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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

PER IL POLITOLOGO GARDELS L’ITALIA AVRÀ BISOGNO DI UN ALTRO MONTI

Roma. Nathan Gardels, giornalista e politologo americano, è citato più volte nel libro che Mario Monti ha scritto l’anno scorso mentre era a Palazzo Chigi, insieme all’europarlamentare francese, Sylvie Goulard, intitolato “La democrazia in Europa” (Rizzoli). Gardels – come spiegato nelle settimane scorse sul Foglio – è uno dei teorici della democrazia a trazione elitaria, ovvero della necessità di innervare di competenza e organismi tecnocratici le nostre democrazie occidentali, schiave del “breve termine”, sostenitore di un certo livello di “depoliticizzazione” del dibattito di tutti i giorni.
Gardels incontrò Monti nel febbraio 2012, nel pieno della battaglia contro lo spread del governo presieduto dall’ex presidente della Bocconi, e rimase impressionato dal coraggio dell’esperimento tecno-democratico italiano. Come giudica ora il risultato della lista Scelta civica per Monti, che ha raggiunto appena il 10 per cento dei consensi elettorali? “Le elezioni italiane non sono una sorpresa. Sfortunatamente, questo risultato conferma l’analisi sulla degenerazione della ‘democrazia del consumatore’, quella dove prevalgono orizzonti e misure di breve termine piuttosto che decisioni a tutela delle attuali e future generazioni. E allo stesso tempo conferma l’esistenza di una ‘vetocrazia’ nel vostro paese, cioè del predominio degli interessi particolari e corporativi che bloccano il processo politico”. Il tutto, secondo il politologo, viene “esacerbato da regole elettorali che rendono più difficile ottenere una maggioranza netta in Parlamento”.
Poi Gardels, attualmente in tour in Europa per una serie di lezioni in alcuni atenei del continente, chiosa l’exploit del comico Beppe Grillo: “Anche questo risultato non è una sorpresa secondo me. La maggior parte degli elettori, infatti, oppone resistenza ai sacrifici quando la classe politica è così corrotta. A meno di passi avanti nella lotta alla corruzione, ogni sacrificio richiesto in nome del lungo periodo continuerà a essere sospetto. Questo è vero anche per Spagna e Grecia, per esempio. Ma rimane evidente che Grillo non ha un programma di governo, ma solo un programma di proteste”. Il problema, secondo l’autore del libro “Intelligent Governance for the 21st Century” (edito da Polity), in cui si teorizza l’ibridazione tra modello democratico occidentale e modello autoritario cinese, è che “ora l’Italia torna indietro al momento in cui Monti salì a Palazzo Chigi nel novembre 2011. I mercati già guardano a questo scenario. In questo modo, almeno, diventerà evidente che sono state le sue politiche – e non soltanto Mario Draghi e la Banca centrale europea – a far scendere il prezzo dei titoli di stato. Nei prossimi giorni sono sicuro che diventerà chiaro come Monti sia decisivo per la credibilità internazionale di un qualsiasi governo. Non solo: ci sarà la necessità di una forma di ‘unità nazionale’ e di una ‘casta tecnocratica’, necessariamente no-partisan e in un certo senso ‘depoliticizzata’, affinché qualsiasi futuro governo sia preso sul serio”.
Il politologo californiano ammette però che il voto antiausterity degli italiani dovrà spingere anche l’Unione europea a modificare la sua posizione: “Ora sono la Germania e gli altri paesi creditori dell’Ue che dovranno cambiare atteggiamento e andare verso una politica più sviluppista se non vogliono che la situazione italiana accenda di nuovo il caos nell’Eurozona. L’Italia, con il risanamento fiscale in corso, non ha molte possibilità di stimolare la crescita. Ma ho sentito che a Berlino si discute di un nuovo programma per creare occupazione giovanile. Forse è il segnale di un cambiamento…”. Che è come dire che in fondo, anche alle élite tecnocratiche di Bruxelles, la sveglia democratica può tornare utile.