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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

LETTERE AL DIRETTORE

FINI, DI PIETRO, INGROIA: CHI AVEVA INCENSATO QUESTI LEADER? ORA C’È GRILLO –
Al direttore - Fra il capopopolo e il capofolla (manzonianamente intesi c’è una bella differenza), Bersani vuole smacchiare il primo, l’amor vostro, e blandire il secondo. Poteva dirlo prima che la sua Italia giusta sarebbe stata costruita con un Parlamento versione “Striscia la notizia” in mano a un bravo che detta legge dal suo palazzotto di Sant’Ilario.
Claudio Monti

L’unica cosa giusta che Grillo porta con sé è il cabaret, di tanto superiore alle lagnose circonlocuzioni della cattiva politica d’apparato. Il fenomeno non è nuovo, Berlusconi ha già dato molto in questa direzione. Morto che parla: ecco una interessante dichiarazione politica per quella testa dura o quadra di Bersani. Risolutiva.

Al direttore - Da fresco elettore del Pd, con rammarico devo constatare che il suo segretario mi sembra in confusione. Strizza l’occhio a Grillo, pur sapendo che non darà mai la fiducia a un suo governo. Può non piacere, ma se non si vuole tornare a votare tra sei mesi e mandare il paese a ramengo, l’unica strada percorribile è quella di ricostruire una “strana maggioranza” con nomi nuovi e, soprattutto, con un programma che venga percepito dagli italiani come una svolta vera in campo economico, sociale e istituzionale. Non un patto di legislatura, ma un esecutivo di emergenza nazionale (magari garantito dall’attuale inquilino del Quirinale) che – nell’arco di un biennio – sia in grado di varare i provvedimenti più urgenti per dare ossigeno alla produzione e al lavoro, e per restituire credibilità alla politica. Per poi tornare alle urne. L’impresa non è facile, certo. A Bersani potrebbe costare l’alleanza con Vendola e la ribellione di dirigenti e militanti (ma anche Berlusconi avrebbe le sue gatte da pelare con la Lega e all’interno del Pdl). Ma ci sono dei passaggi, nella vita di un paese, in cui un leader è tale se riesce a distogliere i suoi seguaci dall’etica dell’intenzione, e a imporre l’etica della responsabilità. Beninteso, se non è in grado o non vuole farlo, può sempre lasciare il passo a chi se la senta.
Michele Magno

Questo che lei dice è ragionevole e giusto. L’idea che con Berlusconi non si parla, sennò Michele Serra si dispiace e rutta, dura da quasi vent’anni, e non si può dire che abbia portato bene alla sinistra (per non parlare del paese in cui la sinistra abita). La riluttanza di Bersani il Cav. potrebbe definirla: morto che non parla.
Al direttore - Un editoriale del Foglio del 27 febbraio ipotizza che dal voto italiano scomposto e sorprendente possa venire una spinta perché Bruxelles tenga conto dei danni che può provocare la continuazione di una linea di austerity recessiva. Ex malo bonum, dunque. Se così accadesse, non si potrebbe che esserne contenti. Tuttavia, va considerato che la Bce, per un’ulteriore espansione monetaria, e la Ue (leggi: Germania), per decidere adeguati stimoli fiscali, attendono verosimilmente di conoscere quale sarà il seguito del voto: se e a quale formazione di governo si arriverà e quale programma sarà adottato. E’ difficile che ora siano queste istituzioni a fare il primo passo; anzi, permanendo una situazione di incertezza sulla governabilità, è immaginabile che esse si preoccupino di altro, a cominciare da un potenziale contagio. Insomma, a me pare che siamo noi che dobbiamo muoverci per primi, riuscendo a costituire in tempi non biblici un governo con un programma adeguato e, a questo punto, pretendendo un sostanziale mutamento delle politiche europee. Mi rendo conto che è facile a dirsi, niente affatto semplice a realizzarsi, mentre impera, però, la somma urgenza delle risposte. Eppure qui è Rodi… Con i più cordiali saluti.
Angelo De Mattia


Al direttore - Travaglio gode parecchio.
Marco Militi

Sta facendo tutto da solo, ma anche così è possibile godere, basta accontentarsi. Ebbe leader Fini, che carezzò contro Berlusconi, ed è andata come è andata. Insieme a lui, ebbe Di Pietro, e non dico altro. Infine giunse quello per cui ha di recente votato, Ingroia, che gli serviva per riscrivere la storia d’Italia. Sono risultati godibili, ma è necessaria molta fantasia. Aspetti un poco, e se la godrà con Grillo.