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Biografia di Tullio Pinelli

• Torino 24 giugno 1908 – Roma 7 marzo 2009. Sceneggiatore. Tra i suoi film: Lo sceicco bianco (1952), I vitelloni (1953, nomination all’Oscar), La strada (1954, nomination), Il bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957), La dolce vita (1960, Nastro d’argento, nomination), (1963, Nastro, nomination), Giulietta degli spiriti (1965), tutti di Federico Fellini; Amici miei (Nastro 1975), Il marchese del Grillo (Nastro 1982), Speriamo che sia femmina (David di Donatello e Nastro 1986), tutti di Mario Monicelli.
• «È presente nei credit di un’incredibile quantità di film italiani dell’età dell’oro, dal dopoguerra ai primi anni ’60. Un elenco sterminato (le biografie ne contano 73, titolo più titolo meno)» [S24 7/3/2009].

• «Federico Fellini e Tullio Pinelli, il suo sceneggiatore prediletto, uno dei massimi del cinema italiano, sostavano davanti a un’edicola, a Roma, nell’immediato dopoguerra, quando si sorpresero a leggere i due lati opposti dello stesso giornale in esposizione. Cominciò così, in un modo un po’ surreale e comico, il lungo sodalizio fra l’allora giovane Federico, un romagnolo che aveva mosso i primi passi tra il giornalismo umoristico e le collaborazioni alla radio e a qualche sceneggiatura, e il già maturo Tullio, torinese, compagno di scuola di Cesare Pavese, che dagli anni Quaranta aveva abbandonato la professione di avvocato scegliendo di scrivere per il teatro e per il cinema. Mai incontro fortuito fu tanto felice. Perché dal genio di Fellini e dal “pennino d’oro” di Pinelli, come Pietro Germi lo aveva definito, sarebbe nata una serie di film che hanno fatto la storia del cinema» (Massimo Novelli).
• «Tra me e Federico c’è stata una grande amicizia. Ci si intendeva, specie nei primi tempi, che sono durati vent’anni. L’ho conosciuto nelle cose migliori e in quelle meno belle. Insieme abbiamo fatto film riusciti, mezzi film, film scritti per altri, film rimasti nel cassetto. Per anni la nostra è stata una frequentazione giornaliera: di solito si andava alla “Casina delle Rose”, a Villa Borghese – la mattina era deserta – a parlare di spunti, storie, posti da vedere e di donne, soprattutto (…) Sul piano personale ho un ricordo doloroso. Quando La strada fu premiato a Venezia, Federico ringraziò tutti, ma proprio tutti, ma di me non disse una parola» (a Michele Anselmi) [Grn 24/6/2008].
• «L’esplorazione era una cosa che in quel tempo si faceva, era quasi nell’immediato dopoguerra e l’Italia era stata quasi completamente distrutta; c’era tutto da rifare: le ferrovie, i ponti, le industrie e quindi dappertutto si creavano delle situazioni nuove per risolvere i problemi del momento. Cosi abbiamo poi fatto un bel film, Senza pietà (di Alberto Lattuada, 1948), dove abbiamo raccontato la storia di questa ragazza che parte con il soldato di colore, come succedeva sovente per queste ragazze che piovevano addosso ai soldati americani da tutti gli angoli d’Italia, e ce n’erano di quelle che partivano poi con loro. Quindi è tutto riferito a quel periodo, a quel momento specialissimo, un partire per andare a scoprire cos’era successo, cosa stava succedendo. Era una cosa che ci divertiva e ci interessava, partire all’avventura, proprio ci piaceva. Ed era una necessita per mettersi al corrente di quello che stava capitando. Nel complesso, anche se queste erano cose legate proprio a quel momento e a quel lavoro, sono certamente contento di aver visto, osservato e imparato» (da un’intervista di Federico Pacchioni). 

• Nel 2008 Marsilio ha pubblicato il lungo epistolario tra Fellini e Pinelli, Ciò che abbiamo inventato è tutto autentico (a cura di Augusto Sainati). Sempre nel 2008 sono usciti: il racconto L’uomo a cavallo (Edizioni Sabinae), la raccolta di novelle Innamorarsi (Edzione Cotroluce).
• Pronipote di Ferdinando Pinelli, generale e storico piemontese del XIX secolo.