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Biografia di Luca Pignatelli

• Milano 22 giugno 1962. Pittore. «Sulle tele di Luca Pignatelli la storia è un’Iliade permanente, una successione di guerre, di scontri tra eroi del mito, di aerei in procinto di sganciare bombe, di case distrutte» (la Repubblica).
• «Non è uno di quei pittori che arriva, pianta un chiodo, appende il quadro alla parete e stop. Lavora su spazi specifici, è uno strepitoso “metteur en scène”» (Marco Di Capua).
• «Tra i ritrattisti emergenti più richiesti: Luca Pignatelli, milanese, 36 anni, realizza ritratti “reinterpretando i volti sulla base di oniriche lezioni classiche”» (Paolo Manazza).
• A metà degli anni Ottanta fonda insieme a Giovanni Frangi, Marco Petrus e Velasco l’Officina milanese. «Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli - con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi - coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dèi dell’ Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – “dalla corrosiva bellezza”, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo» (Sebastiano Grasso).
• Vive e lavora a Milano.