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FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "FELTRI

VITTORIO"

2010
[La società Vidierre ha studiato il minutaggio nei tg, stilando la classifica dei primi 100 personaggi televisivi per tempo di parola] Vittorio Feltri, direttore del Giornale, si piazza 19° posto complessivo sui 9 mesi. Prima di Epifani, di Bossi, del vicesegretario Pd Enrico Letta. E sul Tg4, nell’ultimo mese, ha avuto la parola per ben 22 minuti e 40 secondi.
Fonte: GOFFREDO DE MARCHIS, la Repubblica 5/10/2010

I più importanti giornalisti del centrodestra si trovano oggi in questa condizione:
1) Vittorio Feltri ha una sospensione dall’Ordine che gli pende sul capo. L’ha sanzionata il Consiglio regionale di Lombardia (6 mesi più 2). Ne dibatterà a novembre il Consiglio nazionale. Uno dei motivi della punizione ma è quello di fatto scatenante e che mostra la filosofia dei simpatici colleghi è il fatto che Feltri ha interpretato alla lettera l’articolo 21 della Costituzione e ha deciso di lasciarmi pubblicare sul Giornale i miei modesti scritti. Ha ragionato: Farina sarà radiato dai giornalisti, ma pur essendo Betulla non è un albero e dunque non è espulso dal consesso umano. Nulla e nessuno può revocare il diritto umano ad esprimersi.
Fonte: Renato Farina, Libero 2/10/2010

ANSA - "Sono stato chiamato al Giornale per ripianare i conti, ma se la mia presenza è d’impiccio me ne vado, senza polemiche". Lo ha dichiarato all’ANSA il direttore editoriale de Il Giornale, Vittorio Feltri. Ieri il premier Silvio Berlusconi aveva sostenuto che "i giornali considerati più vicini a noi forse ci fanno più male che bene". […] A proposito delle dichiarazioni di Berlusconi "sono convinto - ha aggiunto Feltri - che le pensi. Mi hanno chiamato al Giornale perché dovevo ripianare un deficit che al mio arrivo era di 22 milioni e 700 mila euro. In quattro mesi era sceso a 17 milioni. Quest’anno, secondo le previsioni, dovrebbe chiudersi con un passivo di 7 milioni. In 16 mesi sono riuscito a recuperare 15 milioni. E’ questa la missione che cerco di portare a termine ma se devi fare i risultati è necessario fare un giornale di un certo tipo". "Può anche non piacere, basta dirlo - ha continuato Feltri - come sono arrivato in via Negri in due ore vado via, senza conferenze stampa e senza polemiche".
DAGOREPORT/1 Chi è il candidato di Berlusconi per il dopo-Feltri? Giuliano Ferrara. Che pone al Banana come condizione per accettare di poter fare il giornale dei moderati italiani e solo se si ricomincia a parlare di politica sul serio. Per Vittorio onori soldi e seggio sicuro. Ora che le colombe volano alte Littorio Feltri non vuole fare il piccione ed ha pronta la sua exit strategy. Il Banana è stato servito a dovere perchè comunque vada a finire Gian-Fregnone rimarrà sfregiato a vita dal bicamere di Montecarlo.
DAGOREPORT/2
Ora che la mannaia della sentenza Boffo sta per arrivare e che i soliti Letta-Letta stanno vincendo la battaglia, Feltri è pronto a togliere il disturbo ma lo farà realizzando una sua segreta e grande ambizione: entrare in politica con un seggio sicuro e poi - forte del suo straordinario carisma - scendere pesantemente in campo. Un grillino o un Di Pietro di destra: perchè nei sondaggi la sua popolarità è alle stelle nel mondo della destra e del berlusconismo più esagitato. E il "Giornale"? Poco gliene importa anche perché ha dimostrato già a tutti quello che vale ed anche la sufficiente spregiudicatezza per abbandonare i suoi figli (vedi ’L’Indipendente’ e ’Libero’) al loro destino (il suo sogno è di fare un giornale veloce come "Il Fatto" versione di destra). Ed un motivo di fretta in più: i dati di diffusione non sono poi cosi straordinari come fa credere, tanto che ancora una volta sta partendo un piano di ridimensionamento degli organici. Berlusconi che gli deve davvero tanto lo asseconderebbe e farebbe fare a Giuliano Ferrara quello che non ha potuto fare con Feltri: trasformare il quotidiano di via Negri nel punto di riferimento della grande borghesia italiana, quello che era cioè il "Corriere della Sera" di un tempo. Accetterà Ferrara? Se Berlusconi vuole fare davvero politica con un progetto chiaro per salire al Quirinale in un clima di pacificazione nazionale dirà di si. PS - Ieri sera, verso l’ora di cena, Berlusconi ha chiamato personalmente Alessandro Sallusti chiedendo di moderare i toni su Fini-Tulliani....
Fonte: Andrea Montanari, Milano Finanza, Dagoreport - Dagospia 1/10/2010; A.D. Il Mondo n.41 8/10/2010

