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 2013  marzo 02 Sabato calendario

GRILLOPOLITICS IN SICILIA: UNA BUFALA

Roma. Beppe Grillo vuole applicare il cosiddetto modello siciliano al governo nazionale, a Roma. Come spiega Giancarlo Cancelleri, “portavoce” grillino nell’isola, già candidato presidente delle regione Sicilia (arrivato terzo): “E’ un modello splendido. I quindici deputati eletti all’Ars (Assemblea regionale siciliana) non fanno parte della maggioranza né del governo guidato da Rosario Crocetta – dice Cancelleri – ma hanno sostenuto provvedimenti di giunta e maggioranza come il Dpef e la mozione sul no al ripetitore militare Muos”. Ma perché a Grillo e al Movimento 5 stelle piace così tanto il “modello siculo”, tanto da volerlo esportare a Roma, a Montecitorio e Palazzo Chigi? “Perché non funziona, perché è una bufala”, risponde Gianpiero D’Alia dell’Udc, uno dei registi dell’operazione Crocetta, uno degli azionisti del governo regionale che si regge (a volte) con i voti dei grillini. Spiega D’Alia: “All’Assemblea regionale siciliana non c’è la maggioranza assoluta ed è chiaro che Crocetta debba rivolgersi ai grillini. Ma non c’è nessun accordo istituzionale né politico e gli esponenti del M5s non hanno mai votato alcun provvedimento in Aula fino a oggi. L’unica cosa di cui si sono occupati è la battaglia contro il Muos, il radar americano in costruzione a Niscemi”.
E dunque non è un caso, ma un furbo calcolo politico, se tra un vaffanculo e l’altro rivolto al Pd e a Bersani, il capo del Movimento cinque stelle sostiene che per ottenere la governabilità a Roma “ci vorrebbe il prolungamento del governo Monti”, ovvero un governo che non ha bisogno di voti di fiducia, senza maggioranza e in balia dei voti grillini: il governo fantasma e appeso a Grillo, il governo siciliano presieduto da Crocetta. Ma come funziona questo “modello”? I grillini non hanno capigruppo (fanno a rotazione), non hanno una sede, non hanno ritrovi istituzionali, sono insomma degli alieni impersonali che, ribaltata la logica tradizionale della rappresentanza parlamentare, tengono in ostaggio il governo di un presidente eletto da appena il 16 per cento degli aventi diritto imponendogli i provvedimenti dei più strani e ideologici come il blocco dei lavori per la costruzione del sistema di comunicazione difensivo-militare di Niscemi e pure il futuristico elettrodotto che Terna, il gestore nazionale della rete elettrica, ha cominciato a costruire a Pace del Mela in provincia di Messina.
“Diciamo che non sono passati dalla protesta alla responsabilità”, dice con diplomazia Antonello Cracolici, uno dei grandi feudatari del Pd siciliano. E d’altra parte nel Pd regionale siciliano, quando sentono parlare di “modello siciliano” da estendere all’Italia in relazione ai rapporti con Grillo, si mettono paura, perché il Movimento 5 stelle non ha solo conquistato un potere di interdizione (ma senza responsabilità di governo) sull’Assemblea regionale, ma ha pure prosciugato il bacino elettorale del Pd nella regione: da 720 mila voti regionali conquistati in Sicilia dal Pd alle elezioni del 2008 ai 470 mila delle ultime elezioni del 24 e 25 febbraio. Voti che secondo uno studio dell’Istituto Demopolis sono passati in blocco, in solido, a Grillo.