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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

LO SCOUTING CON I TALEBANI

Notizia da Doha, in Qatar, dove lontano dalla cornice dei grattacieli in una zona meno scintillante della capitale araba c’è l’ufficio aperto dai talebani con il permesso degli americani per negoziare la pace in Afghanistan. Il presidente Karzai ha offerto agli uomini del Mullah Omar posizioni nel prossimo governo, in modo che possano far valere le loro idee, e segnatamente queste posizioni sono: ministro della Giustizia e capo della Corte Suprema. Quello che da noi in Italia si chiama scouting, quando si parla di grillini, a Doha ha raggiunto vette vertiginose. Il capo del governo che ha appena vietato alle forze speciali americane di entrare nella provincia centrale del paese – a detta di alcuni: un grande favore ai talebani – e che sta trattando con l’Amministrazione Obama i termini del ritiro da una guerra fatta anche per proteggerlo con immenso dispiegamento di uomini, mezzi e denaro, sta negoziando con i nemici i posti nel governo prossimo venturo. Considerato che si dice che i talebani vogliano fin da subito modificare l’impianto delle leggi, soprattutto la Costituzione, per riportarle indietro a quando comandavano loro o almeno per renderle più simili a quell’epoca, si capisce che il ministero della Giustizia e la Corte Suprema sono istituzioni non da poco. Però, mentre Karzai si porta avanti con il lavoro, mentre le truppe – anche italiane – combattono e muoiono per lui, viene da pensare se non sia il caso di un’operazione chiarezza a Kabul. Definire bene chi sta con chi per fare cosa. Invece questo finale di partita è come se fosse tenuto volutamente al buio, nella speranza che la sua esistenza si affievolisca nella percezione pubblica – come sta avvenendo. Scrive il saggista e storico Vali Nasr che il piano di ritiro dell’America dall’Afghanistan – e quindi anche di tutti gli altri comprimari – è diventato: tagliare la corda e sperare che passi un intervallo decente e ragionevole di tempo prima che comincino i guai certi, in modo che non ci sia un nesso di causalità troppo evidente tra ritiro e degrado (sarà prima politico o militare? Oppure culturale?) del paese abbandonato. Karzai, che per mestiere sopravvive alla sua nazione, è già al telefono con l’ufficio collocamento talebani a Doha.