FELTRI IRRETITO «Elisabetta Tulliani deve avere qualcosa di magnetico se anche uno come Vittorio Feltri stava per cascarci. Quando io e Ely ci frequentavamo ci siamo trovati allo stesso tavolo con l’allora direttore di Libero. Lui rimase molto colpito». Vittorio Sgarbi, Radio 24.
Fonte: Massimo Murianni, Novella 2000, n. 34, 26/08/2010, pp. 37-40

[Michela Vittoria Brambilla] Ne sarà lusingato Vittorio Feltri, che quand’era direttore di Libero le fece recapitare a casa il simpatico perissodattilo [un asino] con un fiocco azzurro attorno al collo: «Lo acquistò nel Pavese prima che ne facessero brasato per una festa dell’Unità. Ugo è furbissimo. Si crede un umano. Quando parto per Roma, raglia disperato. Ne fa di ogni».
Fonte: Stefano Lorenzetto, il Giornale 25/7/2010

Il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, è stato sospeso per sei mesi dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia. La colpa starebbe nel modo con cui è stato gestito il caso Boffo, notizia secondo l’ordine lombardo risultata inesatta e in cui sarebbe stato violato il dovere di rettifica e di verifica della fonte. Feltri, che non ha ricevuto nessuna solidarietà al di fuori del centro-destra: «Mi dispiace di non essere un prete pedofilo o almeno un semiprete omosessuale o un conduttore di sinistra, ma di essere semplicemente un giornalista che non può godere, quindi, della protezione dei vescovi, né diventare un martire dell’ informazione».
Fonte: Anno VII - Trecentoquindicesima settimana Dal 22 al 29 marzo 2010

Ma il caso più eclatante resta quello di "Libero", quotidiano fondato nel 2000 da Vittorio Feltri. Questo giornale per accedere ai fondi per l’editoria di partito, a cominciare dal 2003 ha preso in affitto il bollettino "Opinioni nuove"che già riceveva modeste provvidenze in quanto organo del movimento Monarchico italiano. Questo supplemento coronato ha portato in dote a "Libero" i fondi pubblici riservati agli organi di partito. Avanti Savoia, tutto serve per fare cassa.
Fonte: Primo Di Nicola, L’espresso 29/7/2010

Cesare Lanza. «I miei compagnucci del poker, tutti. La gente che stimo, come Giuliano Ferrara. Amici come Vittorio Feltri.
Fonte: Giancarlo Dotto, Sette n.27, 8/7/2010

Non sapevo che fosse amico di Furio Colombo. VITTORIO FELTRI: «Lavoravamo insieme all’Europeo, teneva una rubrica che si chiamava Camera con vista. Amici non so, ma abbiamo buoni rapporti». […] I più feroci furono Bibì e Bibò, alias Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro, direttore e vicedirettore dell’Indipendente, che spararono la foto in testa alla prima pagina, ingrandendola il più possibile e indicando Carra al ludibrio della folla inferocita di quei giorni. […] Del resto allora Bibì e Bibò erano dei forcaioli assatanati, sarebbero diventati dei "garantisti" a 24 carati quando passarono nella scuderia di Silvio Berlusconi. Se la prendevano anche coi figli degli imputati. Per esempio quelli di Craxi. Toccò a me scrivere sull’Indipendente una lettera aperta a Vittorio (’Caro direttore, ti sbagli su Stefania Craxi”, 11/5/1993) ricordandogli che i figli non hanno i meriti ma neanche le colpe dei padri. […].
Fonte: Massimo Fini, il Fatto Quotidiano 17/6/2010

Invece la Maserati è un regalo di Vittorio Feltri [a Alessandro Sallusti, condirettore del Giornale] che gliel’aveva promessa nel caso Libero avesse raggiunto una media di vendita di 100mila copie. Ciò avvenne quando Paolo Mieli, nel 2006, annunciò sul Corriere della Sera che avrebbe votato Prodi alle elezioni: «Il giorno dopo 60mila lettori del Corriere passarono a Libero». Arrivò la Maserati: «Non finirò mai di ringraziare Mieli».
Fonte: Azzurra Della Penna, Panorama 27/5/2010

