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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

LETTERE AL DIRETTORE

Al direttore - Siamo già ai demogrilliani?
Giuseppe De Filippi

Al direttore - A 5 stelle. Ma sempre tsunami. O, ancor meglio, di un’esplosione destinata a modificare definitivamente la politica italiana. Più passano le ore, si analizzano i dati, si ascoltano le reazioni e più cresce la consapevolezza che il voto è destinato a segnare un punto di non ritorno. Per tutti.
Mario Pulimanti

Passo indietro, punto di non ritorno, ma sopra tutto tsunami: non mi sento tanto bene, dico lessicalmente, mi scusi.

Al direttore - Forrest Gump comincia a correre per i cavoli suoi: è tristissimo. Poi comincia a trovare gente che lo segue. Ognuno interpretando a suo modo il correre gli stanno dietro. Ma lui non sa perché corre. Grillo mi sembra molto simile. Ha un seguito notevole ma l’impressione è che non sappia che fare.
Lorenzo Meloni

Al direttore - L’esito delle elezioni ha confermato che i grandi apparati legati ai partiti sono destinati a scomparire di fronte ai movimenti (aggregazioni spontanee, comitati di base, associazioni di cittadini…) che sappiano utilizzare per la politica nazionale le regole dell’e-commerce, determinanti le scelte dei consumatori di prodotti. Di fronte al pericolo di una deriva demagogica urge che i partiti accettino la sfida e sappiano condurla anche su questo piano. Curino rigorosamente il Web affidando il compito a seri e capaci divulgatori in grado di trasmettere gli strumenti di conoscenza essenziali per determinare scelte politiche informate e razionali.
Francesco Caterina

Forse lei ha ragione, ma a me viene da vomitare. Prendiamoci ancora un po’ di tempo.

Al direttore - Vendola chiede l’abolizione del numero chiuso in università. Se approvata, sarebbe la morte dell’insegnamento della Medicina e della eccellenza sanitaria italiana. E’ una proposta demagogica e irresponsabile.
Silvio Scarone

Sono d’accordo con lei, ma ricordi: l’eccellenza è sempre mediocre.

Al direttore - Non è soltanto questione di governo con chi e per far cosa, prima o poi una strada la troveremo, la troveranno. Una cosa appare certa però, e spiega pure perché Tobias Piller non potrà mai capire l’Italia, come SDM ci ha raccontato: non si può pretendere che a Torre Annunziata si viva come a Friburgo, a Crotone come sulla Loira, a Secondigliano come in Renania, in Aspromonte come a Bruges.
Peppe Rinaldi

Al direttore - Certo è che tutto quel po’ po’ di analisi sulla tendenza degli elettori è andato a farsi benedire. I sondaggisti hanno scritto una commedia con colpi di scena. Duro colpo per la credibilità di misurazioni e rilevamenti fatti su campioni eccetera. L’idea di fregare i sondaggisti fa venire il prurito a tanta gente. D’altra parte chi fa questi rilievi si fida delle dichiarazioni degli intervistati: il patatrac è assicurato. L’unica cosa che emerge da tutto questo è la teatralizzazione delle elezioni.
Fabio Sicari
Al direttore - Le ultime vignette di Vincino sul rapporto Bersani-Grillo sono talmente acute, e spassose, da indurmi a proporre Vincino quale leader politico del centrotutto alle prossime imminenti elezioni. Quale migliore occasione per contrapporre due arguti personaggi per decidere il destino dell’Italia? Vincino ha il mio voto, e lo prego ovviamente di tenermi presente per un posto da senatore, ché ho anche passato diritto pubblico – competenza!
Dario Rovere

Al direttore - Gli ex comunisti – D’Alema, Fassina, Bersani, Bindi & Co. – hanno rifiutato la rottamazione di Renzi. Volevano fare tutto da soli e ci sono riusciti benissimo.
Francesco Vizzone

Al direttore - Qualcuno dica a Woodcock che la guerra è finita il 25 febbraio 2013, ore 21,00 (mezz’ora più, mezz’ora meno). Ditegli anche che l’ha vinta Berlusconi e l’hanno persa i pm in cerca di carriera politica. Che si arrenda, non gli verrà fatto del male.
Manuele Bani

Michele Serra, che come tutti gli intelligenti mostra lampi d’imbecillità mica male, sostiene che il voto a Grillo è un nuovo ’68. Woodcock, no Woodstock.