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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

PERCHÉ I CONSUMATORI CREDONO NELLA RIPRESA PIÙ DELLE IMPRESE

Succede che imprese e consumatori non la vedano proprio nello stesso modo riguardo alla situazione economica e alle sue prospettive. E quando succede c’è da capire perché e cosa significa. Gli indici di fiducia di imprese e consumatori a febbraio divergono: in discesa da 80 a 77,4 rispetto a gennaio quello delle imprese, in ascesa da 84,7 a 86 quello dei consumatori (per entrambi, nel 2005 erano pari a 100). Non grandi sbalzi, d’accordo, ma pur sempre verificatisi nello stretto giro di un solo mese. La sfiducia delle imprese è dunque più grande di quella dei consumatori. Sia perché mentre quella delle imprese continua ad aumentare la sfiducia dei consumatori no, conosce una leggera flessione; sia perché, mentre rispetto al 2005 la fiducia delle prime scende di quasi 23 punti (da 100 a 77,4), quella dei secondi si accontenta di un passo indietro assai più contenuto di 14 punti (da 100 a 86). E questa, che non è precisamente una differenza da poco, si presta a interpretazioni assai sintomatiche dello stato delle cose in Italia. Che il motore produttivo di questo paese accusi una sfiducia più marcata ancora di quella del mondo dei consumatori che ne acquista i beni, sta infatti a significare che è proprio la base portante, la struttura stessa dell’economia a soffrire di una crisi depressiva, rispetto alla quale la cura apprestata dal governo tecnico appare ancora incerta e di risultati, fin qui, piuttosto mediocri. Intendiamoci, neppure i consumatori sorridono (né hanno grandi motivi per farlo), ma l’aria che tira tra di loro è un po’ migliore di quella che si respira tra gli imprenditori. Questo fatto potrebbe, nel momento in cui si confermasse, ripercuotersi positivamente sulla stessa fiducia di questi ultimi.
A incuriosire di più dei due indicatori dell’Istat è proprio quello relativo ai consumatori. A scrutare nella sua composizione se ne ricava qualche ulteriore elemento di speranza. Di questo indicatore, a crescere è la componente riferita al “clima personale” (da 89,3 a 91,7), che è anche quella che accusa la contrazione più contenuta della fiducia rispetto al 2005 (poco più di otto punti), ma non la componente riferita al “clima economico generale” (passata da 72,7 a 72,9, e dunque ferma su un livello di 27 punti in meno rispetto al 2005).
Tradotto: se guardano alla situazione economica del paese, i consumatori continuano, al pari dei produttori, a vedere piuttosto nero, ma mostrano una propensione assai più positiva quando si tratta di valutare la loro posizione e le loro aspettative di consumatori. Ed è proprio questa componente quella che serve per rimettere in movimento le cose, giacché finirà per riflettersi sulla ripresa dei consumi, che a loro volta spingeranno il motore produttivo a trovare un ritmo più adeguato a uscire dalla crisi.