MILANO – «Scajola, chiarisci o dimettiti». Stamattina, in testa all’editoriale del direttore, i lettori del Giornale leggeranno questo titolo. Ieri Vittorio Feltri l’ha mandato in stampa e poi si è concesso una serata a teatro, spiegando – un attimo prima di entrare in sala – che «al ministro per lo Sviluppo economico non ci crede nessuno». […]
Fonte: www.corriere.it terzo pezzo APPUNTI SULLE DIMISSIONI DEL MINISTRO SCAJOLA PRESI DAI SITI IL 4/5/2010

Per fortuna che me l’hanno rubata la mia Dei; intendo la «Umberto Dei», la bicicletta più classica ed elegante prodotta in Italia, anche Vittorio Feltri ne ha una, ma è ormai rassegnato a tenerla in garage.
Fonte: Vittorio Sgarbi, il Giornale 27/4/2010, pagina 1

Il ministero dello Stile, che Sgarbi affiderebbe allo stilista Massimo Piombo, che dovrebbe vigilare affinché l’Italia non venga abbrutita dal cattivo gusto. Lo affiancherebbe, in qualità di ministro dell’Eleganza, Vittorio Feltri: «Perché si veste Piombo».
Fonte: Voce Arancio 14/4/2010 

P.S. Nella piccola via privata dove c’è casa Bocca – chiusa con cancelli ai due lati, affacciati su due diverse perpendicolari – fino a qualche anno fa vigeva una regola non scritta, ma ferrea. Destino, infatti, aveva voluto che ci abitasse anche Vittorio Feltri, attuale direttore del Giornale e da sempre grande nemico di Bocca (sua ultima dichiarazione, a Gramellini della Stampa: «Di Feltri non penso niente, perché mi fa paura»). E dunque i due si erano tacitamente accordati: uno esce di qua e l’altro esce di là. Bocca al cancello est, Feltri al cancello ovest.
Fonte: Francesco Briglia, Vanity Fair n.12 21/3/2010

Feltri «Marcio Travaglio», ma a onor del vero in questo caso si tratta di una risposta al «Littorio Feltri» usato da Travaglio. […]. Vittorio Feltri però chiarisce che come in tutti i duelli ci sono regole e rispetto per l’avversario. «Travaglio - dice - fa il suo mestiere e lo fa bene. Sa scrivere e non è uno sciocco. La sua battaglia è legittima e io non ho nulla da eccepire. L’unica cosa è che il nostro vicedirettore Nicola Porro è andato ad Annozero, ha detto una cosa senza alcuna acrimonia e Travaglio ha reagito rivelando il lato deplorevole del suo modo di fare: mettere a tacere chi la pensa diversamente dandogli del servo, del killer, della merda. Per questo abbiamo reagito. Ma fa parte del gioco». Il direttore del Giornale accetta anche l’editoriale che Travaglio proprio ieri gli ha dedicato su Il Fatto («Feltri, l’arma letale»): «Un pezzo che sta anche in piedi, ma poi lui finisce sempre per insultare». E assicura: «Non ho alcuna ossessione Travaglio. Pericoloso? Per me non è pericolosa neanche la sinistra, figuriamoci lui. Fa il suo mestiere, e siamo in democrazia».
Fonte: Michele Brambilla, La Stampa 28/2/2010, pagina 9

Feltri e Belpietro allora direttore e vice dell’Indipendente furono, nel biennio 1992-94, i più assatanati fan di Di Pietro, che chiamavano affettuosamente Tonino, i più convinti sostenitori di Mani Pulite e i più ”giustizialisti”, chiamando Craxi ”il cinghialone”, dando così alle legittime inchieste dei magistrati il sapore di una ”caccia sadica” e contribuendo a creare quel clima che poi porterà all’indegno linciaggio, a colpi di monetine, davanti all’hotel Raphael e all’inseguimento di Gianni De Michelis per le calli di Venezia.
Fonte: Massimo Fini, il Fatto Quotidiano 27/1/2010

la Santanchè insieme al sodale Vittorio Feltri infatti è in pole position per comprarsi il ’Giornale’. […] L’altro colpo la Santanchè, oggi tornata single dopo la fine della storia con l’imprenditore Canio Mazzaro, padre di suo figlio Lorenzo e attuale compagno di Rita Rusic, lo fa consigliando a Berlusconi di arruolare Feltri al ’Giornale’. "Non è stato un semplice cambio di direzione" raccontano dal quotidiano "ma un trasloco di un ’pacchetto all-inclusive’, in cui c’era pure il vicedirettore, il direttore generale e la concessionaria che vende gli spazi pubblicitari al giornale di Angelucci, Visibilia".
Fonte: Emiliano Fittipaldi, L’espresso 18/2/2010

