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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

BERLINO E I “CLOWN”

[Il direttore editoriale della Welt ci dice che i grillino gli ricordano tanto i Verdi tedeschi] –
Milano. I tedeschi ci guardano, ci giudicano, ci fanno innervosire. Durante questa campagna elettorale sono intervenuti spesso, ieri il presidente Giorgio Napolitano ha deciso addirittura di non incontrare il candidato alla cancelleria dell’Spd, Peer Steinbrück, che aveva detto di essere “inorridito dalla vittoria di due clown”. C’è stata poi una telefonata di chiarimento, ma Thomas Schmid, direttore editoriale del gruppo tedesco Welt, spiega al Foglio che non esiste una politica interna europea, e che nessuno può dire agli italiani come votare o come gestire l’esito del voto. “Esternazioni pre-elettorali come quelle del ministro degli Esteri Guido Westerwelle, o di Ruprecht Polenz (Cdu) della commissione Esteri al Bundestag, o del presidente dell’Europarlamento Martin Schulz (Spd), non fanno che stimolare l’euroscetticismo che già serpeggia tra gli italiani”.
Schmid è andato di persona a Roma per assistere al comizio finale di Beppe Grillo. Voleva vedere e sentire il comico e incontrare i suoi seguaci. “Mi sono accorto, stando in mezzo a loro, che mi ricordavano i Verdi ai loro inizi”, dice al Foglio. Stesso sogno di un mondo più giusto, di lavoro per tutti – idee spesso non sostenute da un programma concreto, ma non è detto che, come già i Verdi tedeschi, anche i grillini non possano imparare. All’indomani dell’insediamento di Mario Monti, nel novembre del 2011, Schmid aveva sottolineato che un governo tecnico non era la sospensione della democrazia, ma doveva avere una durata breve. Per questo oggi giudicherebbe un grave errore affidare l’Italia-ingovernabile ancora a tecnici. “L’effetto sarebbe un ulteriore scollamento tra società e politica”.
La stampa tedesca ha reagito scioccata all’esito del voto italiano. E anche Schmid nei suoi commenti a caldo si era mostrato preoccupato. Ora però spiega alcuni elementi in più. E’ vero che i “grillini” sono ancora emeriti sconosciuti, ma non vanno confusi con Beppe Grillo. “Prima di demonizzarli bisogna farli entrare al Senato e alla Camera, sentire cosa hanno da proporre, insomma bisogna dare loro una chance”. E poi, ammette Schmid, di aver anche lui trascurato un dato importante: “Con l’arrivo in massa degli eletti del Movimento 5 stelle, c’è stato un considerevole rinnovamento in Parlamento. E già questo è un bene, in un paese dove da trent’anni sui banchi della politica siedono sempre le stesse persone”. Quando i Verdi entrarono per la prima volta al Bundestag (trent’anni fa con il 5,7 per cento dei voti) non c’era l’Ue, l’Europa non era strozzata dall’indebitamento pubblico e i paesi non erano stretti nel corsetto della moneta unica. Non succedeva che all’indomani di un’elezione politica Moody’s si affrettasse ad avvertire, come ha fatto, che l’Italia è di nuovo a rischio. Dello spread non si sapeva nulla, e in caso di necessità si svalutava la propria moneta. Per Schmid i due grandi problemi dell’Italia sono la bassa produttività e l’indebitamento, ma è la politica che deve metterci mano. “La minaccia delle banche di non dare più soldi al paese è sbagliata”.

Il caos organizzato dell’Italia
Nel commento pubblicato ieri sulla Welt, Schmid pareva combattuto tra due sentimenti. Da una parte riconosceva a Monti di aver fatto un po’ di pulizie in casa Italia. Purtroppo, però, è mancato il tempo, così come a Monti il talento, per un vero rinnovamento. La maturità politica dell’Italia si dovrà ora misurare sulla base della capacità della classe politica di prendere decisioni. Schmid aggiunge parlando con il Foglio: “Sono sempre stato affascinato dal caos organizzato che questo paese riesce a mettere in piedi, un caos generato dall’energia che caratterizza l’Italia e dalla capacità di compiere innumerevoli giravolte”. Una politica dai tratti espressionistici, molto più vivace della solida, pedante e al tempo stesso inerte politica tedesca.