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 1965  giugno 28 Lunedì calendario

Secondo giorno dei Beatles a Roma

Secondo giorno dei Beatles a Roma. Per evitare che il teatro Adriano resti semivuoto come il primo giorno, l’impresario riduce i prezzi dei biglietti da settemila a duemila lire. Durante l’esibizione serale, scene di isterismo collettivo: «Ecco una sedicenne che pare morsa dalla tarantola e si rigira come una trottola mugolando dalla bocca semiaperta; quattro giovinette tutte e quattro con un’uguale frangetta di capelli sugli occhi che si nascondono a vicenda il volto sul petto della compagna; una biondina che geme e piange a fontanella, le spalle scosse dai singhiozzi; quattro ragazzi in canottiera che acutissimamente strillando si fanno ciascuno una maschera di una grande immagine fotografica di George, di John, di Paul e di Ringo. E abbiamo levato gli occhi ai palchi e alle gallerie da cui la gazzarra di fischi, di urla, di battimani, di boati scendeva a valanga; i palchi eran tutti un’esplosione di bocche vocianti e di braccia protese; ad un palchetto vicino al proscenio due tredicenni che fin dal principio avevo visto partecipare allo spettacolo movendo continuamente le teste come pendoli assidui, una bruna paffuta e scarmigliata, una biondina con gli occhiali e una chioma cavallina, erano al parossismo, sghignazzavano, cantavano in coro, invocavano, balzavano su di scatto col rischio di tombolare in platea, ricadevano giù affrante ma non dome. Vidi portar fuori un giovinetto e due o tre ragazze svenute, i coetanei che li sorreggevano continuavano tuttavia ad urlare; le grida, il coro disordinato, i battimani relegavano la musica degli strumenti a un sottofondo, le chitarre, la batteria, gli amplificatori elettronici dei suoni riuscivano soltanto a dare un’idea dell’ossatura sonora. Ma questi fanatici conoscono a memoria i dischi dei Beatles, gli bastava il titolo annunciato per riviverne la passione, Baby’s in black, Rock’n roll, I wanna be your man, gli bastava vedere sul palcoscenico in carne e ossa i loro dei, i padrini provvisori e tirannici dei loro animi primitivi». [Paolo Monelli, Sta.29/6/1965]