Non sappiamo, per esempio, se Vittorio Feltri o Beppe Grillo siano iscritti all’Avis, ma a quest’ora in Paraguay sarebbero già due colabrodo.
Fonte: Riccardo Chiaberge, Il Sole-24 Ore 10/1/2010

2009
Giorgio Forattini. E mi parla bene di Vittorio Feltri («sarà pure feroce, ma ha aumentato le vendite del Giornale di 50.000 copie. Speriamo mi faccia un bel contratto»).
Fonte: Andrea Di Consoli, il Riformista 23/12/2009

Qualche giorno fa il direttore de «Il Giornale», Vittorio Feltri, si è scusato con l’ex direttore Dino Boffo per la campagna scatenata contro di lui.
Fonte: Mario Calabresi e Paolo Mastrolilli, la Stampa 22/12/2009

Caso Marrazzo. Il video di Marrazzo con una trans ha girato molto. Le prime a vederlo sono state Brunella Bolloli e Fabiana Ferri, della redazione romana del quotidiano Libero. Lo mostra loro il 15 luglio Gianguarino Cafasso che chiede 500 mila euro. Le due ne parlano al loro direttore, Vittorio Feltri, che rifiuta l’offerta. […]. Interrogato, Scarfone dice anche che Vittorio Feltri, nel mentre divenuto direttore del Giornale, ci ha ripensato e che avrebbe acquistato il video per 55 mila euro. La trattativa si blocca, perché Panorama, diretto da Giorgio Mulè, mostrerebbe interesse. II 19 ottobre, però, Silvio Berlusconi chiama Marrazzo per dirgli che il video gira, e il Governatore prende un appuntamento con l’agenzia. Intende forse comprarlo lui, ma l’arresto dei carabinieri, il 21, glielo impedirà.
Fonte: Novella 2000, n. 46, 12/11/2009, p. 34

La notizia è di pochi giorni fa: il direttore di Libero Vittorio Feltri ha presentato un’offerta per acquistare il Como. Insieme a lui, nella scalata al piccolo club della Lega Pro, anche il segretario nazionale del Movimento per l’Italia Daniela Santanchè e il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri.
Fonte: Marco Sarti, Il Riformista 25/07/2009

Quella al nuovo direttore del "Giornale" Vittorio Feltri, ad esempio. Incalzato sulla storiaccia che ha portato, dopo la denuncia del suo giornale, alle dimissioni del direttore dell´"Avvenire" Dino Boffo: «Ma come, lei parla di casellario giudiziario, ma nel casellario giudiziario non vi è traccia di quell´allusione alle abitudini sessuali di Boffo?». E Feltri: «Ma no, nel casellario no, era una velina che circolava nelle curie». «Dunque anonima, lei ha pubblicato una velina anonima? Ma Boffo è uscito distrutto, aveva famiglia», gli fa notare il giornalista. «Beh, tutti abbiamo famiglia», fa spallucce Feltri dietro la poltrona della sua scrivania.
Fonte: Carmelo Lopapa, la Repubblica, 25/09/09

«Repubblica linciava il premier da mesi e neanche una parola. Io attacco Dino Boffo con una sentenza pubblica, e il giorno stesso il presidente della Camera spara sul killeraggio politico.» […] Dino Boffo ne ha avuto l’immagine distrutta. contento? «No, non sono contento». Ridarebbe la notizia? «Sì». Conosceva Boffo? «Incrociato un paio di volte». Aveva motivi di risentimento personale nei suoi confronti? «Risentimento è una parola forte. Però sì». Quali? «Nel 2000 venni radiato dall’Ordine dei giornalisti di Milano per aver pubblicato su Libero alcuni nomi di pedofili e alcune foto sulla pedofilia. Feci ricorso. Due furono i colleghi che si accanirono particolarmente affinché l’Ordine respingesse quel ricorso, invece accolto: Boffo e un giornalista romano». Chi è il giornalista romano? «Lasciamo perdere».
Fonte: intervista a Vittorio Feltri, Andrea Marcenaro, First ottobre 2009

