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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

COSÌ LE ELEZIONI HANNO SMONTATO IL MITO MANETTARO DEL VOTO DI SCAMBIO

Il sud è libera terra di donne e uomini liberi che liberamente pensano, parteggiano, scelgono, votano: il voto di scambio era già modesto folklore ai tempi di Achille Lauro, ’o comandante che dava una scarpa prima del voto e l’altra dopo. Da oggi è chiaramente una panzana. In Sicilia, Calabria, Campania la ben nota lista di Giuseppe Piero Grillo ha avuto la solita impennata, un elettore su dieci, dodici nel peggiore dei casi, ha scelto Monti, il Pd ha più o meno tenuto. Il Pdl quando ha vinto, come in Campania, lo ha fatto smentendo chi lo voleva inchiodato alla regia occulta e chiacchierata del povero Nicola Cosentino, “l’americano”. Così lunedì sera la zona grigia se n’è “ghiuta”. E con lei il postulato premoderno e miserabilista secondo cui le terre meridionali siano criminogene, criminali e quando non direttamente criminali inevitabilmente colluse. Questa volta quali consegne di voto avrebbero dato i capi delle cupole e dei mandamenti, delle ’ndrine e delle famiglie della camorra, con quale homo novus avrebbero rimpiazzato il vecchio riferimento considerato da tutti fino a qualche settimana fa decotto, bollito? Hanno forse stretto patti, infiltrato presentabili ragazzotti fra i grillini o fra una Rota Vender e una Borletti Buitoni? Se non l’hanno fatto non è certo per paura del Web o della vigilanza bocconiana: non lo hanno fatto solo perché non è questo, non può essere questo il rapporto tra criminalità e politica, nemmeno quando il nuovo era rappresentato da Dell’Utri e Berlusconi. Eppure per anni alcune procure del sud hanno agito come se fosse vero il contrario, hanno inventato e fatto entrare a forza nella giurisprudenza reati fumosi come il concorso esterno in associazione mafiosa pur di imbastire processi spettacolari, da quello ad Andreotti fino a quello che qualcuno vorrebbe ancora celebrare sulle presunte trattative fra stato e mafia. Anche quando hanno dismesso la toga, gli Ingroia e i Grasso non hanno perso il vizio: va bene che erano in campagna elettorale ma hanno detto senza ironia che la promessa fatta da Berlusconi agli italiani di restituire loro l’Imu versata nel 2012 poteva configurarsi come voto di scambio e quindi perseguibile come reato. E’ loro profonda convinzione che potere criminale e potere politico siedano attorno a uno stesso tavolo per spartirsi appalti, soldi pubblici e orientare il voto. Da anni cercano pistole fumanti ai livelli superiori, ai piani alti. Spalleggiati da 0stelle che sulle stesse piste, con la stessa visione del mondo hanno conseguito il successo e sono diventati leader d’opinione. Il buon Saviano, il buon Travaglio, per anni ci hanno propinato lezioni di civismo, colpevolizzato, loro coraggiosi, indomiti noi se non vili quanto meno fessi. Non è venuto fuori nulla perché nulla c’è da tirare fuori. I rapporti tra politica e criminalità non si muovono secondo gli intrecci, gli schemi che loro hanno in mente. Non che non ci siano. Solo che una cosa è indagare, perseguire e punire il reato puntuale di cui si è venuti a conoscenza, trattandolo come evento fisiologico in una società opulenta dove alla criminalità tradizionale si unisce quella dei colletti bianchi, come a Chicago, come a Parigi, come a Londra, in fin dei conti interstiziale persino in un paese come l’Italia in cui lo stato non gode di grande salute. E altra cosa invece è costruire fumose teorie, lasciare intravvedere piani alti solo per colpire la politica, tutta o in parte. A forza di salire sono finiti sempre più giù come nei “Sette piani” di Buzzati. Aver mollato la toga è stato un primo segnale di resa . Il risultato elettorale ha fatto il resto: ci ha liberato da chi agitava manette e da chi spacciava la patacca per cultura.