Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2013  febbraio 28 Giovedì calendario

DUE GRILLINE TRA CASCHETTI, SONETTI E PROCLAMI DEL LEADER. MARTA E PAOLA, “RISERVE DELLA REPUBBLICA”

Roma. Ci si ritrova in Italia appesi a un blog (di Beppe Grillo) e anche in cerca – quantomeno – di qualche “riserva della Repubblica”, qualche grillino che mostri una faccia meno truce dell’ologramma dell’ex comico che parla via Internet ogni giorno alla stessa ora. Si cercano neo eletti sinceramente in ansia per le sorti del paese, disposti magari a firmare la petizione lanciata ieri da un’elettrice grillina su change.org (“caro Beppe, dai la fiducia al governo”: trentamila firme in poche ore) e magari propensi al dialogo. Ma è il leader che decide per tutti, al momento, e anche i neo eletti che la mattina provano a dire qualcosa di sinistra al Pd, a ora di pranzo scoprono che l’ex comico ha detto a Bersani “morto che parla”. E allora a un certo punto si pensa: “Cherchez la femme”, la donna tra le donne a Cinque stelle, la “responsabilità” che il Pd cercava prima dello schiaffo di ieri (“Bersani stalker”, gli ha detto Grillo). E così, dall’indistinto corpaccione degli eletti grillini, spuntano, qui e là, non solo neo elette che non sanno quanti siano i senatori (accade a “Un giorno da Pecora”, su Radio2), ma pure donne considerate dalla base papabili per la presidenza della Camera o di commissioni varie, come le due diversissime “gemelle Kessler” amate dai grillini laziali: una deputata, l’altra senatrice; una timida, l’altra meno timida; una giovanissima, l’altra comunque giovane; una studentessa, l’altra mamma, impiegata e autrice di sonetti in romanesco; una di Civitavecchia, l’altra del Quarticciolo. Dal magma del day after emerge Marta Grande, la ragazza di venticinque anni col caschetto rosso e il maglione nero, la quasi-laureata a Roma Tre con esperienza in Cina e precedente laurea in Alabama, la “portavoce” che i cameraman inseguono come raro volto riconoscibile (“ma è lei, l’eletta?”): Marta così diversa e così uguale (“uno vale uno”, ripetono i grillini) da Paola Taverna, neo senatrice quarantatreenne con un figlio di dieci e un lavoro presso un laboratorio di analisi cliniche. Una “cittadina nauseata”, come si è definita nel video di presentazione, e una grande organizzatrice di serate danzanti, come dicono gli amici del movimento, mostrando su Facebook le foto di Paola con stivali e capelli quasi rossi (non quanto quelli di Marta), pronta alla battuta quanto al “no” agli evasori fiscali. Non aveva “un programma da proclamare”, Paola Taverna, e ha affidato al sonetto la sua idea di mondo: “… Me rappresento solo /de te nun c’ho bisogno / anzi me fai un po’ schifo / e me riprenno er sogno / ritrovo orgoglio, stima e pure convinzione / che sto cesso che me consegni / lo ritrasformo in nazione/ Hai fatto er tempo tuo e mo poi tornà a casa / e fallo pure in fretta, se voi poi chiede scusa / Volemo tornà a crede soltanto in storie belle / Volemo che sto stato sia solo 5 stelle”.
La sera della vittoria Paola cantava l’inno a 5 stelle e Marta si atteneva alla formula uscita dalle riunioni (“voteremo le proposte buone per il paese”), mentre i cercatori di riserve della Repubblica andavano a ripescare sul Web gli interventi di Marta in quel di Civitavecchia, qualche mese fa, quando si lasciava andare al lamento per la “stella dell’ambiente svenduta” e spiegava il perché del suo coinvolgimento: “Gli altri candidati sono tutti già visti”, serve “una rivoluzione culturale”. Non bisogna “aspettare un principe”, diceva. Ora ripete che Grillo è solo un “megafono” (peccato che il megafono detti la linea).