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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

MONTE ATHOS, L’INGENUA BLASFEMIA DI CHI VIVE SENZA PRESENZE FEMMINILI

[Tra i vari tipi di snobismo, il peggiore è forse quello spirituale. Riflessioni sul diario di un pellegrino russo] –
Tempi duri, tempi bui. Me ne vado sul Monte Athos, lontano dal mondo e vicino a Dio… Naturalmente lo faccio restando a casa e con un libro in mano, come al solito. Ma conosco una leggenda, una diceria non so quanto credibile, secondo cui alcuni ex supermarxisti nonché nietzscheani, che fino a qualche anno prima annunciavano l’apocalisse o la liberazione, cioè il crollo del Capitale a opera della Classe Operaia, si misero a fare turismo spirituale frequentando i monasteri del Monte Athos, all’estremità sud-orientale della penisola calcidica.
Come tutto a questo mondo, anche lo snobismo è un fenomeno complesso e vario. C’è lo snobismo sociale, per cui ci si innamora di chi è nobile e ricco (gli snob a rovescio, o supersnob, prediligono i vagabondi e gli spostati). C’è lo snobismo culturale, di tutti noi che ci siamo messi fin da ragazzi a frequentare i grandi classici, confortando e interpretando la nostra incerta vita con la loro eccellenza, nobiltà, aristocrazia. C’è lo snobismo spirituale, religioso e mistico, che porta a frequentare i santi, i sapienti, gli illuminati, gli dèi e Dio: non per il sacrosanto, rispettabile dovere di salvarsi l’anima, ma per ingrandire, sollevare, adornare il proprio irriducibile io. Se non si cerca la santità e la salvezza dell’anima (in qualcuna delle sue varianti, compresa quella dell’autocancellazione) frequentare la divinità, entrarci in confidenza, parlarci e parlarne in società, è snobismo spirituale, autopromozione ai più alti, altissimi livelli concepibili della gerarchia terrestre e cosmica.
Ma sembra che sul Monte Athos si possa anche stare semplicemente in santa pace, senza notizie o news, migliorando perfino la salute mentale e fisica: cibo scarso, aria pura, ambiente suggestivo, molto silenzio e una certa ritmica disciplina quotidiana. Certo, si dice che là si dorma poco (circa tre ore per notte) e che i monaci soffrano continuamente di sonnolenza: una cosa di cui francamente non vedo i vantaggi spirituali. Va aggiunto il fatto che da quelle comunità di monaci e su tutto il territorio è bandita ogni presenza femminile. Da mille anni nessun piede di donna “ha toccato quel suolo e perfino alle femmine degli animali è vietato l’accesso”. Su questa norma ci sarebbe da riflettere, forse da discutere. Ma a che scopo?
Tutte cose risapute dai cultori di ascesi cristiana, che ritrovo nell’interessante libro dello scrittore russo Boris Zaitsev (1881-1972): “Monte Athos. Un pellegrinaggio nel cuore spirituale del cristianesimo ortodosso” (Castelvecchi). Su quel monte, dice l’autore, è assente ogni sentimentalismo e nessuno mai piange. Si leggono le sacre scritture e le vite dei santi. Si pensa di continuo alla morte, si collezionano e si studiano le ossa dei monaci defunti e quei cristiani ortodossi biasimano “la sfumatura sensuale della venerazione cattolica del Redentore, il culto del cuore, le stigmate e così via”. L’austerità è grande, anche se è concesso ammirare le bellezze della natura, i fiori, gli alberi: “Le basi di questa vita sono la preclusione della volontà individuale e l’obbedienza incondizionata all’ordine gerarchico”. A ogni monaco viene assegnata una “penitenza”, cioè un lavoro: “Esistono monaci pescatori, taglialegna, ortolani, lavoratori di fattoria, pigiatori di uva, falegnami e, tra le professioni più ‘intellettuali’, bibliotecari, grammatici, pittori di icone, fotografi e così via”. Se si è arrivati alla fotografia, oggi ci saranno monaci addetti all’informatica? Foto di sante donne o donne innocenti erano o saranno ammesse? E la Vergine Maria, considerata protettrice del Monte Athos e certamente donna, non ha fatto arrivare la sua voce a quei devoti uomini? Scrive Zaitsev: “Per noi secolari, questa vita fondata sulla preghiera di notte, sul lavoro di giorno, dal sonno scarso e dal cibo cattivo, è un enigma e ci chiediamo come i monaci riescano a sostenerla. Tuttavia vivono. Arrivano fino a tarda età (…). Inoltre il tipo fondamentale del monaco dell’Athos, a quanto mi sembra, è sano, tranquillo ed equilibrato (…). L’ospitalità, la dolcezza e l’affabilità verso i forestieri fanno parte del tratto distintivo degli abitanti dell’Athos”.
Ci credo senz’altro, eppure… Non mi sogno di fare una lezione di morale ai monaci del Monte Athos. Si può capire che un singolo eremita decida di “vivere in Dio” escludendo ogni presenza femminile, ma intere comunità ascetiche di soli uomini mi sembrano ingenuamente blasfeme. Non so se Dio creatore approverebbe.