28 AGOSTO. Feltri esordisce da par suo al Giornale, tirando fuori il primo dossier: una vecchia condanna di Dino Boffo, reo di pallide critiche al premier, per molestie su una ragazza. E spiega: ”Quando la politica si trasforma e si svilisce scadendo nel gossip, quando gli addetti all’informazione si rassegnano a pescare sui fondali del pettegolezzo spacciando per notizie le attività più intime degli uomini e delle donne, fatalmente la vita pubblica peggiora e riserva sorprese cattive. E se il livello della polemica è basso, prima o poi anche chi era abituato a volare alto, o almeno si sforzava non perdere quota, è destinato a planare per rispondere agli avversari. La Repubblica da tempo si dedica alla speleologia e scava nel privato del premier, e l’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, ha pure messo mano al piccone per recuperare materiale adatto a creare una piattaforma su cui costruire una campagna moralistica contro Silvio Berlusconi, accusato condurre un’esistenza dissoluta in contrasto con l’etica richiesta a una persona che ricopra cariche istituzionali. Mai quanto nel presente periodo si sono visti in azione tanti moralisti, molti dei quali, per non dire quasi tutti, sono sprovvisti titoli idonei. Ed è venuto il momento di smascherarli. Dispiace, ma bisogna farlo affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche. Cominciamo da Dino Boffo...”.
Fonte: Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano 31/10/2009

L’articolista, Gianni Pennacchi, ha rivelato che al quotidiano di Vittorio Feltri fu offerto «telefonicamente» il video che riprendeva - secondo il «contatto» - Alessandra Mussolini mentre faceva «sesso esplicito» con Roberto Fiore. Gianni Pennacchi sostiene che quella offerta fu declinata dalla direzione del quotidiano, che non ha voluto neppure visionare il filmato.
Fonte: La stampa 30/11/2009

Salotti. Quello milanese trasversale di Chicca Olivetti che ospita Vittorio Feltri, Alain e Jaki Elkann, [altri].
Fonte: Antonella Piperno e Lucia Scajola, Panorama, 29 ottobre 2009, pag. 84

Adesso qualcuno tra i sostenitori del Cavaliere temono l’impatto fragoroso della direzione di Vittorio Feltri sulla tenuta del centrodestra. E attribuiscono alle scelte imprenditoriali dettate dalla corsa all’efficienza l’assunzione di Feltri, il cui contratto prevede un bonus sui risparmi. […] Qualcuno dunque inserisce la scelta di Vittorio Feltri alla direzione del quotidiano [Il Giornale], al posto di Mario Giordano, proprio in un ottica più ampia di risparmio e di recupero delle perdite eccessive, anche in risposta alle pressioni fatte dai figli. Altri invece, più ragionevolmente, collocano l’operazione Feltri in un altro quadro, quello dell’offensiva berlusconiana, che aveva bisogno di una bocca da fuoco contro gli avversari.
Fonte: Silvia Bernasconi, il Riformista 16/09/2009

Il Giornale appartiene a Paolo Berlusconi, fratello minore del premier. Da una settimana, per volontà di Silvio che gli ha garantito un contratto stellare, è tornato a dirigerlo Vittorio Feltri. Sulla poltrona di Libero, orfano del suo fondatore, è stato chiamato Maurizio Belpietro, già direttore di Panorama e molti anni fa primo collaboratore dello stesso Feltri. Un movimento che ha avviato una specie di guerra civile all’interno della stampa di destra: i due quotidiani fanno a gara nel superarsi quanto a rivelazioni, Belpietro sta stampando a puntate la «vera storia» di Gianni Agnelli e dell’eredità contesa dalla figlia Margherita, Feltri è partito lancia in resta contro Boffo, tutti e due hanno ritirato fuori la pratica, mai smentita, dell’appartamento comprato da Ezio Mauro a Roma e parzialmente pagato in nero (Ezio Mauro è il direttore di Repubblica).
Fonte: Anno VI - Duecentoottantaseiesima settimana Dal 23 al 31 agosto 2009

Claudio Sabelli Fioretti. Ne avrai vinta pure qualcuna di queste cause? Alcune si sono perse nei meandri della giustizia italiana, altre le ho vinte, alcune le ho perse. Ad esempio una che era partita da Vittorio Feltri. Di cosa si trattava? Meglio che non te lo dico, sennò ci querela a tutti e due. Stimavo molto Feltri prima di quel giorno. Abbiamo concordato, sai lui era bisognoso…
Fonte: Alessandro Da Rold, Il Riformista, 04/09/09

