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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

NEL FIDANZAMENTO DEL PADRE DI RATZINGER SOFFIAVA GIÀ LO SPIRITO SANTO

Tra le più belle dichiarazioni d’amore, l’annuncio fatto novant’anni fa dal commissario di gendarmeria Giuseppe Ratzinger sul giornale di Altötting, il paese nel cui santuario è custodita la celebre “Madonna nera”. “Modesto funzionario, scapolo, cattolico, 43 anni, con diritto alla pensione desidera convogliare a nozze con una ragazza cattolica che sappia cucinare e anche un po’ cucire”. L’annuncio sarà letto da una giovane bavarese, Maria Peintner-Rieger, con cui Giuseppe convolerà a nozze.
Dell’annuncio fatto a Maria suscita particolare tenerezza quel “anche un po’ cucire”. Se Giuseppe avesse cercato una donna “che sappia cucinare e cucire”, sarebbe stata una richiesta precisa, decisa e un tantino autoritaria. Ma quel un po’ cambia tutto, indica un’arrendevolezza al disegno divino: cucire, ma solo un po’ – che se la ragazza nemmeno quel po’ sa fare, può sempre imparare nel tempo del fidanzamento – è un gesto di fiducia, d’amore. Immaginiamo la scena del primo incontro, con il commissario Ratzinger invitato a casa dei genitori dell’aspirante sposa. Per ben figurare Maria si è fatta in quattro, aiutata dalla mamma che, naturalmente, si toglie il grembiule appena il marito, in postazione alla finestra, annuncia l’arrivo del non più giovane pretendente, un uomo maturo con un lavoro e una pensione sicura, una manna in quei tempi incerti.
Maria invece il grembiule lo tiene ben stretto, a mostrare al di là d’ogni dubbio come lei e solo lei sia l’autrice dei gustosi canederli di fegato che ora sta servendo a tavola, dove il promesso sposo cerca di dissimulare l’imbarazzo. Davanti alla grazia della fanciulla, infatti, il commissario un po’ si vergogna di quel che ha scritto nell’annuncio, e cerca di far capire ai commensali che se anche il pranzo fosse indigeribile, lui egualmente la sposerebbe la Maria. Lei no, lei vuole essere degna di lui, una sposa che esaudisce le richieste del marito, almeno quelle gastronomiche, così sulle altre potrà dire la sua. Giuseppe vede quel lampo d’orgoglio nei suoi occhi e gli piace, tutto gli piace di lei e lo attira, addenta con slancio un boccone di arrosto di maiale e annuisce vigorosamente in direzione del padre e della madre della ragazza. La mamma di Maria non si trattiene: “E’ la più brava, lo sanno tutti qui intorno”.
Un po’ di birra, non troppa, non bisogna esagerare; che non pensino i futuri suoceri d’avere a che fare con un ubriacone. Così quando la ragazza gli chiede se ne vuole ancora, lui rifiuta, ma quando è il padre a chiederglielo il commissario accetta, e brinda con lui. La madre sorride soddisfatta. Per via di una parola detta dal dottore quando Giuseppe aveva sette anni, lui per tutta la vita ha pensato che le mele fossero all’origine di una fastidiosa allergia che ogni tanto gli riempie la faccia di chiazze rosse. Ora però sta mangiando di gusto lo strudel, e solo alla terza fetta si ricorda di quel medico. Ne scaturisce un singulto che costringe Maria a mettersi la mano davanti alla bocca per mascherare il riso. La frutta è un tripudio di colori. Sputando il nocciolo di una ciliegia nel piatto Maria arrossisce, mentre Giuseppe rammenta l’ardito approccio che in gioventù aveva tentato con la figlia del mugnaio la sera che le infilò due grappoli di ciliege tra le orecchie. Dalle proprie orecchie Maria scosta i capelli, come se il pensiero di Giuseppe fosse a lei dedicato. Lo Spirito Santo li fidanza. Il pranzo è finito, Maria si toglie il grembiule e appare un’ampia gonna rossa ricamata d’oro. Se quando stanno seduti nel salottino, l’uno davanti all’altra, con i genitori della ragazza nell’aia a guardare le galline, al complimento del commissario Ratzinger “cucini davvero bene”, Maria facesse il verso rispondendo “un po’”, sarebbe la birichina Katharine Hepburn che cinguetta con l’ingenuo James Stewart. Maria invece risponde: “Faccio anche il punto croce, il punto maglia, il punto stella e l’uncinetto”. E mentre snocciola le sue virtù guarda con maliziosa insistenza un nero bottone della giacchetta del commissario. Il bottone penzola miseramente, arrossendo Giuseppe se ne accorge e con la mano lo copre. Quel rossore dichiara definitivamente a Maria Peintner che il commissario Giuseppe Ratzinger sarà un buon marito e attaccherà fin i bottoni, in certe occorrenze. Ad esempio quando lei avrà appena partorito il terzogenito, quel bimbo che Maria, fissando Giuseppe con occhi sempre più sorridenti, fin d’ora pensa di chiamare come lui. Si era nel maggio dell’anno 1920, sette anni dopo Giuseppe venne alla luce. Oggi è un uomo che la notte, affacciandosi alla finestra, può raccontare alle stelle: “Per alcuni anni della mia vita sono stato Papa”.