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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

“TE NE PENTIRAI”. LA GUERRA TRA WOODWARD E OBAMA SI FA “BRRR”

New York. “Ti pentirai di aver fatto questa affermazione”. Nello zeitgeist di Washington una sola frase può oscurare i dibattiti politici, i negoziati per evitare il “sequester” – il sistema di tagli automatici alla spesa che entrerà in vigore, in assenza di un accordo dell’ultimo minuto, questa sera alle 23,59 – può mettere in secondo piano i colpi di mortaio fra democratici e repubblicani. Soprattutto se c’è di mezzo Bob Woodward, venerato cronista del caso Watergate che nel giro di pochi giorni è diventato l’improbabile eroe dei conservatori per avere scritto che il presidente, Barack Obama, sta truccando le carte nella partita per trovare un accordo ed evitare il “sequester”. Sta “muovendo la porta” durante la partita, ha scritto sul Washington Post; finge che il meccanismo dei tagli automatici sia un’invenzione dei repubblicani e ora spaccia la richiesta di nuove tasse come base di un accordo condiviso, mentre i repubblicani hanno già concesso qualcosa in questo senso nell’accordo di Capodanno per evitare il “fiscal cliff”. A Obama, si sa, piace più enunciare che mettere in pratica la logica del compromesso, e nella Casa Bianca democratica le reprimende del picconatore di Nixon suonano come un affronto intollerabile che va opportunamente sedato.
Così, mercoledì sera il cronista ha inaugurato la seconda battaglia di una guerra che sovrappone le questioni personali a quelle pubbliche, e lo ha fatto svelando alla Cnn e al quotidiano Politico la frase che dovrebbe provare l’intolleranza della Casa Bianca. Addirittura l’uso della minaccia via email: “Te ne pentirai”. A scrivere la frase incriminata a Woodward è stato il direttore del consiglio economico, Gene Sperling, che nel pomeriggio aveva alzato la voce in una telefonata eccessivamente nervosa con il cronista in cerca di altri dettagli. Il messaggio è intriso di scuse e ammissioni di colpa, ma quel passaggio vagamente minaccioso ha fatto accendere una spia nella ferrea etica giornalistica di Woodward, che pure ha risposto con toni gentili al messaggio di Sperling. “Ho avuto a che fare con un sacco di queste persone – ha detto il gran visir della cronaca politica – ma immaginate un giovane reporter con solo qualche anno di esperienza, diciamo anche dieci anni, che trova una email della Casa Bianca che dice ‘te ne pentirai’. Brrr. Non credo sia questo il modo di agire”. La questione squisitamente politica si è trasformata in un caso giornalistico, con il cane da guardia del potere aggredito dalle minacce di una Casa Bianca nota per le limitazioni imposte ai giornalisti e per l’ossessivo controllo sulle news. Un’Amministrazione che aveva promesso trasparenza assoluta e ha offerto più che altro opacità. Quando però la Casa Bianca ha pubblicato per intero lo scambio di messaggi fra Sperling e Woodward, la comunità dei cronisti di Washington si è ulteriormente divisa: non sarà mica che il decano dei cronisti scomodi ha perso contatto con la realtà? Non è che questa primadonna del professionismo militante gioca a fare la vittima? Sperling ha scritto: “Credo davvero che tu debba rivedere il commento in cui dici che il presidente in cerca di nuove entrate sta cambiando le carte in tavole. So che magari non ci crederai, ma, come amico, penso che ti pentirai di questa affermazione”. Minaccia o consiglio? Un messaggio paramafioso oppure un invito a non scrivere cose false per non coprirsi di ridicolo? Le tifoserie, in questo caso, sono rovesciate; dove i democratici vedono una maliziosa esagerazione del vecchio leone in cerca di nuovi spazi da protagonista, i repubblicani vedono confermati i loro pregiudizi su una Casa Bianca intimamente mendace. Ma la guerra di Woodward ormai è entrata in una nuova fase: il cronista ieri sera è andato a raccontare la sua versione nel salotto degli ex nemici di Fox News.