GLI STRANI INVESTITORI CHE COMPRANO SOLO AZIONI DI AZIENDE DECOTTE– Il Sole 24 ore, domenica 15 settembre «Ho bruciato tutto, tutto - Cinquantamila.it

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 1996  settembre 15 Domenica calendario

GLI STRANI INVESTITORI CHE COMPRANO SOLO AZIONI DI AZIENDE DECOTTE– Il Sole 24 ore, domenica 15 settembre «Ho bruciato tutto, tutto

GLI STRANI INVESTITORI CHE COMPRANO SOLO AZIONI DI AZIENDE DECOTTE– Il Sole 24 ore, domenica 15 settembre «Ho bruciato tutto, tutto. È una rincorsa per cercare di recuperare, ma si va sempre più a fondo. Vai in Borsa? – mi dicevano – Ma tu sei tocco. Bisognava avere la forza di smettere». Sono le parole di uno degli oltre trecento lettori che hanno scritto alla “Consob risponde”. Quasi tutti volevano notizie di titoli sospesi, di società fallite: volevano sapere se sarebbe stato possibile recuperare parte dei loro risparmi. Hanno un’età compresa fra i 30 e i 65 anni e, per la maggior parte, un curriculum di studi tecnici (ragionieri, dottori in Economia o in Legge, periti di varia natura), anche se non manca, soprattutto tra i più anziani, chi non è andato oltre l’istruzione media. Hanno investito fidandosi del proprio intuito, dei suggerimenti dell’amico più esperto, dei consigli della stampa, del parente promotore finanziario; spesso hanno semplicemente seguito voci librate nell’aria. Pochissimi avevano davvero studiato con attenzione i bilanci della società prescelta. I titoli parabola. Sono molti coloro che affermano con orgoglio di avere scelto in piena autonomia. «Ho sempre agito di testa mia – sottolinea un ex commerciante di 65 anni – credevo in alcune società in modo istintivo. Ho investito in azioni Acqua Marcia, in varie epoche. Quando hanno iniziato a scendere ho continuato ad acquistare: comperi dove perdi, poi non ti arrendi e cerchi di salvare il salvabile». L’ex commerciante non è stato certo il combattente più spericolato. Un militare dell’aeronautica ha confidato: «Sono un “kamikaze”, i Bot non mi interessano, ho la malattia dei numeri e della finanza». Contro le proteste della moglie acquistò azioni Fochi per 27 milioni e dovette rivenderle per tre; puntò sulle Tripcovich «mentre scendevano» e perse tutto. Incappò anche nelle Firs. Non si è trattato solo di sfortuna: «L’andamento dei titoli è come quello – sostiene il militare – di una parabola. Bisogna indovinare il punto minimo, oltre il quale non possono che risalire». La stampa mendace. La lettura di almeno un giornale economico è un obbligo per chi ha fatto dell’investire il proprio hobby e «da giovane non è mai andato a ballare», interessato solo a scoprire i segreti della Borsa. A volte, però, la stampa è mendace consigliera. Un ex ufficiale della guardia di Finanza ha ammesso di avere acquistato le azioni Gottardo Ruffoni su suggerimento di un quotidiano: un articolo sulle società in “cattive acque”, lasciava intendere che “i più coraggiosi” avrebbero tuttavia potuto trarre vantaggi consistenti nell’acquistarne i titoli. Dopo due mesi la società venne cancellata dal listino. Analoga scelta per le Fincasa 44: «È stata una decisione istintiva, ho rischiato deliberatamente». Anche un altro lettore, laureato in Diritto commerciale, accusa il sistema dell’informazione: «Le notizie arrivano sempre in ritardo, a società ormai devastate. È una situazione assurda – insiste – sembra di leggere le guide turistiche: vengono pubblicate le veline delle società». L’artista, come ama definirsi, ha perso su Fornara e Finarte, anche se ci tiene a precisare che sono stati i suoi unici sbagli: «Le uniche due volte in cui ho dato retta ai suggerimenti di qualche amico». Parenti inaffidabili. Guardatevi dai consigli degli amici e dei parenti. Nella tentazione di ascoltare sedicenti esperti, soprattutto se frequentati abitualmente, cadono anche gli investitori più cauti: «Mi vergogno – afferma un giovane commercialista – ho seguito il suggerimento di un amico che da anni opera in Borsa: “Tutti i titoli sono saliti e pertanto anche le Tripcovich recupereranno in breve tempo” – sosteneva». Il crollo venne invece poco dopo. Vi è stato poi chi acquistò i titoli Olcese perché un bancario amico suo gli disse che la società era prossima a un accordo con Benetton e chi, 10-12 anni fa, credette in una prossima quotazione della Scotti, convinto da un promotore “fidato”. I consiglieri più pericolosi, tuttavia, sono i parenti. L’amministratore delegato di una società suggerì al nipote (non paga nemmeno l’insider!) di “puntare” 15 milioni nella sua azienda. L’impresa dopo qualche anno si avviò verso il fallimento ma lo zio, più attento alle ragioni del lavoro che a quelle di sangue, non sentì il bisogno di avvertire il nipote. Diverso il caso di un promotore finanziario che invitò il cugino e altri familiari a trasferire i risparmi presso la nuova società di intermediazione per cui lavorava; la Sim & Fed di Firenze, in seguito fallita. «Non ero mai stato a vedere gli uffici della Sim – ha confidato lo sfortunato cugino – ho scoperto tardi che aveva una gestione familiare e che i suoi uffici erano costituiti da uno stanzino in un palazzo». Gli imbonitori. A zii, cugini, parenti vari e amici più o meno esperti sembra quasi naturale dare fiducia; ma c’è chi acquistò le Inveurop solo perché un certo Italo Polimeni spediva lettere e compariva in televisione promettendo sicuri guadagni da favola. «Una volta andai a trovarlo nel suo studio – afferma un signore ormai in pensione – vidi gente inferocita. Capii che avevo sbagliato tutto, ma era troppo tardi». In una candida lettera un altro lettore scrive: «Dopo aver seguito una rubrica televisiva in cui il “prof”. Polimeni consigliava l’acquisto di vari tipi di azioni, ho investito 6 milioni in warrant Cofind». E v’è chi non insistette per ottenere la restituzione delle somme investite nei certificati Eurogest, quando il promotore disse: «O accetta la conversione dei certificati in azioni Scotti o perde tutto». False credenze. Infine, attenzione alle false credenze. Un commercialista acquistò le azioni Condotte Roma perché compariva l’insegna dell’Iri: «Un’azienda di proprietà statale difficilmente fallirà», pensava; allo stesso modo, molti comprarono Finbreda perché apparteneva all’Efim, ente disastrato, ma di Stato! Un ragioniere costruì un pacchetto di 100mila azioni Fornara perché l’azienda per cui lavora aveva stretti rapporti con una società del gruppo, considerata “una miniera d’oro”; mentre un ragazzo napoletano ha creduto nei warrant Spectrum B perché emessi da una società americana: «Solo per questo fatto una garanzia». A tutti coloro non resta che il consiglio di un ex venditore della Montecatini che, dopo aver perso svariati milioni sulle Liquigas, consegnò i titoli al figlio dicendo: «Tienili e guardali quando pensi di fare qualche investimento. Sono storie della vita». Andrea Zizola