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FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE ”COSSIGA, FRANCESCO"

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2010
Francesco Cossiga quando era presidente della Repubblica aveva l’abitudine di portare in dono ai capi di Stato cui faceva visita una scatola con cinque cravatte Marinella.
Fonte: Voce Arancio, 7/7/2010

Ed ecco che oggi Cossiga ci dice che il Dc 9 [strage di Ustica] è stato abbattuto da un missile a risonanza, non a impatto. […] Ma che potrebbe finalmente portare a una svolta se la nuova inchiesta aperta nel 2008 dalla Procura di Roma troverà riscontri alle dichiarazioni del Presidente Francesco Cossiga. Cossiga sostiene di aver saputo dai nostri servizi segreti che fu un aereo della marina militare francese a lanciare il missile che abbattè il Dc 9.
Fonte: Giangavino Sulas, Oggi, 30 giugno 2010, pag. 68

In realtà il senatore a vita Francesco Cossiga ha confidato a Novella: «Barbara [Berlusconi] si sposerà dopo la laurea e io sarò il suo testimone».
Fonte: Manuela Florio, Novella 2000, n. 24, 17/06/2010, pp. 60-64

[…nel 1998] nel parlamento nazionale, un movimento politico guidato da Francesco Cossiga, l’UDR, è determinante per la formazione di un nuovo governo, presieduto da Massimo D’Alema.
Fonte: Francesco Costa, Il post.it, 18/6/2010

Non fu da meno negli impegni Francesco Cossiga. Presentando nel 1979 il suo primo governo (che diede l’avvio alla stagione definita del pentapartito), s’impegnò per «una sistematica azione di lotta all’evasione». L’anno dopo auspicò, per il secondo governo, un «recupero graduale dell’area delle evasioni», con quell’aggettivo («graduale») che rivela indirettamente le difficoltà incontrate.
Fonte: Cesare Maffi, ItaliaOggi 2/6/2010

Cravatte - La regola che impone la cravatta agli uomini per entrare in Senato fu sancita da Francesco Cossiga nel 1984.
Fonte: D. Per., L’espresso 31/03/2010

Il settimanale Oggi ha realizzato una classifica dei parlamentari più assenteisti (dall’inizio della legilatura ad aprile 2010). Tra i senatori più assenteisti: Francesco Cossiga (Udc-Svp) che ha votato una volta sola.
Fonte: Sandro Orlando, Oggi, 2 giugno 2010, n. 22, p. 28

Si chiama "sindrome da stanchezza cronica". […] Altri malati illustri: Francesco Cossiga.
Fonte: Daniela Cipolloni, Oggi, 19 maggio 2010, pag. 104

A quell’incontro [tra Tremonti e Benedetto XVI avvenuto in una sala del vescovado di Bressanone, nell’agosto 2008, dopo la recita dell’Angelus] era presente anche l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che qualche tempo dopo avrebbe definito Tremonti «un laico ratzingeriano, un uomo sinceramente affascinato dal pensiero del Papa. Affascinato dal concetto di laicità positiva che considera la religione una risorsa per la società, non un freno».
Fonte: Andrea Tornielli, il Giornale 20/4/2010, pagina 4

[…] Fondazione Icsa, il primo think tank italiano sui temi della sicurezza che ha radunato gli esperti più qualificati tra ufficiali, prefetti, ambasciatori e professori. Una realtà bipartisan che ha come presidente onorario Francesco Cossiga […].
Fonte: Gianluca Di Feo, L’espresso, 6/5/2010

[Porta a porta] la Terza Camera – copyright di Francesco Cossiga.
Fonte: Carlo Tecce, il Fatto Quotidiano 9/4/2010

[Augusto Minzolini ] Francesco Cossiga cominciò a tirare picconate. Feci dire a Ciriaco De Mita che il capo dello Stato era pazzo. Grande scandalo.
Fonte: Stefano Lorenzetto, Panorama 31/03/2010
Ma l’esclusione più tormentata, in assoluto, è stata quella di Francesco Cossiga. Anche perché ha riguardato entrambi i circoli storia della capitale. Prima, il "picconatore" ci provò con la Caccia. Incontrò in Vaticano Giulio Sacchetti, il presidente, e gli espresse il desiderio di entrare nel Circolo. Sacchetti sondò gli umori dei soci e fece presente a Cossiga che c’era il passaggio non proprio contato delle palle bianche o nere per l’accettazione. La risposta fu fulminante: «Ma io non ci penso neanche a essere votato. Mi deve nominare come fossi un principe reale». Ritirata sdegnata davanti all’impossibilità di stravolgere il regolamento. Qualche tempo dopo, il tentativo si ripeté con gli Scacchi. Qui, il sondaggio lo fece un socio, il Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio. Ne parlò al presidente Patrizi e questo sentì l’umore dei soci. Che risultò tutt’altro che calorosamente propizio. Così, davanti al rischio di una bocciatura, anche la seconda candidatura si dissolse.
Fonte: Enrici Mannucci, Sette 11/3/2010

[Franco Bernabè] è molto amico del Presidente Francesco Cossiga che lo inserì in una commissione sui servizi segreti assieme a Carlo Jean e a Paolo Savona, […].
Fonte: Gianmaria Pica, Il Riformista 3/3/2010

[…] Paolo Modolo, lo stesso sarto di Francesco Cossiga […].
Fonte: Mariagrazia Marilotti, Oggi, 3 marzo 2010, pag. 86

[dicembre del 1999]. Craxi era reduce da una brutta operazione e durante quella dolorosa convalescenza ad Hammamet era andato a trovarlo Francesco Cossiga. E il contenuto di quel colloquio l’ex Capo dello Stato rivelò in una intervista semiclandestina a Raisat Extra: «A un certo punto gli dissi: caro Bettino, io so a chi è andata una fetta di denari prodotti dal finanziamento.... E lui, davanti al caminetto, me lo ricordo con la coperta, mi rispose: "Io non posso mischiare le mie vicende giudiziarie con grandi cause di libertà e di liberazione"».
Fonte: dagospia [Martini per La Stampa 15-01-2010]

Le lettere di Francesco Cossiga a Craxi sono infinite e copiosissime, mentre non è chiaro il significato di una missiva di Cossiga indirizzata presumibilmente a Licio Gelli: «Caro Licio, ho ricevuto la tua segnalazione e mi sono mosso nel senso da te indicato...». Eccetera. datata 5 aprile 1979. […]
Fonte: Filippo facci, Libero, 3/1/2010

2009
«Gladio», l´organizzazione che, complice Francesco Cossiga, doveva salvare l´Italia da un eventuale attacco comunista, […].
Fonte: FRAMMENTO DEI FRAMMENTI RELATIVI ALLA VOCE ”ISOLA DELLA MADDALENA”

AGUS Gianfranco. Conduttore tv. nipote di Francesco Cossiga.
Fonte: SCH. 197787 (AGUS Gianfranco)

Nessuno spazio affettivo, invece, per Francesco Cossiga che spesso sostiene di aver ”raccomandato” sua ”nipote” Bianca Berlinguer. Algida risposta di lei, 2008: ”Il presidente emerito sostiene di essersi adoperato per la mia carriera. L’intervento, non richiesto né sollecitato, non ha, per sua stessa ammissione, sortito buon fine. Lo prego di astenersi per il futuro da simili raccomandazioni perché non vorrei che, oltre che rivelarsi inutili, mi procurassero ulteriori danni”.
Fonte: Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 1/10/2009

[Graziano Mesina] amici […], tra cui l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga.
Fonte: Ghino di Tacco, Novella 2000, n. 48, 26/11/2009, p. 68

Salotti. Quello romano di Sandra Carraro, al Gianicolo, che mixa Pippo Baudo e Sean Connery, Claudio Baglioni e Stefano Folli, Francesco Cossiga e Mogol.
Fonte: Antonella Piperno e Lucia Scajola, Panorama, 29 ottobre 2009, pag. 84

GERVASO Roberto - Vi racconto io. A tu per tu con i protagonisti del Novecento. Mondadori, Milano 2009. Contiene: Gli incontri di Roberto Gervaso con: Francesco Cossiga [tra gli altri].