Dimostrando di saper saldare i suoi debiti, il Cavaliere ha premiato con la direzione del "Giornale" e con un contratto da "ingaggio milionario" (lo scrive oggi anche Elisabetta Soglio sul "Corriere della Sera") il suo più efficace scudiero nella vicenda veline: Vittorio Feltri. […] Da direttore di "Libero", Feltri ha regalato a Papi-Silvio alcune prime pagine che hanno fatto parecchio rumore: il titolone "velina ingrata" rivolto a Veronica, corredato con le foto delle tette al vento; l’intervistona a Daniela Santanché sul bodyguard di Macherio "compagno" da anni della signora Berlusconi. […] Nessun altro giornale è arrivato a tanto, e il premier ha dovuto pure prendere le distanze (a proposito di "balle blu"...). Ora, però, Feltri è passato all’incasso. E la replica di Veronica non si è fatta attendere: a lanciare i siluri su Papi "l’anziano" ci ha pensato la figlia Barbara, dalle pagine di Vanity Fair.
Fonte: dagospia 5/8/2209

Paolo Villaggio. Avrebbe accettato anche l’offerta di altri giornali? «Certo. Dica a Vittorio Feltri che se mi propone una collaborazione di prestigio, io per lui scrivo subito. Anche gratis».
Fonte: Barbara Romano, Libero 29/6/2009

Vittorio Feltri che dice «Gaber è il mio artista preferito».
Fonte: Andrea Scanzi, la Stampa 03/03/2009

2008
Aderisco alla campagna di Vittorio Feltri per l’abolizione delle Province.
Fonte: Massimo Gramellini, La Stampa 12/12/2008

”Se fossi Berlusconi non mi preoccuperei”, ha detto Feltri. ”Anche Mussolini aveva le sue donne. Abbiamo bisogno di un presidente del consiglio, non di un monaco trappista”.
Fonte: Internazionale 773 4-11 dicembre, (dal New Yorker) 2008

Luciano Moggi. Ho cambiato completamente mestiere, scrivo su Libero del mio amico Vittorio Feltri, che mi ha teso una mano in piena bufera e si è fatto venire quest’idea di fare di me un opinionista.
Fonte: Maria Luisa Agnese, "Corriere della Sera" 11/6/2008

Silvia Guidi. Il suo ex direttore, Vittorio Feltri, cade dalle nuvole: «Silvia all’Osservatore Romano? Non ne sapevo nulla. Mi avevano detto che andava a Lugano, al Giornale del Popolo. Però non mi stupisce: oltre che brava, scrupolosa e prudente, lei è davvero religiosissima. E non è la sola qui dentro: in redazione ci manca solo che mi organizzino una messa vespertina delle cinque. E magari mi costringono a fare la Comunione».
Fonte: Lorenzo Salvia, Corriere della Sera 29/4/2008

[…] In seguito Michele Brambilla dev’essersi ricordato dell’aureo consiglio che Feltri gli diede quando lavoravano insieme al Corriere: "Ricordati che nei giornali o fai il direttore o fai l’inviato. Tutto il resto è una galera".
Fonte: Il Giornale 18 febbraio 2008, Stefano Lorenzetto

Vittorio Feltri. L’Indipendente era nato con la pretesa di imporre all’Italia il classico stile british, cioè molto sobrio; pretesa bizzarra, visto che un simile tipo di giornale in Inghilterra era già moribondo: il Times, per intenderci, stava già cambiando. Il primo Indipendente, quello pre-Feltri, fu insomma un buco nell’acqua, un giornale più noioso che serio, più soporifero che compassato. Bisognava dargli una scossa, ma come? Feltri decise di chiedere consigli a un «grande vecchio» del mestiere: Gaetano Afeltra. «Andai da Afeltra con il timore reverenziale che si deve a un mostro sacro del giornalismo», mi raccontò poi Feltri. «Mi sedetti davanti a lui e tirai fuori il taccuino per prendere appunti. «Che fai?», mi disse. E io: «Mi segno tutti i consigli che mi dai, così non me li dimentico». «Non c’è niente da appuntarsi, metti via quel taccuino», fece lui. «Il consiglio è uno solo: piglia o’ iurnale e riempilo emmerda», mi disse. Voleva dire: spazza via le pretese di giornale d’élite, e fanne uno aggressivo, vivace, con le notizie che la gente vuole, siano pure pettegolezzi. E io così feci». Feltri è uno di quei direttori, non moltissimi, che il mestiere lo sa trasmettere. I suoi consigli sono forse cinici ma probabilmente per questo efficaci: «Quando scrivi un pezzo, non documentarti troppo: tanto, quelli che leggono non sanno quasi niente di ciò di cui stai parlando. E tu devi metterti in sintonia con loro. Se parli troppo difficile, non ti seguono. Non stare neanche a fare schemi: scrivi di getto come se stessi parlando a tua moglie o tua mamma, usa il linguaggio di tutti i giorni. Insomma, scrivi come parli».
Fonte: ItaliaOggi 26 febbraio 2008, Michele Brambilla

