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 1996  settembre 23 Lunedì calendario

Intervista di Antonio Di Pietro al Tg1

«Preferisco mantenere il riserbo anch’io, perché voglio capire che succede. Ma una cosa è certa: non c’è mai stato alcun interesse privato, personale, tra noi e Pacini Battaglia e quindi lui se ha delle cose da dire le dica per dissolvere tutti i dubbi. Altra cosa certa: se qualcuno dice che con Pacini Battaglia abbiamo usato i guanti di velluto, si sbaglia di grosso. Esistono quintali di documenti, lo abbiamo ascoltato per decine di ore, lo abbiamo interrogato almeno venti volte. All’epoca svelò fatti di eccezionale rilevanza sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Ora tutti sanno che cosa è Tangentopoli, ma all’epoca bisognava scavare, scavare. Certo Pacini Battaglia, come quasi tutti gli inquisiti di Tangentopoli, ha detto solo una parte di quello che sapeva, ma non potevamo mica torturarlo. Ho letto che si vanta di aver avuto un’archiviazione a Milano. Non è vero. Io ho lasciato la procura il 7 dicembre e non il 6 perché come ultimo atto ho chiesto il rinvio a giudizio di Pacini Battaglia. A Milano è stato inquisito diverse volte, io ho chiesto decine e decine di rogatorie in Svizzera proseguite dai miei colleghi... Dice una mostruosità chi afferma che Pacini ha avuto un trattamento di favore, e se si dice che lo abbiamo fatto per motivi diversi si dice una calunnia. Ho l’animo esacerbato. Ho i pubblici ministeri di Brescia che si oppongono a che io mi costituisca parte civile, ho una campagna diffamatoria che vuol fare passare l’inchiesta di Mani pulite per un’inchiesta a metà. Chi come me ha vissuto quell’inchiesta e l’ha fatto con tutta la dedizione possibile si sente offeso e credo che offesi si sentano anche i miei colleghi quando si sentono attaccati. A loro va la mia solidarietà. Ho sentito dire che sarei stato io, quel giorno di marzo del ’93, a mandare via sbrigativamente Pacini. Quell’interrogatorio non l’ho fatto io e non sono stato io a rimettere in libertà Pacini Battaglia. Chi ha preso la decisione l’ha presa perché aveva il parere positivo di tutti i colleghi dopo l’apporto collaborativo di Pacini Battaglia».