«Buonasera, di che cosa vuole parlare?». Della mancata estradizione di Cesare Battisti, senatore Cossiga. «Ah! Ma lo sa che in questa storia c’entro anch’io?». Sì, lo sappiamo. E’ scritto al punto 28 della decisione comunicata ieri dalle autorità brasiliane all’Italia. «Il ricorrente – si legge nel provvedimento del ministro della Giustizia verde-oro, laddove "ricorrente" significa proprio Battisti – ha presentato una lettera di Francesco Cossiga, che partecipò attivamente all’elaborazione delle leggi di emergenza italiane. Oggi, Cossiga attesta che i "sovversivi di sinistra" venivano considerati, nell’Italia degli "anni di piombo", come "semplici terroristi e talvolta come criminali comuni". L’autore della lettera sostiene, tuttavia, l’improprietà di questa classificazione attribuita al ricorrente».
Fonte: Giovanni Bianconi, Corriere della Sera 15/01/2009

Frasi che hanno fatto tornare d’attualità quello che Francesco Cossiga confidò al nostro quotidiano nell’ottobre scorso: «Per la prima volta in questo paese ci sono solo due ministri cattolici di peso, Gelmini e Scajola. Nella maggioranza ci sono eminenti figure della massoneria, ma di più non dico».
Fonte: Fabrizio D’Esposito, il Riformista 18/09/2009

Proprio per chiarire definitivamente l’arcano sull’origine della nascita di Forza Italia, i magistrati nisseni prendono a verbale l’ex presidente Francesco Cossiga, vittima, nel periodo antecedente le stragi Falcone e Borsellino, di un vergognoso procedimento di impeachment voluto dalla sinistra: «La decisione di scendere in politica di Berlusconi - dice Cossiga - per quanto mi consta va collocata in un periodo di tempo di circa due-tre mesi prima delle elezioni del ”94. Lo posso dire con assoluta certezza perché ebbi parte nello sviluppo dei rapporti tra Berlusconi e il leader del Ppi (...). I collaboratori aziendali di Berlusconi erano scettici dinanzi alla sua iniziativa di assumersi una responsabilità politica diretta».
Fonte: Gian Marco Chiocci, il Giornale 2/12/2009

[…] Il rapporto tra Francesco Cossiga e Ciriaco De Mita è definitivamente saltato il 21 febbraio 2008. Quando Walter Veltroni rifiuta al leader di Nusco il seggio al Senato. E l’ex capo dello Stato scrive la seguente lettera aperta: «On. De Mita, anche se pessimo segretario politico e ancor peggiore ministro e presidente del Consiglio – una versione moderna e democratica del clientelismo meridionale – Lei rimarrà sempre nella storia politica del Paese (...) Non immiserisca però questa Sua figura (...) non scivoli nel patetico e nel ridicolo, dando vita a una piccola e fasulla lista campana! Caso mai, in cambio, si faccia dare qualche Asl!». La reazione di De Mita è caustica: «Io non parlo di Cossiga dal 1990. Non so nemmeno se è vivo». Scatta, immediata, la controffensiva: «Ex On. De Mita, sono vivo, sono vivo! E io conto e nessuno mi ha mai preso a calci nel c...! Mentre Lei non conta un c...!». Intendendo un cavolo, ovviamente.
Fonte: Carlo Puca, Panorama, 3 dicembre 2009, pag. 177

Francesco Cossiga è appena uscito da una seduta di fisioterapia, sfoggia la forma di sempre. I tempi cambiano, presidente... «D’accordo, c’è nel rapporto tra sesso e potere qualcosa che la ricorda. Però il livello era molto più alto, e qui non mi pare ci sia una speculazione politica». Però Marrazzo ci ha comunque lasciato le penne. «Le dirò, quando è successa la cosa al povero Marrazzo mi sono molto meravigliato. Mi avessero detto che tradiva la moglie, che andava con le escort, no, non mi sarei meravigliato. Ma così! Del resto è tutto questo mondo che mi meraviglia. Io sono per i metodi antichi, capisce?».
Fonte: PAOLO FOSCHI, Corriere della Sera 21/11/2009, FIORENZA SARZANINI, Corriere della Sera, 21/11/2009, ILARIA SACCHETTONI, Corriere della Sera, 21/11/2009, F.SAR., Corriere della Sera, 21/11/2009, RINALDO FRIGNANI, Corriere della Sera, 21/11/2009, FABRIZIO CACCIA, Corriere della Sera, 21/11/2009, GOFFREDO BUCCINI, Corriere della Sera, 21/11/2009, MASSIMO LUGLI ed ELSA VINCI, la Repubblica, 21/11/2009, CARLO BONINI, la Repubblica, 21/11/2009, ANNA MARIA LIGUORI, la Repubblica, 21/11/2009, MARIA ELENA VINCENZI, la Repubblica, 21/11/2009, GIUSEPPE D’AVANZO, la Repubblica, 21/11/2009, ADRIANO SOFRI, la Repubblica, 21/11/2009, GUIDO RUOTOLO, La Stampa, 21/11/2009, G.RU., La Stampa, 21/11/2009

Nel 2001 l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga spedì un fax alla Microsoft: «Caro Mister Gates, ho fatto installare il suo nuovo sistema operativo Windows XP e due giorni dopo è entrato in tilt». Immediata la risposta della ditta americana, che provvide a reinstallare il sistema (dopo solo due ore il pc ricominciò a funzionare) e a scusarsi con l’interessato.
Fonte: Eugenio Montesano, http://vocearancio.ingdirect.it/

MASTELLA, L’IMPUDCO ONESTO – […] Una volta che il presidente emerito Francesco Cossiga lo aggredì perché, come segretario dell’Udeur, stava facendo una sua campagna acquisti, con i soliti metodi, in altri partiti, Mastella non negò. Disse: « quello che ho sempre fatto, anche a favore del presidente Cossiga. Ma non riesco a capire perché quando lo facevo per Cossiga andava bene e invece adesso che lo faccio per altri o per me stesso è immorale».
Fonte: Massimo Fini, il Fatto Quotidiano 28/10/2009

[Su Marrazzo] «Ha violato, al pari di Berlusconi, il sesto comandamento», dice commiserandolo Francesco Cossiga.
Fonte: Antonello Caporale, la Repubblica 27/10/2009

[…] e nel suo ultimo libro fresco di stampa, Francesco Cossiga candidamente ammette: «La Dc s’è servita della camorra per liberare Cirillo, ma Cirillo non era Moro».
Fonte: Giovanni Bianconi, Corriere della Sera 22/10/2009

