Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

E ORA CHE SUCCEDE? QUATTRO IPOTESI SPIEGATE DAL PD AGLI INTERLOCUTORI STRANIERI

Roma. “How can we say? This is, for us, a new challenge…”. Ieri mattina i massimi esponenti del Pd hanno passato molte ore al telefono per cercare di tranquillizzare quegli osservatori stranieri (ministri di governi esteri, analisti finanziari, operatori di mercato) che gli stessi massimi esponenti del Pd avevano tentato di rassicurare durante la campagna elettorale, lasciandogli intendere, sondaggi alla mano, che per il futuro dell’Italia non ci sarebbe stato alcun problema di stabilità. Oggi che la parola “stabilità” non sembra essere però la definizione più esatta per descrivere l’orizzonte politico del nostro paese, a tutti gli interlocutori che hanno chiesto lumi al Pd per orientarsi sulle strade che il centrosinistra intende percorre nei prossimi mesi sono state offerte quattro diverse soluzioni.
La prima soluzione è formare un governo di minoranza, che cerchi dunque di trovare la maggioranza al Senato sui singoli provvedimenti, ed è l’ipotesi che il segretario del Pd intende percorrere nelle prossime ore. Bersani crede sia possibile arrivare al Senato a queste “maggioranze variabili” grazie ai voti dei grillini (a Palazzo Madama il centrosinistra ha 123 senatori, 35 in meno di quanti ne occorrano per avere la maggioranza), ma questa prima soluzione presenta un ostacolo forse insormontabile per il segretario del Pd (e non solo per il leggerissimo “no” arrivato ieri dalla bocca di Grillo: “Bersani lasci, è un morto che cammina”). Quando Bersani infatti salirà al Quirinale, il capo dello stato potrà anche affidare l’incarico al leader del centrosinistra ma se Bersani non dimostrerà preventivamente di avere i numeri per governare è difficile che Napolitano gli dia effettivamente l’incarico. Il segretario del Pd avrebbe infatti i numeri per ottenere la fiducia del Senato se i grillini uscissero dall’Aula; ma se durante la fiducia dovesse uscire anche il centrodestra non si arriverebbe al minimo di senatori necessari a Palazzo Madama per votare la fiducia (160 senatori).
La seconda opzione per Bersani è quella di rinunciare all’incarico e cercare un non politico che tenti di formare un nuovo governo tecnico a scadenza limitata (per capirci: fino alle europee del 2014). A guidare questo governo “costituente”, sempre nelle ipotesi del Pd, potrebbe essere un nome a scelta tra Corrado Passera, Giuliano Amato o Fabrizio Barca.
La terza opzione (sponsorizzata, per quello che conta, da Massimo D’Alema) è invece quella di costruire una grande coalizione sul modello tedesco insieme con la seconda forza del paese, e dunque il centrodestra di Silvio Berlusconi. Agli interlocutori stranieri, però, questa opzione i vertici del Pd la delineano solo come fosse un’ipotesi di scuola, perché – è il ragionamento di Bersani – “di Berlusconi non ci si può fidare e i nostri elettori non capirebbero mai”.
La quarta opzione, al momento una delle più probabili ma anche la più sgradita al Quirinale, è quella di fare un tentativo con Grillo e poi, in caso di insuccesso, dare le chiavi del paese al vecchio governo Monti (o a un altro tecnico) e andare a rivotare a giugno. A giugno (e non prima) non solo per provare a scrivere una nuova legge elettorale ma anche per avere il tempo di nominare un nuovo presidente della Repubblica (il 15 aprile), farlo insediare (dopo il 15 maggio) e poi fargli sciogliere le Camere (per l’elezione del presidente della Repubblica dopo il terzo scrutinio occorre solo la maggioranza relativa dell’Assemblea e tra deputati e senatori Bersani e Monti avrebbero i numeri per eleggere autonomamente il nuovo capo dello stato). L’ipotesi di un governo per gli “affari correnti” sarebbe conciliabile con una delle scadenze che il nostro paese ha con l’Europa. Entro il 31 marzo l’Italia, sulla base del “Six pack”, deve presentare alla Commissione europea il suo Piano nazionale per le riforme e la versione aggiornata del Patto di stabilità e un governo transitorio potrebbe presentare i documenti in Europa. Queste le soluzioni, il “challenge”, offerte agli interlocutori stranieri. Bersani ne ha discusso con lo stato maggiore del Pd martedì sera e ne discuterà anche durante la direzione. Direzione convocata per il 6 marzo. Tra sette giorni: senza fretta.