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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

LA REPUBBLICA INVASA DAGLI ALIENI

[Anche bossiani e berluscones erano anomalie, stavolta è diverso.
Non c’è l’etichetta sul citofono, i grillini nel Palazzo sono inafferrabili, anonimi, politicamente muti, una setta di sottomessi alla Dea rete] –
Peer Steinbrück e l’Economist dicono che abbiamo eletto due clown, Grillo e Berlusconi, i quali in effetti, se sommati, esprimono una maggioranza significativa di italiani. Vediamo però quali sono le differenze dovute. E’ utile. I nuovi alieni della Repubblica, l’orda immateriale di Grillo e Casaleggio, hanno già i loro banditori mediatici. C’è sempre un re degli opinionisti che dà il benvenuto ai nuovi occupanti la scena pubblica emersi dal magma della società civile, verso la quale la società editoriale è molto generosa di blandizie. Giorgio Bocca su Repubblica scrisse: “Grazie barbari!”. Parlava all’indirizzo della Lega al suo esordio (poi per anni si lamentò dell’Italia disunita). Ora Ernesto Galli della Loggia sul Corriere saluta i grillini e ammette compiaciuto di aver votato il comico genovese e il suo movimento. Non vorrei dovesse passare i prossimi anni a riflettere sul carattere alieno, estraneo a una democrazia politica matura, del fenomeno che ora incensa.
Il punto è che i grillini, nel bene e nel male, perché questa è la loro novità e la loro forza oltre che la loro controversa ambiguità, non sono un partito di plastica come fu Forza Italia, magari, e non sono un partito di terra e sangue come fu la Lega nord, magari. Non sono proprio, i grillini, un partito o un movimento materiale, che abbia luoghi di formazione comprensibili e solidi, radici culturali, un legame anche labile con una tradizione, magari da ribaltare. Sono leggeri come ultracorpi, body snatchers, invadono lo spazio pubblico clonandosi e moltiplicandosi con il consenso elettorale legittimo, ma lasciandosi alle spalle piazze, polmoni e comizi che non esprimono la loro autentica identità istituzionale, il loro carattere come soggetto politico, ormai delegato a un esercito di piccole figure scelte da piccole folle mediatiche sotto la occhiuta sorveglianza di una società di marketing, la Casaleggio & Associati; sono non partiti con non statuti, non hanno sedi, fisse dimore politiche, non hanno e non vogliono soldi, apparati, bastano due prosciutti in regalo da scambiare con un pieno di carburante e via, non hanno un cerimoniale o protocollo di qualsiasi tipo, a parte il richiamo alla rete, non credono nella democrazia di partito, nelle gerarchie, nella stabilità dell’autorità politica fondata sul consenso e sul prestigio interno, nel ricambio della leadership, e si comportano come una setta, custodiscono da sé il loro stesso anonimato, consegnano le loro idee personali a una opacità statutaria, a un individualismo che fa di te uno nella folla, nella rete uno conta per uno, cioè non si dialoga, non ci sono mediazioni, non esistono maggioranze e minoranze, è un mondo di coscienze isolate e sottomesse a un portavoce profetico, molestate come ha detto ieri Grillo da “infiltrati”, gente che cerca di trasporre nel web metodi banditeschi da partito politico, cerca di introdurre opinioni puntuali, “via, diamo la fiducia a Bersani se fa quel che diciamo noi”, discussioni su scelte da compiere, dissensi, consensi, questioncelle della democrazia old fashion, gente che potrebbe ricascare nel vizietto del punto G e andarsi a cercare orgasmi nei talk-show discutendo con gli altri, omologandosi. Sono una setta o come tale per adesso si presentano. Questo è il loro punto di forza.
I forzisti o azzurri furono una novità o un’anomalia. Scarpe marroni, blazer, pantaloni grigi, toni e linguaggio da spogliatoio o da marketing aziendale; erano a modo loro strani, differenti, forastici rispetto al timbro classico del linguaggio repubblicano e di partito, ma erano pur sempre animali politici, magari più primitivi del solito, insomma molto diversi da quelli del mondo ideologico di prima. I leghisti ebbero addirittura tratti di arcaismo, furono da subito un’adunata tribale, un’etnia, una comunità popolana, la carne non reggeva sotto la stretta di una canottiera, ce lo avevano duro, osannavano capi riconoscibili per furbizia, per ambizione diretta, gente come Bossi e Maroni che si omologava pur nella ricerca di una linea permanente di rottura, gente che entrava dentro il contesto della politica di Palazzo pur cercando di restare collegati con quelli assiepati fuori dalle mura.
Gli alieni sono invece introvabili, non sai con chi parlare, sono inafferrabili, interlocutori politici potenziali e media sono alla stessa stregua tenuti fuori dalla porta, anzi non c’è la porta, non si sa dove stanno e che fanno, vai fuori dalla casa di Grillo a Genova o vai a Bologna dove c’è un’esperienza in Comune o cerchi disperatamente di vedere se c’è un modello siciliano di omologazione, chissà, non hanno l’etichetta al citofono, vogliono fare le sentinelle della rete dentro le istituzioni, la delega ai capi è assoluta, nessuno si sente autorizzato nemmeno a fingere di avere una opinione per sé, spendibile politicamente, comunicabile senza passare per l’imbuto del web controllato dal blogger.
L’esperimento è interessante, e l’abbiamo sottovalutato pensando che era tutto un chiacchiericcio. Bene. Ci siamo sbagliati. Ma adesso come la mettiamo? Che relazione specifica ha con la democrazia come la si conosce l’invasione degli alieni, la moltiplicazione dei pani e dei pesci grillini sulla piazza elettronica e il ricasco contestuale di tutto questo nei luoghi della politica? Minacciano webcamere nelle commissioni, registratori nei colloqui privati, violazioni beffarde delle regole minime della comunicazione politica tra soggetti che dovrebbero muovere da un reciproco riconoscimento di valori, anche nella più sorda inimicizia, e vogliono affamare la bestia, niente soldi, via le sedi, via gli strumenti, via i luoghi stessi del repubblicanesimo finora conosciuto.
Domanda rivolta ai Bersani, ai D’Alema e ai tanti più o meno giovani turchi che puntavano, oops, alla restaurazione della Repubblica dei partiti. Si può fare politica così, con questi metodi, dico politica nel senso democratico che questa parola ha in una parte almeno della cultura occidentale? Si può far entrare in un contesto dialogico gente che ti sfugge, ti disprezza, gente che realizza una rivoluzione formale ribaltando tutto il tuo mondo e il tuo modo di mediare il rapporto con l’altro, amico o nemico, alleato o avversario? Si può trombare con un blog? O dobbiamo rassegnarci al mondo di Casaleggio e alla specifica spiritualità della sua setta? Alla sua pretesa di cancellare il già noto per manifesta obsolescenza e sostituirlo con il clic?