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Biografia di Arnaldo Pomodoro

• Morciano di Romagna (Cesena e Forlì) 23 giugno 1926. Scultore. «Non ho bisogno della palestra per tenermi in forma. Il mio lavoro coinvolge tutta la persona, allena la mente e il fisico».
• «Uno degli artisti italiani più famosi nel mondo: le sue monumentali sculture in bronzo sono nelle piazze delle nostre città, ma anche a Copenaghen, Mosca, Tokyo, New York, Los Angeles... Eppure sembra di vederlo quel ragazzino con i capelli rossi che rendevano difficile chiamarsi Pomodoro, una madre sarta, energica e antifascista, che si affannava a mandare avanti la famiglia, e un padre che amava troppo l’alcol e i cavalli (“papà? un vitellone felliniano, morto di cirrosi epatica quando io avevo 20 anni”). Quel ragazzino, che avrebbe voluto iscriversi all’Accademia ma studiò da geometra perché in famiglia c’era bisogno di lavorare, aveva un unico sogno: evadere dalla provincia angusta. “E per me, cresciuto sui narratori d’Oltreoceano tradotti da Pavese e Vittorini, il sogno era quello americano”. Dopo un primo impiego nel Genio Civile, giunse all’arte attraverso la scenografia. “La folgorazione avvenne negli anni Sessanta, davanti alle sculture di Brancusi. Guardavo la purezza di quelle forme, il volto di un bambino che nasce da accenni di bocca e di naso scolpiti in un uovo perfetto... A un tratto, ho immaginato dei tarli corrodere quella perfezione. E ho pensato a Fontana, al suo lacerare la tela come supremo gesto di protesta. Da allora ho lavorato sulle forme geometriche solide, la sfera, il cubo, il cilindro, la piramide, strappando la loro superficie impeccabile. Ho tratto mille idee dalle invenzioni leonardesche e tengo sempre sul tavolino le riproduzioni dei suoi codici”. Nei primi anni lavorava molto spesso con il fratello Gio’ (1930-2002), un grande della scultura monumentale, poi i due presero strade incomunicabili» (Antonella Barina).
• «Non ama il marmo (al contrario di Gio’), anche se entrambi hanno cominciato alla stessa maniera: creando gioielli, utilizzando gli ossi di seppia (titolo di un libro di versi di Montale) che venivano incisi, scavati e utilizzati come stampi. In comune, invece, c’era, nei due fratelli, il senso del teatro, della scenografia, che di certo avrebbe entusiasmato Marinetti e Boccioni. Per il resto, Arnaldo è una gazza ladra (non quella di Rossini): ama le cose che luccicano, il brillìo delle superfici levigate che restituiscono immagini deformate, sbilenche, ingigantite, assottigliate» (Sebastiano Grasso).
• «Sono sicuro che è stato Pomodoro, con le sue sfere lucenti che si aprono in un gioco di sorprese, il primo ispiratore di tanti film di fantascienza: dai paesaggi di Guerre Stellari all’astronave di Independence Day» (Pepe Karmel sul New York Times).
• Amico di Farah Diba, ex imperatrice di Persia (al fianco dello scià Reza Pahlavi), che « talora lo invitava a corte perché la consigliasse», in quanto «da imperatrice si occupò a fondo dei problemi delle donne nel suo Paese e dei musei da creare, acquistando lei stessa numerose e splendide opere d’arte moderna» (La Stampa).