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Biografia di Giuseppe Cederna

Roma 25 giugno 1957. Attore. Tra i suoi film: La famiglia (Ettore Scola, 1987), Marrakech Express (Gabriele Salvadores, 1989), Italia-Germania 4-3 (Andrea Barzini, 1990), Mediterraneo (Salvadores 1991), Un’anima divisa in due (Silvio Soldini, 1993), Il partigiano Johnny (Guido Chiesa, 2002), Maschi contro femmine (Fausto Brizzi, 2010) e Femmine contro maschi (Brizzi, 2011). Da ultimo il film-documentario Meno 100 kg. Ricette per la dieta della nostra pattumiera (Emanuele Caruso, 2013).
• «Uno straordinario padre, Antonio, che con il suo rigore ne aveva fatto una sorta di ugonotto intransigente tra una folla di cattolici accomodanti o conniventi alla distruzione del patrimonio artistico italiano, una zia, Camilla Cederna, diciamo pure la più brillante, a volte perfida, commentatrice del costume italico per una trentina di anni» (Stefano Malatesta).
• «È uno di quegli attori per cui il lavoro conta più del successo, lo studio più dello spettacolo. Per fortuna. Perché, destinato a una carriera di caratterista per via del fisico minuto, la testa calva, il naso pronunciato, l’aria da eterno ragazzino, è riuscito invece a diventare un protagonista. Un attore-autore a cui piace recitare cose sue, progetti in cui crede» (Anna Bandettini).
• Appassionato viaggiatore e camminatore, nel 2004 il suo primo libro, Il grande viaggio (Feltrinelli). A seguire Ticino. Le voci del fiume, storie d’acqua e di terra (Excelsior 1881, 2009) e Piano americano (Feltrinelli, 2011).
• Nel 2010 ha curato per Radio Rai 3 il programma Il viaggiatore incantato.
• «Per poter raccontare, devo prima viaggiare. A piedi, perché amo camminare, in montagna o lungo i fiumi, dal Ticino al Gange. Non è solo un modo per fare nuovi incontri, ma anche per valorizzare il pianeta e le sue risorse: avere 1’acqua, per esempio, non significa che sia infinita. Ma solo nel deserto te ne rendi davvero conto» [Manuela Florio, N20 27/5/2010].
• La sua casa è piena di libri e ricca di piccoli oggetti e monili legati a ricordi ed esperienze: «Mi sono reso conto che in casa mia mi sono creato degli altari» in particolare c’è un angolo che lui stesso lo definisce come «della vita e della morte: ci sono i ciottoli e la sabbia del Gange, c’è la foto del mio amico e compagno di viaggio Giampiero Bianchi, morto nel 2005 in maniera abbastanza tragica, c’è il cucchiaio Dogon, simbolo del potere della femminilità che mi ha riportato dal Mali mia cugina, psicoanalista junghiana. C’è Ganesh, la divinità induista signore delle soglie dei passaggi e protettore degli scrittori degli scrivani e dei viaggiatori. Poi ci sono le foto di me e Giampiero al nostro primo viaggio, nel 1998 circa, in Ladakh e c’è la foto di mio padre» [Rep 6/12/2010].