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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

COME COSTITUZIONALIZZARE GRILLO E FARLO GOVERNARE PER 18 MESI CON PD E PDL

La domanda che corre sulla bocca di tutti è quella più naturale, e ora che si fa? I risultati elettorali, infatti, non hanno indicato una maggioranza stabile e questo crea ansia e insicurezza non solo nei mercati e nelle cancellerie europee, ma nell’intera società italiana e particolarmente in quella parte più avvertita dei rischi che si corrono. Il successo del movimento di Grillo che alla Camera è risultato, anche se di poco, il primo partito, è l’effetto più vistoso e più devastante di una crisi che dura da vent’anni e che colpisce più o meno alla stessa maniera il Partito democratico e il Popolo della libertà. E ci spieghiamo. Quando, dei due partiti che si candidano a governare l’Italia, l’uno prende il 21-22 per cento (il Pdl) e l’altro il 25-27 per cento (il Pd) è segno che il paese vive una crisi politica di fondo da cui, poi, tutto discende, a cominciare dall’assenza di una maggioranza parlamentare. In tutte le grandi democrazie che si rispettano, infatti, i partiti che si candidano al governo del paese sono partiti di massa, il cui consenso va dal 35 per cento a salire, e offrono a pezzi di società quel senso di appartenenza che solo un’identità culturale sa dare scaldando i cuori degli uomini, delle donne, dei giovani e degli anziani. Da vent’anni queste identità e questo senso di appartenenza i due maggiori partiti italiani non li hanno più, con il risultato che è sotto gli occhi di tutti e con l’effetto di una pericolosa ingovernabilità in uno dei momenti più difficili per il paese. Se questo, dunque, è il nocciolo della crisi italiana – che va superata riorganizzando l’assetto politico nazionale con il ripristino di quelle culture che governano le grandi democrazie europee –, è anche vero che la risposta al governo del paese va data oggi e non domani. Essere uno dei maggiori partiti del paese comporta oneri e responsabilità cui non è possibile sottrarsi. E questo vale per il Pd, per il Pdl e per lo stesso movimento di Grillo sul quale qualche parola in più va spesa alla fine del nostro ragionamento. Se le premesse son giuste, la necessità prima per il paese è quella di avere da un lato la governabilità istituzionale (presidenza della Repubblica e presidenze delle Camere) e dall’altro un governo che entro un tempo predeterminato (almeno due anni) faccia quattro cose e cioè la riforma elettorale, la riforma costituzionale delle Camere e del numero dei parlamentari, l’aggressione al debito pubblico e l’alleggerimento fiscale su famiglie e imprese in un equilibrio di bilancio sostenibile. Può sembrare un programma di legislatura, ma non lo è e in 18 mesi è possibile attuarlo sol che si scopra quel minimo comune denominatore nazionale che è il tesoro vero delle democrazie governanti. Alla stessa maniera alle tre cariche istituzionali devono essere chiamate personalità dei tre maggiori partiti (Pd, Pdl e Movimento 5 stelle). Se uno dei tre dovesse declinare, oltre che l’impegno di governo, anche l’invito a guidare le istituzioni, gli altri due non potranno trovare in quel rifiuto l’alibi per fare altrettanto sia a livello istituzionale sia governativo. E qui va detto qualcosa su Grillo e il suo movimento. In tempi non sospetti abbiamo detto che quel movimento aiutava la democrazia italiana perché catturava il disagio istituzionalizzandolo, e lo ripetiamo ancora oggi con maggiore forza. Quel movimento, cresciuto sull’onda di una protesta di massa, ha avuto, però, anche la capacità di offrire alle piazze quel senso di appartenenza e di identità di cui parlavamo prima e che gli altri due partiti hanno smarrito da tempo o, se volete, pesantemente offuscato. Ma il Movimento 5 stelle ha dentro di sé anche i germi della sua dissoluzione, quelli del movimentismo continuo e sregolato a metà strada tra la monarchia del capo e l’anarchia del corpaccione degli eletti, che secondo l’annunciato programma si trasferiranno in funzioni e ruoli in maniera incessante diffondendo così incertezza a se stessi e al paese. Se quel movimento non diventa partito, siate pur certi che ben presto evaporerà rischiando di far guasti non di poco conto, in particolare se gli altri due partiti si lasceranno spingere ciascuno sulle proprie posizioni più radicali. Questo è il tempo dei facitori della politica perché dopo la piazza arriva il Palazzo con la sua arte nel governare una società moderna. Dalla Rivoluzione francese in poi il movimentismo e la democrazia diretta hanno sempre generato terrore e autoritarismo. Ecco perché il movimento di Grillo deve essere chiamato, in quanto primo partito alla Camera, a ricoprire subito una delle tre cariche istituzionali favorendone così l’evoluzione positiva verso un protagonismo stabile nel quadro politico nazionale.