Francesco Cossiga, a ben vedere, anni fa disse ben di peggio: «Non accetto lezioni di etica politica dalla Bindi: è brutta, cattiva e cretina». Con una sola frase e tre insulti il presidente emerito seppe essere politicamente scorretto, misogino e sincero, a suo modo. In un’altra occasione, dentro un’aula parlamentare, Cossiga - che non si può dire abbia mai avuto un atteggiamento benevolo nei confronti della collega parlamentare Maria Rosaria «detta Rosy» Bindi - tentò di zittirla dicendo che preferiva Sharon Stone a lei. Senza imbarazzi né timori reverenziali, la Bindi alzò la voce facendo notare all’attempato senatore che nemmeno lui era Mickey Rourke. Dimostrando una scarsa conoscenza della storia del cinema, confondendosi con Kim Basinger, ma un indiscutibile senso dell’autoironia. Quando invece nel ”94 l’ex presidente della Repubblica, con una lettera esternata al Corriere della Sera, invitò Rosa Russo Iervolino e l’onorevole Bindi a restituire «dai fondi del Ppi i soldi ”rubati” dalla Dc con Tangentopoli... invece di recitare la parte delle ”vestali” dell’integrità morale e politica», si beccò una querela per diffamazione. Autoironica sì, vestale no.
Fonte: Luigi Mascheroni, Il Giornale 09/10/09

Bob Krieger […] nel suo libro uscito da poco, che s’intitola appunto Una vita curiosa (Leonardo international) e che reca in quarta di copertina un autoscatto con Francesco Cossiga.
Fonte: Stefano Lorenzetto, il Giornale, 30/8/09

[Giuseppe de Rita] «Il mio vecchio e buon amico Francesco Cossiga si infuria quando assiste alle tante dichiarazioni di vescovi italiani. Ma deve darsi pace».
Fonte: Paolo Conti, Corriere della sera 8/9/2009

Francesco Cossiga: «Da quando Prodi si definì ”cattolico adulto” (e io gli risposi definendomi un ”cattolico infante”) e da quando Franceschini e 60 parlamentari difesero i Dico e protestarono contro l’editoriale di Boffo intitolato ”Non possumus”, la Chiesa considera il Pd perduto». [14]
Fonte: [14] Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 1/9/2009

Dario Franceschini, […] Per dire, è riuscito a mettere d’accordo Francesco Cossiga e Marco Pannella. «Dario è uno dei piccoli imborglioncelli dei gruppi giovanili della Democrazia cristiana», ha picconato l’altroieri in radio l’ex capo di Stato.
Fonte: Martino Cervo, Libero 27/8/2009

In quei giorni era in visita ad Aosta il presidente della Repubblica Francesco Cossiga, «l’unico partigiano torturato dai tedeschi perché tacesse» (vedi Anche le formiche..., vol. IV).
Fonte: Bruno Gambarotta, La stampa 10/8/2009

Sembrano quasi episodi di un’altra vita i racconti sul primo Gaetano Caltagirone: per esempio le feste notturne nella villa di via Caldonazzo ovviamente con Andreotti o Francesco Cossiga accanto a Antonello Trombadori, Renato Guttuso, Silvana Mangano, il procuratore capo di Roma De Matteo, il socialista Giacomo Mancini.
Fonte: Paolo Conti, ”Corriere della Sera” 8/8/2009

Francesco Cossiga: «Si deve tener presente che gli inglesi, dagli operai ai lord, sono tutti snob». [7]
Fonte: [7] Gianni Pennacchi, Il Giornale 8/7/2009

[Silvio Berlusconi] D. Francesco Cossiga sul Corriere della sera la esorta a non chiedere scusa a nessuno: secondo lui il privato non influisce sulla vita pubblica. Cosa gli risponde? R. «Ringrazio il mio caro amico Cossiga per il suo intervento a mio sostegno. […]».
Fonte: Alfonso Signorini, Chi, 1 luglio 2009

Giampaolo Pansa e Francesco Cossiga sono due uomini che l’esperienza ha reso saggi e liberi. Se entrambi hanno consigliato a Silvio Berlusconi di dimettersi vanno dunque presi sul serio.
Fonte: Alessandro Campi, il Riformista 24/6/2009

Insomma, ha ragione Francesco Cossiga, intervistato in stereofonia da Corriere (p.9) e Stampa (p.7), a consigliare al premier di vendere Villa Certosa e Palazzo Grazioli per ritirarsi a vivere (e lavorare) a Palazzo Chigi.
Fonte: A cura di Massimo Riserbo e Falbalà, dagospia 22-06-2009

Ne è convinto, anche il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: «Alla Chiesa cattolica - ha detto intervistato dagli autori - che uno vada in chiesa o meno non importa molto: se devo fare un contratto, una società, come amico mi scelgo uno che abbia le mie stesse idee religiose, ma se questo cristiano non capisce nulla di finanza e dall´altra parte c´è un massone che capisce di finanza, con chi crede che faccia la società? La Chiesa guarda al concreto». Berlusconi è cristiano e pure massone (tessera 1816 della P2).
Fonte: Alberto Statera per "la Repubblica", rilanciato da Dagospia il 3.6.9 2009

[Soru] Nel 2004 Francesco Cossiga la salutò come un nuovo Agnelli. In quest’ultima campagna elettorale l’ha definita come speculare a Berlusconi, espressione dello stesso gusto e della stessa casta […]. Della mia storia imprenditoriale Cossiga ha spesso parlato bene, mi riferì anche alcuni commenti positivi del suo amico Cuccia. Per queste elezioni aveva dichiarato che avrei vinto io. Non ricordo mi avesse omologato a Berlusconi. Ha detto solo che gli davo del tu, cosa non vera.
Fonte: Paolo Madron, Il Sole 24 Ore 22/3/2009

Il 13 marzo di cinquanta anni fa, sul colle del Gianicolo, il sassarese Antonio Segni, il veneto Mariano Rumor, il genovese Paolo Emilio Taviani, il lucano Emilio Colombo, i giovani Francesco Cossiga e Remo Gaspari e altri ancora, diedero vita ad una nuova corrente democristiana - presto ribattezzata come dorotea - che non solo diventò la quintessenza della Dc, il centro del centro, ma soprattutto avrebbe finito per definire una categoria della politica e del costume nazionale.[…] Nel suo «Italiani sono sempre gli altri» Francesco Cossiga racconta un episodio rivelatore: Rumor, «un cattolico liberale», «coltissimo», «sottovalutato dalla storia», nel 1974, davanti al pressante e informale appello di Paolo VI ad impegnarsi nella battaglia contro il divorzio, nella decisiva riunione del vertice Dc, disse da presidente del Consiglio: «Chi se ne importa del Papa! Cerchiamo di convincerlo». Racconta Cossiga: «Ci volle tutta l’autorità di Moro per dirgli: ”Caro Mariano, ma a noi chi li dà i voti?”. E noi obbedimmo». Compreso Mariano Rumor, «il più laico di tutti».
Fonte: Fabio Martini, La stampa 13/3/2009

Parlano bene di Caterina Balivo: Francesco Cossiga (« bella, brava intelligente e soprattutto molto professionale. Non si dà arie da star e non è mai banale»), […].
Fonte: Corriere della Sera 12/2/2009

