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 2013  ottobre 10 Giovedì calendario

TOCCA ALLA COLOMBA YELLEN PORTARE LA FEDERAL RESERVE FUORI DALLA FASE ANTICRISI


Incoraggiava noi studenti a fare lavori che non fossero solo di alto livello intellettuale, ma migliorassero anche il benessere dell’umanità». Quando morì James Tobin, famoso per l’omonima tassa che proponeva sulle transazioni internazionali, Janet Yellen spiegò così allo Yale Daily News la principale lezione imparata dal professore con cui aveva preso il dottorato. Nel caso di Janet, migliorare l’umanità significa soprattutto combattere la disoccupazione, con l’intervento dello stato.
Quella studentessa, insieme idealista e rigorosa, è da ieri la prima donna alla guida della Federal Reserve. Il presidente Obama l’ha nominata durante una cerimonia alla Casa Bianca: «Capisce l’importanza di tenere l’inflazione sotto controllo, ma anche quella di creare lavoro». Lei ha risposto subito a tono: «Lavorerò per realizzare gli obiettivi della Fed, che sono massima occupazione, e stabilità dei prezzi e del sistema finanziario. Abbiamo compiuto progressi, dall’inizio della crisi, ma c’è ancora molto che possiamo fare per le famiglie che soffrono di più».
Janet è cresciuta a Brooklyn, ed era secchiona già da bambina. Quando si diplomò alla Fort Hamilton High School, nel 1963, era insieme direttore del giornale scolastico, “The Pilot”, e valedictorian, cioé miglior studente. Siccome la tradizione voleva che il direttore del Pilot intervistasse il valedictorian, Yellen intervistò Yellen, raccontando la passione per i viaggi, il pianoforte, il bridge, e la geologia: «Ho una raccolta di oltre 200 minerali». Sul futuro era incerta tra l’antropologia, la geologia e l’economia, ma l’anno dopo la scelta era fatta: i numeri, messi al servizio delle scienze economiche, potevano salvare il mondo. O quanto meno aiutarlo a funzionare meglio.
Dopo l’università, mentre faceva ricerche proprio alla Fed, aveva incontrato nella mensa un ragazzo geniale di nome George Akerlof e si erano sposati. Lui poi avrebbe vinto il Nobel, e loro figlio Robert fa il professore di economia. «Pur essendo ammiratori del capitalismo - ha spiegato lei - noi crediamo che abbia dei limiti, che richiedono l’intervento del governo nei mercati per farli funzionare». Cresciuti dopo la Grande depressione, Janet e George hanno sempre pensato che le politiche monetarie possono aiutare a combattere la disoccupazione, e l’inflazione non è il male assoluto: se viene contenuta entro il 2%, aiuta la crescita.
La Yellen, però, non è una pasdaran liberal. La corsa alla successione di Ben Bernanke l’ha messa contro Larry Summers, affondato dalla sinistra democratica perché troppo vicino alle banche e a Wall Street, che non aveva messo in riga dopo la crisi de 2008. Quando Janet lavorava con lui per Clinton, però, aveva preso posizioni spesso simili. Ad esempio, aveva appoggiato la cancellazione della riforma Glass-Steagall, che puntava proprio a separare le attività bancarie tradizionali da quelle rischiose.

Una volta tornata alla Fed, stavolta come vice di Bernanke, la Yellen ha applicato alla lettera le teorie studiate con Tobin, sostenendo gli stimoli varati proprio per combattere la crisi favorendo crescita e occupazione. E’ stata la paladina del “quantitative easing”, cioé i miliardi investiti dalla banca centrale nei titoli di stato per tenere bassi i tassi. Al punto che durante l’ultima riunione, quando Bernanke ha sorpreso tutti rimandando la graduale interruzione di questi aiuti, Janet è stata la sua alleata più determinata, come dimostrano le note dell’incontro pubblicate ieri. Questo l’ha posta nella strana condizione di conciliare gli estremi. Da una parte, infatti, la sua radice keynesiana la rende gradita a colleghi liberal come il Nobel Stiglitz o la senatrice Warren, che hanno combattuto per farla prevalere su Summers; dall’altra, anche Wall Street è felice, perché vede in lei la promessa di continuare le politiche di “easy money”, specie ora che lo shutdown e la potenziale crisi del debito minacciano di frenare ancora la crescita.