Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  marzo 01 Venerdì calendario

GRILLO, BATTUTISTA O COSTOLA ROSSA?

Roma. E’ al V-day dell’8 settembre del 2007, al centro di Bologna, che Beppe Grillo all’improvviso ruggisce dal palco contro un ragazzotto che, violando il divieto assoluto di portare alla manifestazione simboli politici, si è presentato con una bandiera del Che Guevara. “Metti giù quella bandiera!”, gli strilla col suo volto più feroce. Tetragono come solo i fan del Che possono essere, quello continua impavido a sventolare, e allora Grillo urla di nuovo: “Metti giù quella bandiera! Porta anche sfiga…”.
E’ invece per candidarsi alle primarie che poi consacreranno segretario Pier Luigi Bersani che, nel luglio del 2009, Grillo chiede l’iscrizione al circolo dei democratici di Arzachena, in Sardegna. I 16 euro della quota vengono accettati, ma poi la commissione regionale di garanzia della Sardegna annuncia un no. “Lo statuto e il regolamento impediscono l’iscrizione, per questo è stata avviata la procedura di restituzione degli euro versati”. Grillo insiste: “Noi andiamo avanti. Il Pd sardo ha respinto la richiesta? Vorrà dire che la ripresenterò in continente. Peraltro la tessera praticamente ce l’ho già, ho pure pagato ben 16 euro”. Obiettivo: “Rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo paese, per offrire un’alternativa al nulla”, aveva spiegato sul suo blog.
(segue dalla prima pagina)
Dopo il “tentativo d’infiltrazione” grillino nel Pd, il dibattito ovviamente si scatena e due candidati minori alla segreteria come Ignazio Marino e Mario Adinolfi si dicono a favore del suo ingresso. Ma il responsabile organizzativo Maurizio Migliavacca è categorico: “Le regole per iscriversi al Partito democratico sono chiare e precise. Mi sembra molto difficile che la richiesta d’iscrizione al partito di Beppe Grillo contenga i presupposti e abbia i requisiti necessari per il rilascio della tessera del Pd”. La tesi è che Grillo si è iscritto in ritardo, inoltre avrebbe promosso liste in concorrenza col Pd. E’ in questa circostanza che Piero Fassino pronuncia parole oggi tragicomicamente d’attualità: “Un partito non è un taxi sul quale si sale e si scende, è una cosa seria. Grillo si faccia il suo partito e vediamo quanto prende”.
Ora che il MoVimento 5 stelle ha preso abbastanza voti da impedire al Pd di formare un governo, da varie parti si inizia a dire che in fondo anche Grillo è una costola della sinistra, in un modo in fondo simile a quanto non si fece con la Lega di Bossi al tempo in cui D’Alema combinò con Bossi il ribaltone del 1995. A parte l’imprimatur a Grillo di un personaggio col pedigree di Dario Fo, a sostegno del dialogo con Grillo sono Luigi De Magistris, Nichi Vendola, Marina Sereni. Del resto Berlusconi in campagna elettorale avvertiva così: “Almeno l’80 per cento dei candidati dei Cinque stelle vengono dall’estrema sinistra o dai centri sociali”. Eppure, per Grillo non soltanto il Che – che dei centri sociali è la massima icona – “porta sfiga”, ma “scegliere tra destra e sinistra è come scegliere tra due stronzini diversi solo perché l’uno più piccolo, l’altro più fumante”. Uno dei suoi slogan prediletti.
Certo, al momento della sua tentata candidatura alla segreteria del Pd, Grillo aveva rivendicato l’eredità di Enrico Berlinguer. Ma lo aveva fatto per dire che, dalla sua morte in poi, “nella sinistra c’è il vuoto”; e in più rivendicando il Berlinguer moralista più che il progressista. “Voglio andare al congresso a parlare ai giovani del Pd, spiegare loro le nostre proposte e capire se le condividono: sono le idee delle energie rinnovabili, della mobilità eco-compatibile, del wi-fi libero e gratuito, della raccolta differenziata porta a porta. Sono idee, non ideologie”. D’altra parte, nel programma dei Cinque stelle, temi come i beni comuni, l’abolizione della legge Biagi, l’abolizione delle stock option, il “no” alla Tav e agli inceneritori così come il disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree, s’accompagnano all’attacco contro “l’organizzazione attuale dello stato”, “burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente”; alla “vendita ad azionariato diffuso, con proprietà massima del 10 per cento, di due canali televisivi pubblici”; e addirittura alla proposta “einaudiana” dell’abolizione del valore legale del titolo di studio.