Nel momento in cui Eluana si prepara per uscire di casa, [la sera dell’incidente…] a Roma il ministro della Difesa Virginio Rognoni smentisce l’ipotesi, avanzata il giorno prima dal presidente della Repubblica Francesco Cossiga, di fornire assistenza militare alla Slovenia. […]. L’impeachment. Achille Occhetto è a Cagliari, all’assemblea di fondazione dell’Unione della sinistra sarda. In vista delle elezioni del 5 aprile, il segretario del Pds lancia la sfida ai socialisti e chiama a raccolta «le forze del cambiamento» contro la Dc. Il suo partito, intanto, va avanti nella richiesta di mettere in stato d’accusa il presidente della Repubblica per le note «esternazioni» di qualche tempo prima. Nello stesso istante Gianfranco Fini prepara il discorso per la manifestazione del suo partito al Teatro Lirico di Roma. Il Movimento sociale italiano è schierato invece con Francesco Cossiga. Lo vuole alle guida di una «nuova Repubblica», di un «Fronte degli Italiani». Lo propone per un bis al Colle più alto. «Il magistero politico di Cossiga - annota Fini nel suo intervento - è stato utile all’Italia e lo sarà ancora di più nel futuro». il portavoce del segretario missino, Francesco Storace, ad anticipare una parte del discorso alle agenzie. E a preannunciare che, all’indirizzo di Fini, è stata recapitata una lettera in cui il capo dello Stato ringrazia «il Movimento sociale» per il sostegno alla sua causa.
Fonte: Tommaso Labate, Il Riformista 07/02/2009

[Arturo Parisi] Lei crebbe nella famosa parrocchia San Giuseppe di Sassari, che annoverava tra i suoi parrocchiani due futuri presidenti della Repubblica (Antonio Segni e Francesco Cossiga), [altri]. Cossiga racconta a tutti che, in casa di Giagu de Martin, ras sassarese della Dc, lei si ostinava a scorrazzare intorno al braciere e lui la prese sulle ginocchia ammonendola: «Artullo, Artullo, attento che ti bruci il cullo!». «Non riesco a immaginarmi sulle ginocchia di Cossiga. Si sommano episodi diversi nella sua memoria. Mi sono scottato con altri bracieri ma non con quello».
Fonte: Barbara Romano, Libero 1/2/2009

Su Soru la profezia di Francesco Cossiga risale a un mese fa, quando si disse «sicuro che il mio amico Renato punta a sbarcare a Roma». Ma ciò che l’ex capo dello Stato racconta oggi è se possibile ancor più interessante, perché, confermando recenti «contatti diretti» tra il governatore dimissionario e Romano Prodi, svela i contorni della sfida all’interno del Pd: «Sia chiaro, Soru gioca in proprio – dice Cossiga – ma non solo è appoggiato da Arturo Parisi. Il gioco politico, tutto incentrato sull’ulivismo, interessa anche Massimo D’Alema». […] In Sardegna il territorio è per gran parte controllato dal centrosinistra, sebbene Soru abbia «un problema» secondo Cossiga: «Prodiano di complemento, Renato è sostenuto da pezzi della Dc d’antan. Ma da giovane credo votasse socialista, certamente non sardista. Per questo il Psd’az si è schierato dall’altra parte».
Fonte: Francesco Verderami, Il corriere della sera 11/1/2009

2008
Insomma le dimissioni sono state definitivamente cancellate dalla politica italiana. Le sole che continueremo a ricordare sono quelle di Francesco Cossiga che, travolto dal senso di colpa, lasciò il ministero dell´Interno dopo l´assassinio di Aldo Moro, […].
Fonte: Francesco Merlo, la Repubblica 19/12/2008, pagina 32

Ricordo invece che, dopo quei convulsi mesi di gogna pubblica durante i quali ebbi l’affettuosa vicinanza di molti amici – in particolare mi piace ricordare il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga che pubblicamente e fisicamente venne a trovarmi in ufficio, a S.S. Apostoli ”, […]
Fonte: Angelo Rovati, Corriere della Sera 19/11/2008

[…] libro di Mara Carfagna (con prefazione di Francesco Cossiga) ”Stelle a destra”.
Fonte: Chi, 12 novembre 2008

Cossiga ha spiegato come distruggere l´Onda, il movimento degli studenti: «Bisogna infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le città. Dopodiché, forti del consenso popolare, le forze dell´ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano». […] Cossiga (un uomo che sarebbe sciagurato considerare soltanto uno spericolato irresponsabile) dice quel che altri, nella destra di governo, pensano soltanto.
Fonte: Giuseppe D’Avanzo, la Repubblica 14/11/2008

[…] nell’89, ai tempi in cui Francesco Cossiga inaugurava il tribunale di Genova e si scatenava contro le toghe.
Fonte: Liana Milella, ”la Repubblica” 20/10/2008

Francesco Cossiga è presidente onorario del comitato scientifico, e da casa segue tutto via teleconferenza. [scuola per spie dell’Università di Cosenza]
Fonte: Gianluca Nicoletti, 6/10/2008, www.lastampa.it

[A proposito della partecipazione della Granbassi ad Annozero] Le critiche più feroci le sono arrivate da Francesco Cossiga: «Una donna maresciallo dei carabinieri (in realtà è carabiniere semplice, ndr), per giunta campionessa di scherma, va in televisione a fare quasi la ”velina”», «Ignazio (La Russa) probabilmente ha pensato che nell’era del ”talk show” questo fosse un modo per fare propaganda all’Arma dei carabinieri avvicinandola ai giovani. Rilanciando questa sua felice intuizione, mi sento di suggerirgli di contattare Striscia la notizia e di fare prendere, per un certo periodo, come veline due carabiniere, una bruna e una bionda anche se non sono olimpioniche», «Di carabinieri in gonnella ne conosco di più carine» ecc. [24] L’ex presidente della Repubblica ha poi annunciato che per protesta avrebbe disertato la cerimonia del 16 ottobre per i trent’anni dalla nascita dei Gis, il reparto d’élite dei Carabinieri. [25] […] Cossiga, che ha anche scritto una lettera ad Annozero per scusarsi dei precedenti attacchi: «Credo che la soluzione sia l’aspettativa, che la Polizia di Stato ha concesso ai suoi atleti che l’hanno chiesta. Quel che sta succedendo è che Viale Romania (sede del Comando generale dell’Arma dei Carabinieri, ndr) è entrata nel... pallone». [28]
Fonte: [24] Lorenzo Fuccaro, Corriere della Sera 26/9/2008; [25] Marco Nese, Corriere della Sera 27/9/2008; [28] Tiziana Bottazzo, La Gazzetta dello Sport 3/10/2008

Francesco Cossiga [la croce celtica] la porta al collo come segno di amicizia al popolo irlandese.
Fonte: Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa 29/9/2008, pagina 10

Nocs, […] foto con dedica del «padrino» del corpo speciale, Francesco Cossiga.
Fonte: Fausto Biloslavo, Panorama 18/9/2008, pagina 82

Francesco Cossiga cercò di dare maggiore sostanza a due presidenze (il Consiglio superiore di Difesa e il Consiglio superiore della magistratura) che avevano assunto un carattere pressoché esclusivamente formale.
Fonte: Sergio Romano, Corriere della Sera 28/7/2008

[Tavaroli] Per quel che so, l´"Operazione Quattro Gatti", lo sganciamento di Mastella dal centro-destra organizzato nel 1998 da Cossiga, fu finanziato per intero dai gestori della telefonia: Sentinelli (Tim), Novari (3), Pompei (Wind), con il sostegno della Ericsson.
Fonte: la Repubblica 19-20-21-22 luglio 2008

Francesco Cossiga, senatore a vita e presidente emerito, non è certo uno che ha peli sulla lingua, si sa. E rilancia: «Ottaviano [Del Turco] è un mio caro amico. E anche se lo vedessi che porta una busta di tangenti non ci crederei, semplicemente. I suoi quadri sono belli. Uno, una natura morta, l’ho appeso in uno dei miei salotti, il salotto piccolo, in una grande parete. Lui pensa di essere molto bravo. E mi ha sempre detto: "Sono un ottimo pittore perché sono un pessimo politico".
Fonte: Alessandra Arachi, Corriere della Sera 18/7/2008, pagina 11.

