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 2013  marzo 01 Venerdì calendario

NESSUN INGANNO [I

partiti anti austerity non imbrogliano gli investitori: la solidità italiana convince di più] –
La crescita dei partiti contrari all’austerità a senso unico non ha dato ai mercati finanziari la sensazione che “abbiano vinto i clown”. Lo dimostra l’asta di mercoledì dei Btp decennali e quinquennali. Per questi è stato spuntato il tasso di interesse del 3,59 per cento. E mentre l’offerta era di 2,5 miliardi la domanda è stata di 4, con un eccesso del 61 per cento e con una “cover ratio” migliore di quella di gennaio. Il rendimento è del 60 per cento circa più alto di quello di gennaio, ma è modesto, considerando il tasso medio di inflazione del 2 per cento. Inoltre il rendimento è stato più basso di quello registrato martedì sul mercato secondario, agitato dai “rumors” sul rischio italiano. Quanto ai Btp decennali, quelli su cui si misura lo “spread” sui Bund tedeschi di pari durata, il tasso è stato il 4,86 per cento. L’offerta era di 4 miliardi, la domanda è stata di 6,6 con un eccesso del 65 per cento: più alto che per i quinquennali. Anche qui, rispetto a gennaio, c’è stato un rincaro del tasso attorno al 60 per cento. Ma il rendimento in termini reali (al netto del tasso di inflazione annua) è di circa il 2,86 per cento. Per un titolo che dura dieci anni è modesto, e non segnala un rischio conforme al quadro di un’Italia priva di governabilità dopo le elezioni. Anche in questo caso, però, il tasso è stato inferiore a quello risultante dallo spread del giorno prima. Ma come si calcola questo spread fra Btp e Bund? Solo sui titoli decennali con durata residua di dieci anni o su tutti i titoli decennali con durate residue di nove, otto, sette anni o un anno? E in tal caso, come si fa la media e su quali mercati si fa la rilevazione? Secondo alcuni Berlusconi sarebbe “un clown” perché dice che non bisogna considerare lo spread. Ma quelli che lo adorano non si sono mai posti la domanda di cui sopra. Adorano, dunque, un Dio ignoto. Non ci sarà un pasticcio come per il calcolo del tasso interbancario Libor? L’afflusso maggiore all’asta di mercoledì scorso è arrivato dagli investitori esteri, che hanno pragmaticamente considerato alcuni dati di fatto.
L’Italia ha chiuso il 2012 con un deficit del 2,9 per cento sul pil, contro la Spagna al 6,4 . Quest’anno l’Italia ha un deficit del 2,2. Ciò grazie alla manovra del governo di grande coalizione che ha aumentato le entrate di 13 miliardi, con un’operazione strutturale sull’Imu, in eccesso di 4 miliardi sul necessario. La manovra ha causato una riduzione del pil del 2,2 per cento che si proietta nel 2013 generando un’altra riduzione pari alla metà (attorno all’1 per cento). L’Italia, inoltre, ha approvato le regole europee sul rigore di bilancio e una norma costituzionale sul pareggio. L’ha fatto in gran parte sotto il governo Berlusconi (il presunto clown che metterebbe a rischio la finanza italiana). Le due nuove regole sono giunte in porto col governo di grande coalizione. Oramai il surplus del bilancio primario, quello al netto degli interessi sul debito, è al 2,8 per cento e il bilancio corretto per l’effetto negativo del ciclo tende al pareggio. Ora si tratta di realizzare la politica di crescita con cui la solidità intrinseca del bilancio viene valorizzata anziché accompagnarsi a disoccupazione e deindustrializzazione. La nuova grande coalizione può mettere a frutto il risultato ottenuto e correggere gli errori: si può, appunto, per rispettare il pareggio, applicare l’articolo 8 del governo Berlusconi sulla contrattazione periferica del lavoro accanto ad alcune azioni per il rilancio delle infrastrutture e dell’edilizia e alle riduzioni dei pesi fiscali sulle imprese, scaglionate nel tempo.
Fra gli sconfitti di queste elezioni c’è la Cgil, che ha imbalsamato l’articolo 8 e ora tace (la Confindustria che vi ha collaborato resta sul vago). Il governo tecnico è stato la prova d’orchestra (a volte un po’ stonata) della grande coalizione politica. Si riprenda lo spartito, anziché buttarlo al vento. Comunque, non c’è lo tsunami.