"I compagni al caviale", volume a cura di Vittorio Feltri e Renato Brunetta e che fa parte della collana "Manuali di Conversazione Politica" distribuiti da Libero.
Fonte: Libero 9 gennaio 2008

2007
Renato Farina. Dicono che Feltri volesse licenziarti in tronco ma ti abbia difeso solo per andare controcorrente, com’è nel suo Dna. “Il suo intimo non lo conosco. Con me è stato un vero amico. Mi ha difeso molto ma molto di più di quanto non appaia. Senza rinunciare a darmi del pirla”.
Fonte: Panorama 05/11/2007, Stefano Lorenzetto

La famiglia Berlusconi – dicono - sarebbe anche pronta a comprare ”Libero”, compresa la poltronissima di Vittorio Feltri per poi piazzarlo a capo del nuovo prodotto che si chiamerà: ”Il Giornale Libero” (ma discutono se non è meglio chiamarlo ”Il nuovo Giornale Libero”, con ”nuovo” scritto in piccolo).
Fonte: Roberto D’Agostino, Dagospia 27/9/2007

1991 a Vittorio Feltri, allora direttore dell’Europeo.
Fonte: Libero 13/09/2007, pagg.28-29 VITTORIO FELTRI

2006
Il calvario di Enzo Tortora. Libero 19 maggio 2006. Ho seguito soltanto la parte finale del processo a Enzo Tortora, ma mi è bastata. Dal 15 luglio al 17 settembre, esclusa la parentesi agostana, che il tribunale di Napoli ha dedicato alle vacanze, non ho perso un’udienza. […] Breve premessa: quando il direttore del mio giornale, che è il Corriere della Sera, mi notificò la decisione di inviarmi a Napoli non avevo alcuna idea se il papà di Portobello avesse più o meno combinato ciò che la Procura partenopea gli addebitava. E, francamente, poco mi importava. Conoscevo Tortora, l’avevo incontrato due o tre volte: ma non si può certo affermare che la nostra fosse un’amicizia. E, se devo essere sincero, mi era più antipatico che simpatico: trovavo odiosi i suoi toni affettati, certi atteggiamenti melliflui, il perbenismo ossessivo. […]
Fonte: Libero 19/05/2006, pag.1-25 Vittorio Feltri

Tanto che, quando gli segnalarono che il nipote di Scalfaro aveva ricevuto un avviso di garanzia, si premurò subito di informare Tanino Scelba, portavoce del Presidente. Al Quirinale quella notizia non piaceva, Orlando arrivò a un compromesso : l ”articolo fu pubblicato nelle pagine interne in taglio basso, quasi nascosto, sotto il titolo ”Imprenditore novarese inquisito”. Quella succosa notizia fu invece uno dei cavalli di battaglia di Vittorio Feltri che di lì a poco, dopo il successo dell’Indipendente, ereditò la cattedra di Indro Montanelli.
Fonte: SCH. 120213 (ORLANDO Federico)

2004
Era il 14 gennaio 1998. Mattia era già un cronista del ”Foglio”, l’articolo s’intitolava: ”Quel Feltri, non fosse mio padre lo odierei”. Allora Mattia viveva con Vittorio a Ponteranica, Bergamo. Oggi ha preso casa da solo a Milano, però è andato a lavorare col babbo. Dice il figlio di avere un obiettivo per il futuro: ”Lavorare il meno possibile”. Il padre, invece, vuole lavorare il più a lungo possibile: ”Non riesco a immaginarmi su una panchina dei giardinetti o a spingere il carrello al supermercato con la lista compilata da mia moglie”. A sentirli così, sembrerebbero due tipi così diversi. In realtà, Mattia e Vittorio Feltri si somigliano enormemente».
Fonte: Silvia Grilli, ”Panorama” 12/3/2004, SCH. 94895 (FELTRI MATTIA)

2003
[9] V. FELTRI, Il diario di Vittorio Feltri, in Libero, 29-10-2003, p. 1552.

