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 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

BERSANI EN BURLESQUE

[Ha fatto piedino a Grillo che, perfido, gli si nega ma lo titilla] –
Sfilarsi le mutande, lanciarle alla persona amata e sgambettare ammiccando è un’arte. Si coltiva nelle scuole di burlesque, non in quelle di partito. Martedì nella sua prima apparizione pubblica dopo il voto, Bersani è apparso come un seduttore per forza, disperato e di periferia. Ha provato a fare piedino a Grillo, in modo maldestro e nel momento sbagliato, le avances pare siano state formalmente respinte ieri, ma ne sta nascendo uno stillicidio erotico di ricatti. Eppure il segretario candidato premier era rimasto chiuso in casa, un giorno e una notte a riflettere, dicono, in solitudine. Amareggiato e ferito, cosa più che comprensibile: vincere senza vincere è peggio che perdere perdendo, chi perde prima o poi se ne fa una ragione e si prepara a nuove prove. Lui no, lui è rimasto fulminato al traguardo, inchiodato a responsabilità cui per onestà e senso del dovere non intende sottrarsi ma che non sa come affrontare. Se è questo lo stato d’animo suo e queste sono le conclusioni cui è pervenuto dopo tanto riflettere, perché non attenersi a un comunicato o a una breve conferenza stampa, giusto per dire che la situazione è sotto gli occhi di tutti e che la palla è nel campo del solo regista possibile, il capo dello stato? Perché tirarsi su per i capelli, disegnare ruoli inesistenti e non riconoscere che la partita è patta come disse D’Alema nel 2006 quando fu Prodi a vincere per un pugno di voti e cercare finalmente di metter su una casa comune e stabile per il paese? Bersani invece non ha resistito al suo personale sogno e si è tuffato. In acque fredde, senza idee, senza nemmeno una gerarchia delle opzioni possibili. Ed è venuta fuori principalmente tutta la sua debolezza: “Sì, potevo fare di più ma io questa cosa qua so fare”, “non abbiamo vinto anche se siamo arrivati primi”, “più delle primarie cosa avrei dovuto fare, dopo di che può darsi pure che un altro…” avrebbe fatto meglio, “so fare questo mestiere qua io non me la sento di coltivare inganni”. Rifiuta la strana maggioranza di scalfariana memoria e dice a Berlusconi “che pensi a riposarsi”. Poi la profferta “all’enorme novità che ha investito il sistema”: dica Grillo cosa vuol fare, prenda lui le sue responsabilità. Proprio lui che D’Alema definì tempo fa un incrocio fra Bossi e il Gabibbo. Boh.