Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 0000  00 calendario

Biografia di Patrizia Gucci

• (Patrizia Reggiani) Vignola (Modena) 2 dicembre 1948. Vedova di Maurizio Gucci, per il cui omicidio fu arrestata insieme a quattro complici il 31 gennaio 1997 e condannata a 26 anni. Nel carcere di San Vittore per 16 anni: liberata il 16 settembre 2013. Tra sconti per buona condotta le mancavano tre anni alla fine della pena, che però le è stata sospesa per andare a lavorare come consulente in una società di bigiotteria e accessori di moda, la “Bozart”.
• Cresciuta nel lusso e nel benessere. Già nel 2011 poté scegliere tra il carcere e il lavoro in semilibertà: preferì il carcere, dichiarando di non aver mai lavorato e di non aver intenzione di cominciare. «Le mie compagne di cella mi trattano bene, mi aiutano a fare il letto e mi fanno da mangiare».
• La mattina del 27 marzo 1995, appena entrato nell’ingresso del palazzo al numero 20 di via Palestro dove aveva il suo ufficio, Gucci fu freddato da quattro colpi di pistola: il primo lo raggiunse alla spalla sinistra, il secondo al braccio destro, il terzo al gluteo destro, il quarto, sparato dal killer quando Maurizio era già a terra, lo colpì alla tempia sinistra, trapassandogli il cranio. Uscendo l’assassino sparò anche al portiere. Alle 11 di mattina dello stesso giorno le eredi di Maurizio Gucci presentarono una richiesta di sequestro. L’ufficiale giudiziario mise i sigilli alla casa dove Maurizio viveva con la compagna Paola e il figlio di lei. «Tre processi e tre sentenze hanno detto che Patrizia Reggiani, come si chiamava da ragazza e come è tornata a chiamarsi da vedova, è colpevole. Fu lei, dicono le sentenze, a sprofondare insieme alla sua cartomante di fiducia in quel vortice di odio, di desideri di rivalsa, di interessi materiali culminato nell’arruolamento di un killer venuto dal sud. Donna piccola e dallo sguardo sfuggente non si è mai dichiarata colpevole. I postumi di una operazione al cervello le sono valsi le attenuanti che le hanno evitato l’ergastolo» (Luca Fazzo).
• Stessa sorte toccò «alla maga e confidente, Pina Auriemma, l’arruolatrice dei sicari, i tre balordi che hanno messo in pratica il piano: Benedetto Ceraulo, pregiudicato ed esecutore materiale dell’omicidio, l’autista Orazio Cicala, e l’organizzatore Ivano Savioni. Tutti condannati in via definitiva» (Emilio Randacio) [Rep 17/9/2013].
• Secondo la perizia psichiatrica è «a disagio in situazioni nelle quali non è al centro dell’attenzione, è egocentrica e si serve degli altri per raggiungere i propri scopi, è costantemente assorbita da fantasie di successo illimitato, di potere, di fascino, di bellezza, di amore ideale; ha la sensazione che tutto le sia dovuto»: «Questo è il terreno mentale sul quale, secondo i medici, si sarebbero abbattute le cinque insopportabili “ferite narcisistiche”. La prima quando Maurizio Gucci l’abbandona nell’85; la seconda quando l’ex marito sceglie la nuova compagna, Paola Franchi; la terza quando Patrizia si ammala e lui non la va a trovare, anzi “festeggia a champagne con l’amica”; la quarta quando le case di St. Moritz vengono riarredate (“le case” spiega Patrizia ai periti in carcere “facevano parte di me. Chi le toccava era un uomo morto”). La quinta ferita, infine, quando Maurizio Gucci decide di vendere l’azienda di famiglia senza consultarla. “È allora” scrivono i periti “che le sensazioni di Patrizia escono dalla logica comune”. E nasce l’idea di punire chi l’ha ferita: la donna comincia a chiedere a tutti di trovarle un killer; si affida a una strana amica, la sensitiva Auriemma» (Maurizio Tortorella).
• Figlia di Silvana Barbieri, lavapiatti in un bar, e adottata dal padre Fernando Reggiani, titolare di un’importante ditta di trasporti. Conobbe Maurizio Gucci a una festa il 23 novembre 1970, il quale la frequentò di nascosto dal padre Rodolfo Gucci (convinto dell’interesse economico di Patrizia). Si sposarono il 28 ottobre 1972 nella chiesa dei Cavalieri del Santo Sepolcro a Milano. Non presenziò nessuno dei Gucci. Per la nascita della prima nipote Rodolfo, che aveva fatto pace con il figlio, regalò alla coppia un attico a Manhattan e uno a San Babila (con terrazza, piscina, giardino pensile con piante di banano). Per la nascita della seconda figlia in regalo una tenuta agricola nel Connecticut e uno yacht. Nel maggio 1985 Maurizio fece la valigia e lasciò Patrizia; nel 1994 la Corte d’Appello di Milano ratificò la sentenza di divorzio e Maurizio sei mesi dopo si risposò con Paola, arredatrice. Quando Patrizia seppe al telefono dell’uccisione dell’ex-marito commentò: «umanamente mi dispiace». Presenziò al funerale.
• «Tailleur Curiel blu, sciarpa di velluto raso, trucco stile Dinasty (…) Patrizia la donna dei misteri. Patrizia diabolica (…) Patrizia la superba, la viziata, che sperpera denaro in modo ossessivo» (Paolo Berizzi) [Rep 19/10/2011].
• Era appassionata di pellicce e di sfere di cristallo, fatture d’amore e macumbe varie, tanto da averne coinvolto anche l’ex-marito. «Amante dell’oro e ribattezzata Tutankhamon» (Andrea Galli).
• In carcere due hobby: curare le piante e dar da mangiare a Barbi, il suo furetto. Vestiva «una tuta di jersey a fiori, un lungo cardigan di lana pesante, un cappotto lungo con i bordi d’astrakan, e guanti di lana nera perché “l’unico problema è che fa freddo, va a finire che qui dentro mi prendo una polmonite”. A differenza delle altre detenute, non portava pantofole o scarpe da ginnastica, ma stivaletti di pelle con dieci centimetri di tacco» (Roberta Mercuri).
• Due figlie, Allegra e Alessandra, fermamente convinte dell’innocenza della madre.
• «Mrs Gucci», la storia di Patrizia Reggiani e dell’omicidio Gucci diventa un musical a Londra. L’idea è del compositore Marcos D’Cruze.