[SPADA don Andrea. (Gladius)] “Feltri, lo leggo sempre. Ha ironia, a volte è cattivo cattivo, ma sa prendere posizioni difficili. Viene a trovarmi spesso. Racconta un sacco di barzellette. La più divertente, è su di me. Perché io un tempo firmavo gli articoli col disegno d’una rondinella, simbolo di libertà. Una sera, quando si stampava a piombo, il proto non trovava la rondinella e ad alta voce, innervosito, si mise a gridare in tipografia: chi l’ha est l’osèl del diretùr? Chi ha visto l’uccello del direttore? Rido tutte le volte che ci penso”.
Fonte: SCH. 66780 (SPADA don Andrea (Gladius))

2001
[Massimo Fini]. [...] quando Feltri andò all’’Indipendente’ andai con lui. Nel giro di un anno e mezzo passammo da 20 mila a 125 mila copie. La gente sentiva che eravamo sgangherati ma liberi. Un giorno Vittorio mi invitò a cena e mi disse una frase terrificante: “Se vado al Giornale, vieni con me’. Io lo supplicai di non farlo. [...] Feltri è una delle persone più permalose del mondo. I nostri rapporti si guastarono ma poi abbiamo rifatto la pace. Lui voleva a tutti i costi che io andassi al ”Giornale’. E alla fine mi convinse. Quando andai a firmare il contratto chiesi all’amministratore Crespi: ”Lei a che squadra tiene?’. Rispose: ”Tenevo alla Juventus ma siccome mi piace il bel calcio adesso tengo al Milan’. Tornai su da Vittorio e dissi: ”Non vengo più’ [...]”» (Claudio Sabelli Fioretti, ”Sette” n. 35/2001)
Fonte: SCH. 13422 (MASSIMO FINI)

2000
Vittorio Feltri il calzino corto proprio non lo sopporta, e giudica poco elegante quello a pois, o con i disegnini, e persino bordeaux. Addirittura inqualificabile, a suo giudizio, il grigio chiaro e il bianco (i piedi di chi li indossa sembrano zampe di piccione). Ammessi quelli di seta viola o rossa, in dotazione a vescovi e cardinali per le cerimonie (un tempo, anche i consoli romani in guerra, i senatori e i cavalieri della Repubblica di San Marco portavano ”calze intiere e scarlatte”.
Fonte: Francesca Pini, Sette, 13/04/2000

Anche Vittorio Feltri si sacrifica a pranzo, ma al posto della mela ha una storica mania, il cono di ricotta fresca, il formaggio più magro sul mercato.
Fonte: Carla Bardelli, Benedetta Lignani Marchesani su Panorama del 9/11/2000 a pagina 301

Vittorio Feltri, giornalista, 57 anni: "Era appena finita la guerra e si andava a scuola col grembiule. Un toccasana, una livella sociale: tolte le scarpe e il viso eravamo tutti uguali, poveri e ricchi".
Fonte: Maria Grazia Ligato e Giovanni Negri su Io Donna del 18/11/2000 a pagina 57
[Giorgio Gori]. “Feltri è uomo di un’antipatia assoluta. Il nostro primo incontro risale al ’78, quando ero un ragazzo impegnato e facevo degli editoriali di denuncia a ”Radio Bergamo’, dove c’era anche lui. Feltri mi disse di piantarla: ”Chi se ne frega della mafia. Elenca piuttosto la lista delle farmacie aperte’. Nell’83 ci siamo incontrati di nuovo a ”Bergamo oggi’, il giornale che lui dirigeva. Andò peggio: mi licenziò, raccontandomi un sacco di balle e che il cuore gli sanguinava nel perdermi. Ma io lo ringrazio perché mi costrinse a cercare altro [...].
Fonte: SCH. 12900 (GORI Giorgio)

[RASPELLI Edoardo] Entrai in cronaca, al ”Corriere d’Informazione”, […]. I miei compagni di redazione erano allora Walter Tobagi, Ferruccio De Bortoli, Vittorio Feltri, Gian Antonio Stella, Massimo Donelli.
Fonte: SCH. 7506 (RASPELLI Edoardo)

1999
Compensi di professionisti della comunicazione, intellettuali, giornalisti, esperti per intervenire a dibattiti, moderare tavole rotonde e partecipare a convention: [...] Vittorio Feltri, Antonella Boralevi e Claudio Brachino 10 milioni.
Fonte: Giacomo Amadori, Panorama 22/4/99

1997
10 ottobre 1995 - Vittorio Feltri durante un “fuori onda” con Emilio fede al Tg4: «Sì, facciamo un servizio su questo stronzo di Dini che dice ai giornalisti che non sanno fare il loro mestiere».
Fonte: Valentino Maimone, Panorama senza data, ma 1997

1994
Quando Vittorio Feltri ne assunse la direzione nel marzo 1992, l’Indipendente vendeva 19.500 copie. Nell’autunno 1993 era passato a oltre 100mila.
Fonte: L’Europeo, 12 ottobre 1994