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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

IN GOD WE TRUST

[Il rischioso progetto di Obama
di indagare nei meccanismi della mente tralasciando lo spirito] –
Qualcuno direbbe che è una notizia inquietante, sembra invece sia passata sotto silenzio. Solo poco tempo fa il coro delle reazioni sarebbe stato assordante. Erano gli anni in cui una polemica tipicamente ratzingeriana investiva la cultura scientifica e le sue ramificazioni tecnologiche. Darwin, o almeno il nocciolo duro e integralista del darwinismo, assieme allo scientismo, allo sviluppo incontrollato della tecnica e delle tecniche erano denunciati come radici del relativismo moderno, e quindi come causa del declino e crisi dell’occidente, in primo luogo della laicista Europa. Oggi viene di fatto ignorata la notizia che Barack Obama ha deciso di avviare una gigantesca ricerca, insieme scientifica, tecnica e tecnologica, indirizzata a scoprire quali sono i “meccanismi” della mente umana e a sviluppare una intelligenza “artificiale” dal funzionamento analogo a quella naturale. Come tutti i suoi predecessori, il presidente americano intende affidare il suo secondo mandato a una progettualità ambiziosa, così da essere ricordato dai posteri non solo per i faticosi e problematici interventi della politica contingente: e quale progetto potrebbe puntare a un tale riconoscimento meglio di una completa e riuscita esplorazione dell’universo mentale dell’uomo? Il rapporto tra la fisicità delle cellule cerebrali e ciò che chiamiamo spirito è però tema scottante: più volte e da più parti si è alzato il monito a non confondere i due piani, a non identificare la materialità dei neuroni con quel che per molti potrebbe identificarsi addirittura con l’anima. Esplorare il cervello nelle sue più segrete (e misteriose?) funzionalità non può essere la porta per violare una intimità gelosa, inaccessibile, sacrale? E’ evidente il rischio che si crei il mito del cervello-mente, condizionante e socialmente assai pervasivo, come successe con lo sbarco sulla luna. Andare troppo oltre, in questa direzione, non può essere una tentazione faustiana di appropriarsi, in definitiva, dell’uomo stesso? Si aggirerà tra noi, come già in molti film, Frankenstein “the modern Prometeus”?
In questi giorni, Obama ha anche compiuto ulteriori passi verso il riconoscimento giuridico per le nozze gay. I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono già accettati in nove stati dell’Unione, e il 6 novembre scorso la legalizzazione è passata in quegli stati – Maryland, Washington, Maine – nei quali si è tenuto un apposito referendum. Obama ha colto il mutamento dell’opinione pubblica e ha ordinato al ministero della Giustizia di sostenere, dinanzi alla Corte suprema, la tesi della incostituzionalità della legge federale attualmente vigente, che penalizza sul piano economico le coppie gay. Che differenza c’è ormai tra lui e gli europei Hollande, Cameron, Zapatero e persino la Germania, dove la Cdu sembra non volersi più opporre al riconoscimento della pari dignità tra unioni gay ed eterosessuali? La Corte europea per i diritti umani e la Corte costituzionale tedesca hanno stabilito, in contemporanea, che le coppie omosessuali non devono più essere discriminate: nell’occidente, la svolta per l’ampliamento dei diritti civili dell’individuo in quanto tale si profila sempre più netta, se non addirittura travolgente.

Il pragmatismo americano non ha paura
C’è però ancora una qualche differenza tra Obama e l’Europa, anche quando percorrono un cammino parallelo. Obama ha sottolineato che la ricerca sul cervello da lui promossa è una delle aree scientifiche sulle quali occorre puntare per far crescere nuove iniziative economiche, generatrici di posti di lavoro e quindi di ricchezza. Ai repubblicani, riottosi dinanzi a un progetto che comporterebbe costosi investimenti federali, ha ricordato come ogni dollaro speso, appena pochi anni fa, per la mappatura del genoma ha avuto una ricaduta di 140 dollari in attività economiche. Le ricerche sul funzionamento del cervello potrebbero portare benefici anche maggiori. Nella scelta del presidente americano non c’è traccia di deriva laicista di stampo europeo. Senza farne un’ideologia scientista, come è quella perseguita dai laicisti e demonizzata dagli spengleriani – due facce, a ben considerare, della stessa medaglia – il pragmatismo americano non ha paura, anzi tratta familiarmente scienze e tecnologie e, come questa volta, ne stimola lo sviluppo anche nei settori a rischio che in Europa definiremmo “sensibili”: basta che siano redditizie e portino benefici economici. Alla prossima cerimonia ufficiale, Obama continuerà a pregare, “In God we trust”, senza alcun problema di coscienza. Però, curiosamente, stavolta la sofisticata e ideologizzata Europa non si è tirata indietro, anzi è un po’ più avanti dell’America. Da fine gennaio, l’Unione sta investendo un miliardo di euro su un “Human Brain Project” che si propone di realizzare, utilizzando circuiti integrati e silicio, una vera e propria simulazione del cervello umano. Il progetto è serio, ha già attirato qualche scienziato americano a varcare l’oceano. Insomma, siamo semplicemente a una guerra concorrenziale. In barba a considerazioni etiche e religiose.