Antonello Aglioti, che ne ha fatto un video andato in onda su Raidue.
Frasi «Non esiste la lampadina che si accende, il lampo di genio, l’idea improvvisa, l’intuizione. Si tratta piuttosto di qualcosa che matura giorno dopo giorno».
• «Resisto alle interviste, non ho voglia di andare da nessuna parte, odio i dibattiti di tuttologia. Ognuno deve saper fare il suo mestiere».
• «Mi considero un’intellettuale, non si può fare architettura senza conoscere la musica, la filosofia, l’arte, la letteratura».
• «Un quadro è chiuso in un museo: sta a me scegliere se voglio andarlo a vedere. Un’architettura invece la devo frequentare, usare, visitare, percorrere: per questo motivo la critica può essere molto più forte e molto più pertinente».
Critica «È stata una buona designer. Ma del Musée d’Orsay ho sempre pensato che se c’erano gli elefanti era perfetto per l’ Aida» (Massimiliano Fuksas).
• «Una basilica di Costantino al cui interno si scopre la Valle dei Re reinterpretata da Tintin» (Peter Schneider).
• Palazzo Grassi, sul Canal Grande: «L’incarico, assolto con perizia, sfruttando la luce zenitale e usando i colori pastello e il marmorino in voga in quegli anni, ha riscosso il successo del pubblico, ma tra gli specialisti suscita analisi anche severe» (Enrico Arosio).
• «Ha avuto un vantaggio dall’essere donna in un ambito professionale maschilista. È emersa come donna-alibi, tra gli architetti della sua generazione, e ha usato la sua chance oculatamente» (Vittorio Magnago Lampugnani).
• «La sua cultura è solida, è curiosa d’arte, teatro, letteratura. Forse il suo linguaggio appare oggi un po’ schematico e asciutto: ha preso il razionalismo come punto d’arrivo anziché come punto di partenza» (François Burkhardt).
Politica Dopo Mani pulite (vedi DI PIETRO Antonio) si è schierata più volte con i candidati sindaci di Milano (sconfitti) della sinistra (Nando Dalla Chiesa ecc.). Fu a suo tempo (con Umberto Eco, Enzo Biagi, Guido Rossi, Umberto Veronesi) tra i garanti di Libertà e Giustizia.
Vizi Sigaretta sempre accesa. (a cura di Lauretta Colonnelli).