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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

CONTAGI

[Con il voto gli italiani qualcosa hanno scelto: pulizia e revisione delle politiche europee] –
Ripartire dal presidente Napolitano. A cominciare dall’atto di stato, com’è sostanzialmente ogni azione di un presidente della Repubblica, dell’aver sbattuto la porta in faccia al signor Steinbrück, candidato Spd al cancellierato tedesco, per le sue battute sui risultati delle elezioni italiane. La questione non è, infatti, solo di far rispettare l’educazione, che non guasta nei rapporti internazionali, perché, con educazione, anche il ministro delle Finanze tedesco ha espresso l’opinione che vi sia un nuovo pericolo di “contagio” di tipo greco come conseguenza dei risultati elettorali italiani. Con fermezza maggiore che in passato dovremmo ricordare al governo tedesco, o a certi suoi componenti, alcune cose. La prima è che anche la Grecia non è colpevole di alcun contagio. La Grecia era, e in parte è ancora, un malato. Ma un malato non provoca di per sé un contagio, ci vuole qualcuno che faciliti la diffusione del virus. L’untore, in questo caso, è chi ha impedito all’Europa di isolare e curare la malattia con le limitate risorse necessarie a stroncarla all’inizio. La conseguenza di questa inerzia è stata una crisi da contagio non ancora del tutto circoscritta, e che fino a oggi è già costata a tutta l’Europa molto di più di quanto sarebbe bastato con un intervento tempestivo, che avrebbe eliminato il problema alla radice. E’ necessario anche ricordare che la politica macroeconomica adottata dagli europei sotto la guida e la pressione della Germania si è dimostrata sbagliata, avendo trascinato tutta l’Europa in una recessione evitabile, e avendola posta in conflitto con tutte le altre grandi aree del mondo, dagli Stati Uniti all’Asia. Tale politica non ha nemmeno condotto a un rapido risanamento visto che, con la rimarchevole eccezione dell’Italia, in tutti gli altri paesi europei i deficit pubblici non sono diminuiti secondo le attese (e gli impegni). Certe reazioni coprono, neanche tanto bene e certo con poca eleganza, il tentativo delle leadership che a breve saranno sottoposte al giudizio elettorale di scaricare le loro responsabilità alimentando tendenze xenofobe contro i vicini. Sembra che la Germania non riesca a uscire dalla maledizione che la vede sempre alla ricerca di egemonia e sempre incapace di leadership.

Il dito e la luna
E per tornare ai nostri risultati elettorali e ai loro commentatori stranieri, forse è necessario anche ricordare che il risultato della politica di austerità in piena recessione di Heinrich Brüning, cancelliere tedesco negli anni Trenta, aprì la strada alla vittoria elettorale del nazismo. D’altra parte, questi segnali inquietanti si sono rivisti con il successo di movimenti estremisti e xenofobi proprio in Grecia. Questo non è avvenuto in Italia, dove al contrario le ali estreme, di destra e sinistra, hanno perso, e si è affermato un movimento di protesta democratica. Rispetto al quale è necessario non cadere nella classica trappola dello sciocco che quando qualcuno indica la luna, lui guarda il dito. Gli elettori italiani, pur distribuendo il loro voto verso vari partiti e movimenti, hanno dato nel complesso un’indicazione per il cambiamento. Chiedendo due cose: pulizia e revisione delle politiche europee. Ma nessuno ha parlato contro l’Europa, neppure lo stesso Grillo che ha chiesto un referendum, certamente inopportuno nelle condizioni attuali, ma strumento che non ha nulla di eversivo o populista in sé, dal momento che altri paesi hanno bloccato l’evoluzione istituzionale europea proprio tramite referendum. Poiché gli elettori italiani hanno pari diritti degli altri, è abbastanza logico che le loro opinioni debbano pesare in Europa, anche perché la richiesta che emerge, pur nella confusione dei programmi elettorali, non è il ritorno alla finanza allegra o agli sprechi pubblici.
D’altra parte, gli errori europei non sono quelli di ricercare il consolidamento fiscale, ma di imporre una velocità di aggiustamento non corretta e soprattutto una contemporanea restrizione di bilancio a tutti gli stati, con effetti recessivi prevedibili. Ed è stato sbagliato a fronte di queste politiche, adottare un bilancio europeo in cui non esiste la parola crescita. L’Italia ha oggi le carte in regola, con l’avanzo primario più alto, per chiederne una revisione, nell’interesse dell’Europa e perché viene chiesto dai suoi cittadini. Ma non per rallentare sulla strada della stabilizzazione fiscale, della riduzione del debito, delle riforme pro concorrenza e pro crescita. Per il semplice motivo che gli errori dell’Italia non li ha mai pagati l’Europa, ma gli stessi cittadini italiani, con la decrescita, la scarsa produttività, la disoccupazione e la perdita di benessere.
Anche questo va ricordato perché non si può dire altrettanto dei paesi più forti che sono stati capaci di mettere in conto agli altri le proprie difficoltà.