[Giancarlo Elia Valori] I suoi amici più cari chi sono? Francesco Cossiga, [altri].
Fonte: Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 7/7/2008

Dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, invece il testo più rivoluzionario, il ddl 212, che obbliga i magistrati «a riferire al ministero della giustizia il numero delle intercettazioni» che a sua volta «deve informare il parlamento con una apposita relazione semestrale».
Fonte: ItaliaOggi 13 giugno 2008, Emilio Gioventù

[Giuseppe Pasquale Marra detto Pippo,] Francesco Cossiga sostiene che non puoi metterti in politica se non hai mai fatto l’attacchino di manifesti elettorali. A me la notizia provoca ancora un orgasmo. Da questo punto di vista appartengo alla preistoria. amico di Berlusconi? Lo feci incontrare con Francesco Cossiga nella mia tenuta di Anguillara. Sei ore di colloquio a quattr’occhi. più amico di Cossiga. Dal 1963. Fu Carlo Pesenti a presentarmelo. Prima gli davo del tu. Dal giorno che fu eletto presidente della Repubblica sono ritornato al lei. stato mio testimone di nozze. Adesso vorrebbe fare da padrino a entrambi i miei figli, «così diventiamo compari e passiamo al voi» dice lui. Per Giuseppe junior è già deciso, per Pietro si vedrà. Quante volte al giorno vi sentite? Due, tre, quattro. Quando era al Quirinale, mi telefonava alle 6 del mattino. Spesso vado a trovarlo. Sa che cosa mi disse George Bush padre il giorno in cui mi ricevette alla Casa Bianca? «Mi saluti il Michelangelo della politica». Parlava di Cossiga. Abbiamo caratteri diversi. Lui conosce il mondo, io Roma, cioè la strada. Gli piace citare «i silenzi eloquenti di Pippo Marra». Ci parliamo con gli occhi. Chissà quante porte le avrà aperto. Neanche una. Non mi piace chiedere. Scrisse di sua iniziativa una lettera ad Alfredo Diana per la mia nomina a cavaliere del lavoro. La risposta fu che non ce n’era bisogno: ero già passato al primo colpo. Per la geopolitica il mio faro è lui, per gli affari Cesare Romiti.
Fonte: Panorama 12 giugno 2008, STEFANO LORENZETTO

DE GENNARO GIANNI (Giovanni) Feroci scontri con Francesco Cossiga, col quale ebbe in passato grande sintonia. Le cose cambiarono dopo l’8 luglio 2006, quando l’ex presidente della Repubblica dichiarò: «L’ho sempre difeso anche contro un altissimo esponente diessino di governo che, Dio mio quanto preveggente, si era opposto strenuamente alla sua nomina a capo della Polizia. E così mi ritrovo con un uomo insincero, tortuoso, ipocrita, falso, un personaggio cinico e ambiguo che usa spregiudicatamente la sua influenza». […]. E quando viene fuori dirompente lo scontro tra Pollari e De Gennaro, con rispettive tifoserie schierate, ecco che Francesco Cossiga fa la sua scelta. Si schiera con Pollari e nel giro di qualche mese, presenta ben 35 tra interrogazioni o interpellanze contro il prefetto che guida la polizia italiana dai toni sempre più accesi. Lo denuncia anche alla magistratura di Brescia. Chiede ossessivamente la sua testa. Non è un mistero che Pollari avesse identificato in De Gennaro il ”nemico”. Aveva messo insieme gli articoli su diversi giornali, in particolare Repubblica. Non solo la storia di Abu Omar. C’era anche il Nigergate. E qualche indiscrezione di troppo sulla gestione dei sequestri in Iraq. […] Causa l’esposto presentato a Brescia da Cossiga nel 2006, De Gennaro finì indagato (con il capo della Procura di Milano, Manlio Minale, il giudice delle indagini preliminari Enrico Manzi, i due procuratori aggiunti - vice di Minale - Ferdinando Pomarici e Armando Spataro, i dirigenti della Digos milanese Ignazio Coccia e Bruno Megale) per il reato di «procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato».
Fonte: SCH. 157098 (DE GENNARO GIANNI)

Correva l’anno 1992: l’allora presidente della Repubblica, per evitare un «ingorgo costituzionale» (e cioè il sovrapporsi del semestre bianco e della fine della decima legislatura), abbandonava anzitempo il Colle.
Fonte: Libero 17 aprile 2008, Salvatore Dama

[Lino Jannuzzi] «Una sera del ’68 venne a suonarmi al citofono un giovane deputato cui avevo rischiato di distruggere la carriera: Francesco Cossiga, che era stato l’uomo di collegamento tra Segni e i servizi segreti. Pensavo volesse insultarmi; diventammo grandi amici. Da oltre 40 anni Cossiga è l’uomo più informato d’Italia. Solo gli stolti pensano che parli a vanvera. Dice solo cose vere, ma ne dice troppe. Parlasse una volta l’anno, farebbe crollare ogni volta il Palazzo; invece parla tutti i giorni. Il caso Moro rischiò di ucciderlo: Cossiga non aveva il cinismo di Andreotti né la pusillanimità di Zaccagnini; se non fosse stato ministro dell’Interno, si sarebbe inventato qualcosa per salvare Moro».
Fonte: Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 21/2/2008, pagina 9.

[…] ma Cossiga com’è noto ha buone entrature nel Sismi e nei Ros.
Fonte: Libero 12 febbraio 2008, Renato Farina

[Foto] I predecessori di Napolitano potevano contare anche sul formato poster, ora fuori catalogo perché ha poco mercato. E per Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro esisteva pure una versione decorata con una striscetta tricolore.
Fonte: Il Venerdì 11 gennaio 2008, (a.f.)

Francesco Maietta Ex militante delle Ucc, condanne pesantissime, lavora part time in un ente importante dal 1990. Si è sposato nel 1998 a Ostia con una ragazza della Caritas. Tra gli invitati, il presidente emerito Francesco Cossiga.
Fonte: www.ildue.it 12/1/2008

2007
[SUL CASO DEL CAMERIERE VIOLENTATORE CHE HA OTTENUTO UNO SCONTO DI PENA PERCHE’ SARDO. IN FONDO IL TESTO DELLA SENTENZA.]
ROMA – Lui non esita, come al solito: «Mi sembra una sentenza giusta quella del giudice tedesco». Francesco Cossiga rimane serio. Come sempre. Più di sempre. L’ex presidente della Repubblica, oggi senatore a vita, rilancia: «Si sa, l’uomo sardo ha un diritto di supremazia sulla donna ed è inconcepibile che la donna gli opponga un rifiuto. Bisogna rispettare le tradizioni». Non sta scherzando Francesco Cossiga, sardo di sangue. Sardo di nascita (sassarese). Semplicemente procede per iperboli, il presidente emerito. Il presupposto. Il suo presupposto: «Siamo in un Paese progressista e democratico? Vogliamo l’integrazione? Vogliamo negare la superiorità della nostra cultura?». E dunque? «Dobbiamo adeguarci. E quindi io sto per presentare in Parlamento un disegno di legge che fornisce attenuanti per gli zingari che rubano. Si sa: da sempre il popolo zingaro è un popolo di ladri. Bisogna rispettare le tradizioni». Sembra che non aspettasse altro il senatore a vita. Sfogarsi. E infatti, preso il via, Francesco Cossiga è un fiume in piena: «Dobbiamo legittimare la poligamia per rispetto delle tradizioni islamiche. Ma anche lapidare le adultere. Tagliare le mani a chi ruba. E non solo....». Che altro presidente? Presto detto. «Vogliamo cambiare nome ai pedofili? Perché lasciare questa definizione così costringente: i nuovi pedofili non sono altro che i nuovi socratici. Giusto?». Giusto? Per fortuna l’ex presidente della Repubblica riesce a smettere di recitare: «Sto dicendo un mucchio di fregnacce. ovvio». Ma è soltanto un attimo. Ha il dente avvelenato Cossiga. E adesso ce l’ha con Vittorio Capocelli, prefetto di Treviso, che ha detto sì alle donne in giro con il burqa. «E se un uomo di legge come lui ammette una cosa simile, perché dobbiamo prendercela con un giudice tedesco che difende le tradizioni sarde? Sono tante le tradizioni sarde». E Cossiga non esita ad elencarle. «In Sardegna esiste proprio un’identità nazionale. E succede che se in Sardegna uno fa un torto si reagisce. Mettiamo: uno ti ruba una pecora? Quello che ha subito il furto lo fa a pezzi, anche pezzi piccoli piccoli, e tranquillamente dà da mangiare quei pezzi ai suoi maiali». Ci sono molte altre varietà di reazioni a un torto nell’identità nazionale sarda, secondo il presidente emerito Cossiga.«Ma non soltanto secondo me», precisa il senatore a vita. E spiega: «In Sardegna si è tutto tranne che occidentalisti, ancora oggi. Si rispettano le tradizioni, appunto. E chi vuole farsi una cultura basta che legga le opere del mio amico filosofo Antonio Pigliaru. In particolare consiglio: il codice della vendetta barbaricina». un testo del 1959 quello citato da Francesco Cossiga. Eppure è un testo che si stampa e fa ancora discutere. «Certo che si discutono le opere di Pigliaru, sono attuali», aggiunge ancora il presidente. E giù, di nuovo, con le sue iperboli: «Del resto potremmo arrivare a giustificare quel padre e quello zio che hanno ucciso la ragazza che aveva avuto la grande colpa di vestirsi all’occidentale. Perché giustificarli? Perché quando hanno sepolto il suo corpo lo hanno posizionato in direzione della Mecca». un fiume che straripa Cossiga. E vorrebbe andare avanti, deciso ad annunciare di essere pronto a riempire il Parlamento di proposte di legge che lui definisce «di tolleranza » e di «rispetto delle tradizioni». Ma quando la chiacchierata sta finendo prende fiato. Ripete: «Ho detto un mucchio di fregnacce». E noi deduciamo che quella sentenza del giudice tedesco gli è andata proprio di traverso.
PRESIDENTE EMERITO
Francesco Cossiga, capo dello Stato fra il 1985 e il ’92, oggi senatore a vita, è nato a Sassari il 26 luglio 1928. Laureato in Giurisprudenza, ha insegnato diritto costituzionale regionale all’Università di Sassari. Iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1945, è stato eletto deputato al Parlamento per la prima volta nel 1958 e senatore della Repubblica nell’83. Tra le molte cariche ricoperte, quelle di ministro dell’Interno e presidente del Consiglio
Fonte: Alberto Pinna, Corriere della Sera 11/10/2007

Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l’ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro.
19 FRANCESCO COSSIGA senatore a vita, presidente emerito della Repubblica, Via Quirino Visconti (zona Prati), acquisto da Generali, ex Ina 9,5 vani soffitta box auto ampio magazzino anno 2004, 710 mila euro, stima zona 2006 4800/6600 euro mq
Fonte: Marco Lillo, L’espresso 6/9/2007

Precisa il produttore Pietro Valsecchi: «Uno dei nostri consulenti è stato Francesco Cossiga [della miniserie in due puntate Il Presidente su Aldo Moro prodotta dalla Taodue per Mediaset, con Michele Placido nel ruolo del protagonista, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli].
Fonte: Emilia Costantini, Corriere della Sera 14/8/2007

"Rimpiango anche di non aver detto ogni tanto il vaffanculo che ci voleva", Francesco Cossiga 1992.
Fonte: Panorama 02/08/2007, pag.63 STEFANO BARTEZZAGHI

Nel 2004, per esempio, l’alloro accademico fu conferito al giurista Francesco Cossiga e [altri].
Fonte: Raffaello Masci, La Stampa 26/7/2007

Il loro destino s’è incrociato al giro di boa del secolo, entrambi papabili nel 2000 per la successione a Enrico Cuccia. Vincenzo Maranghi, che di Cuccia era il delfino designato. E Francesco Cossiga, che pure è stato amico di quell’uomo che coltivava riservatezza e garbo sino a vestirli di melanconia, scomparso l’altra notte a 70 anni. «L’ho sentito l’ultima volta 15 giorni fa, faccia presto a venire a trovarmi o non mi trovera più, mi aveva detto. E io non c’è l’ho fatta...», si rammarica adesso il presidente emerito della Repubblica. Di Mediobanca non avrebbero parlato, «da quando aveva lasciato via Filodrammatici, Maranghi non toccava più l’argomento. Per discrezione, per rettitudine. Perché era veramente un uomo molto legato a quella che considerava come un’istituzione pubblica. Un vero servitore dello Stato, che vidi andarsene da Mediobanca rifiutando una superliquidazione, e anche l’auto di servizio. E’ uscito dal Palazzo di via Filodrammatici prendendo un tassì. Maranghi era un uomo di sentimenti delicatissimi. Della cosa era amareggiato, ma sereno».
«Eravamo legati da un’amicizia personale, di rimbalzo dagli strani rapporti di amicizia che pure avevo con Enrico Cuccia. Io non mi sono mai occupato né di banca, né di finanza, né di affari, ma con Cuccia discorrevamo di filosofia e di teologia. Dopo un po’ diventai amico pure di Maranghi, anche perché lui teneva, assieme a Cesare Romiti, a che io diventassi presidente di Mediobanca», sostiene adesso Cossiga. «Venne a farmi la proposta: presidente effettivo, perchè lui riteneva che occorresse nella banca, dopo la morte di Cuccia, una personalità di rilievo. Ma le autorità della Banca d’Italia mi dissero che non vedevano con piacere questa mia nomina, sarebbe diventato per loro imbarazzante dover controllare una banca presieduta da un ex capo dello Stato. Maranghi non la prese bene, quando glielo comunicai. Avevo chiesto al Senato, essendo io senatore a vita, un parere sulla compatibilità dell’incarico, e mi fu risposto che non ce n’era. E allora sa cosa feci? Scrissi di mio pugno un parere contro me stesso, e lo feci apparire come fosse del Senato. Lo mandai alla Banca d’Italia, ed è ancora lì, agli atti». Cosa non si fa per politesse... «Maranghi era veramente un uomo particolare. Lo incontrai la prima volta da presidente della Repubblica. C’era una grande impresa italiana che doveva acquistarne un’altra e il governo era contrario e volevo il parere di Cuccia. Vengo a trovarla a Milano, gli dissi. Ci mancherebbe che fosse il capo dello Stato a venire da me, rispose. Arrivò al Quirinale con Maranghi, disse una cosa sola: «Naturalmente, che paghino in contanti». E l’operazione fu affossata. Poi sono andato varie volte a Mediobanca, e Maranghi ogni volta rideva. Ma perché Cuccia offre a tutti il the, e a lei anche i biscotti? Forse perché ci scambiamo i libri, rispondevo. Il primo fu una sinossi in inglese della ”Summa Teologica” di San Tommaso».
Fonte: LA STAMPA 19/7/2007, ANTONELLA RAMPINO

«Sono un difensore di Sofri – prosegue Cossiga – perché non credo che sia capace di ammazzare una mosca. Siamo amici e ci siamo abbracciati più volte, sconcertando i carabinieri che scortavano me e sorvegliavano lui. […]».
Fonte: Antonio Carioti, Corriere della Sera 26/5/2007

La Sciarelli ricorda Giorgiana, compagna di classe. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Milano. [Era il tramonto del 12 maggio 1977 quando Giorgiana Masi, 19 anni, fuggiva verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi. Cadde all’improvviso, lasciando la mano del fidanzato Gianfranco. Poco sangue per terra, solo un buco nella schiena. Morì in mezz’ora al pronto soccorso].
Francesco Cossiga, che allora era il ministro dell’Interno, e che anche in un’intervista al Corriere ha incolpato il «fuoco amico» della morte di Giorgiana Masi, facendo capire di sapere chi l’ha uccisa, ieri sera nel programma di Sabelli Fioretti su Rai Sat, «Quelli del ’77», ha ribadito: «Giorgiana Masi fu uccisa da una persona molto vicina a lei». Federica Sciarelli, che ha partecipato sempre a tutte le commemorazioni, sbotta: «Sono molto arrabbiata per le dichiarazioni di Cossiga. Lui ha detto che sapeva chi ha ucciso Giorgiana ma che non lo rivelava per non addolorare la famiglia. Sono affermazioni gravissime: chi ha una notizia di reato deve informare subito l’autorità giudiziaria. Non fosse altro per rispetto di una famiglia che è stata distrutta. Sono convinta che la mamma di Giorgiana, Aurora, e il papà, Angelo, si siano lasciati morire per il dolore».
Fonte: Corriere della Sera 13/05/2007, pag.7 Angela Frenda

Indennità. L’indennità del capo dello Stato in tutti questi anni non è aumentata, anzi. Calcolato in euro attuali, lo stipendio di Francesco Cossiga 210.435 nel 1985 e 185.076 a fine mandato (1992), [altri].
Fonte: Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella, La casta, Rizzoli 2007

Se Francesco Cossiga ha deciso stavolta di sopprimere il suo lunghissimo elenco di medaglie e nastrini (dall’«Ordine dell’Aquila Azteca» al «Collare dell’Indipendenza del Qatar») limitandosi a gigioneggiare snobisticamente sulle «varie lauree honoris causa di università italiane e straniere», c’è chi si fa bello con un po’ di tutto.
Fonte: Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 6/5/2007

Francesco Cossiga è ancora in lizza come ospite per le prossime puntate [di Apocalypse di Gianfranco Funari] la deroga della Vigilanza Rai ha sbloccato l´impedimento che voleva l´ex Presidente fuori dal video, in periodo pre-elettorale, in quanto soggetto politico. Se ne rallegra Funari. «Io e Cossiga siamo amici. Ma è stato Cugia a invitarlo, io non lo avrei mai fatto perché è mio amico», spiega il 75enne conduttore.
Fonte: 28/4/2007 Leandro Palestini, la Repubblica

l´impareggiabile Francesco Cossiga, che ancora al Quirinale anticipò clamorose svolte di Beautiful a Romilda Bollati.
Fonte: Stefano Bartezzaghi la Repubblica 13/4/2007

1991. Il quadro politico è caratterizzato da un deciso interventismo politico del Presidente Cossiga. Il 26 giugno nel messaggio alle Camere, che Andreotti decide di non controfirmare, Cossiga definisce la Costituzione un «abito vecchio da riformare». Tensione tra il Presidente (che nelle settimane precedenti si era scontrato con il Csm, con il ministro Martelli e la Dc) e il Pds, che il 6 dicembre ne chiede la messa in stato d’accusa per attentato alla Costituzione.
Il 2 dicembre 51 costituzionalisti accusano Francesco Cossiga di aver alterato le funzioni del Presidente della Repubblica. 1991
Fonte: Corriere della Sera Magazine 29/03/2007, Aldo Grasso

"K" che veniva usato negli anni di piombo per Francesco Cossiga ministro dell´Interno.
Fonte: Alberto Statera, la Repubblica 3/2/2007

Ieri, quinto giorno di lavoro di gennaio, era in programma la discussione sulle dimissioni rassegnate da Francesco Cossiga il 27 novembre, oltre due mesi fa.
L’aspetto paradossale della vicenda di Cossiga merita ragguagli. Cossiga aveva annunciato l’abbandono poiché le sue interrogazioni e le sue interpellanze - l’ultima al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, sull’attività del capo della polizia, Gianni De Gennaro - restavano regolarmente senza risposta. Implicitamente, Cossiga sosteneva: me ne vado perché noialtri senatori non contiamo più nulla. E’ su questa base - oltre che sulla consuetudine di respingere preventivamente le dimissioni - che ieri Palazzo Madama ha invitato Cossiga a desistere, e lo ha confermato all’unanimità. Assecondarlo, significava ammettere che il Senato è ormai ornamentale.
Fonte: Mattia Feltri, La Stampa 1/2/2007, pagina 1

ALBERTELLI Piero 1952. Ambitissimo camiciaio di Roma. Tra la Prima e la Seconda Repubblica, nel negozietto in via dei Prefetti, dietro Montecitorio, sono passati un po’ tutti: Clemente Mastella e Cesare Previti, Giorgio Napolitano e Francesco Cossiga (alla ricerca di un pullover giallo).
Fonte: SCH. 130229 (ALBERTELLI Piero)

FRANCESCO COSSIGA: «[…] L’idea del segretario dell’Udc Lorenzo Cesa di fornire denaro agli eletti del popolo onde condurre a Roma la moglie per evitare tentazioni, è bene intenzionata ma offensiva per le signore: vengono ridotte a materiale da scopata. Poi è molto costoso per lo Stato. Io propongo che la tessera da parlamentare funga anche da lasciapassare per case di appuntamento statali» […].
Fonte: Renato Farina, Libero 1/08/2007

Presidente Cossiga, nel libro scritto con Pasquale Chessa ”Italiani sono sempre gli altri”, che la Mondadori sta per mandare in libreria, lei rivela di aver davvero avvertito Claudio Donat-Cattin che suo figlio Marco era un terrorista di Prima Linea […].
Fonte: Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 7/9/2007

[Benedetta Geronzi] Il primo dicembre 2007 ha sposato nella chiesa romana di Santo Spirito in Sassia Bernabò Bocca (Torino 15 ottobre 1963), figlio di una marchesa Visconti di Modrone, presidente di Federalberghi. Nozze celebrate dal cardinale Tarcisio Bertone, otto testimoni, per lei Francesco Cossiga, […]
Fonte: Giovanna Cavalli, ”Corriere della Sera” 12/2/2007

Presidente Cossiga, nel libro scritto con Pasquale Chessa ”Italiani sono sempre gli altri”, che la Mondadori sta per mandare in libreria, lei rivela di aver davvero avvertito Claudio Donat-Cattin che suo figlio Marco era un terrorista di Prima Linea […].
Fonte: Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 7/9/2007

Francesco Cossiga. Però il ministro della Famiglia Rosy Bindi ha esortato i colleghi a riflettere su quanto successo a Bologna e Bertinotti ha detto che Grillo "riempie i vuoti che la politica lascia". "Rosy Bindi è una bella donna e se capisse di politica sarebbe ancora più bella. Anche Bertinotti non è che ne capisca tanto. Sa come l’ha definito un grande leader comunista? Un militante del socialismo confusionario".
Fonte: Dagospia 12/9/2007 (Facci sul Giornale)

[Francesco Cossiga, lettera al Corriere della Sera] Rispondo prima di tutto a Donna Letizia, a Donna Bianca e a Donna Maria Berlinguer, con tutta la trepidazione che mi deriva dal non far parte della nobiltà sarda d’origine catalana. [...] Quello che più mi dispiace è che, invece di scrivere una pubblica e non veritiera lettera su avvenimenti che mi hanno profondamente segnato, Donna Bianca non mi abbia chiamato al telefono, come aveva fatto già due volte: la prima per dirmi che non mi avrebbe più fatto entrare in casa sua se mi avesse sentito ripetere che ero amico (il che è vero, e lo sono tutt’ora!) di «quel mascalzone di Armando Cossutta»! La seconda volta mi chiamò per chiedermi di «difendere la famiglia» da quello che lei riteneva una ingiusta profonda critica della figura del padre contenuta nel libro scritta su di lui da un certo Pons, borghese «chic» ma non aristocratico, credo vicepresidente della Fondazione Gramsci. [...] E io lo feci, per obbedienza di «inferiore» a «superiora» (dopo tutto lei è: «Donna», mentre io sono al massimo «babbai»!), ma anche per convinzione, con un articolo molto duro sul Riformista.
Fonte: Aldo Cazzullo, Corriere della Sera 7/9/2007

2006
Francesco Cossiga (1985-1992) - Due record: è (finora) il più giovane presidente che abbiamo avuto (57 anni al momento dell’elezione), cosa in definitiva non strana dato che è stato il più giovane sottosegretario alla Difesa, il più giovane ministro dell’Interno, il più giovane presidente del Consiglio. E poi è stato il primo ad essere eletto al primo colpo, grazie a una sapiente opera di persuasione di De Mita. Secondo noi ha un terzo record: non c’è stato presidente più dotato di sense of humour (anche Scalfaro, da questo punto di vista, non scherza). Per esempio: «Se guarissi da tutte le malattie che ho, ne morirei». Oppure: «In vita mia le fregature le ho sempre prese da chi mi dava del lei, mai da chi mi dava del tu», ecc. così disinvolto e libero di spirito da aver accettato di fare il padre di D’Artagnan in un’edizione estiva dei Tre Moschettieri a Roma. E un’altra volta, ha lasciato che i cronisti lo seguissero al mercato romano del Trionfale, dove scelse per farsi immortalare il banco del pesce e lasciò un autografo sul dorso di una sogliola. Esiste una sua foto in cui abbraccia Snoopy, esiste un cartello con la scritta: ”Non lasciare pistole incustodite” che lui tiene in salotto. E’ maniaco della tecnologia. Fece il presidente della Repubblica senza dire una parola per la prima parte del mandato, e sparandole grosse e di tutti i tipi e contro tutto e tutti nel secondo periodo. Ricordarsi, nel tentativo di interpretare il suo settennato, di questa sua frase: «I sardi si dividono in due categorie: i muti e i falsoloquaci». Durante le picconate di quando era presidente della Repubblica, qualcuno pensò seriamente che fosse pazzo e propose sommessamente di internarlo. Ma è tutt’altro che pazzo: proprio il suo discorso, la settimana scorsa al Senato, ha sbloccato la situazione di stallo relativa all’elezione di Marini.
Fonte: Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair, maggio 2006

Laurea. la laurea honoris causa in Filosofia alla New York University, concessa contemporaneamente a Francesco Cossiga, Eduardo De Filippo e a Franco Califano per il testo di Tutto il resto è noia.
Fonte: Franco Califano, Calisutra, Castelvecchi editore, 2006, 111 pagine, 10 euro.

Francesco Cossiga utilizza il suo telefonino-computer (un Nokia Communicator 9300) per scrivere appunti a gran velocità o per mandare sms anche durante il Consiglio dei ministri, bypassando i commessi usi a portare bigliettini.
Fonte: La Stampa 5/12/06 pagina 16

[Sul caso di Litvinenko] Cossiga: «Io da quando ho rifiutato l’offerta di Massimo D’Alema, che mi voleva presidente della commissione Mitrokhin, non me ne sono interessato. Me lo sono vietato. Sa, noi non siamo un Paese serio: siamo gli unici a non aver preso sul serio il rapporto dell’agente sovietico». [15]
Fonte: [15] Corriere della Sera, 2/12/2006

E così diventa assolutamente interessante la parabola parallela di Guzzanti e dell’ex capo dello Stato, Francesco Cossiga. Agli sgoccioli della Prima Repubblica, Guzzanti era il giornalista più vicino all’allora «Picconatore». Scrisse interviste e libri. Lo imitava alla perfezione, come ancora ne imita tanti, degno padre dei figli. Adesso, mentre Guzzanti teme di fare la fine di Litvinenko, Cossiga si dimette da senatore a vita. Ancora roba di 007 nostrani. In una battaglia che coinvolge Pio Pompa e i suoi amici nei giornali, Cossiga si rivolge al ministro dell’Interno, Giuliano Amato, per sapere se il capo della Polizia, Gianni De Gennaro, avesse al soldo un paio di cronisti. «La Repubblica» si è sentita tirata in ballo, perché forse Cossiga si riferiva ai cronisti che oggi traggono notizie da Limarev. Forse, perché Cossiga non fa nomi e la «Repubblica» in questi giorni esce senza firme. Amato fa rispondere a un sottoposto e, offeso, Cossiga lascia. […]
Fonte: Mattia Feltri, La Stampa 28/11/2006, pagina 11

Da 30 anni fuori dal ristorante Al Bolognese di piazza del Popolo a Roma c’è una zingara, Anna, che legge il futuro a clienti vip e meno vip. […] Francesco Cossiga che 10 euro le dà senza neanche farsi leggere la mano.
Fonte: Giulia Cerasoli, Chi, 8/11/2006

Il più spiritoso fu Francesco Cossiga che un giorno, a Piero Chiambretti che gli chiedeva come mai dava continuamente le dimissioni, precisò: «Io non mi dimetto: minaccio. Mi deve chiamare Presidente Incombente. Anzi mi chiami semplicemente Incombente». Ma lui almeno, da ministro degli Interni e da capo dello Stato, due lettere di commiato le ha firmate davvero. Gli altri, addio.
Fonte: Corriere della Sera 18/09/2006, pag.1-9 Gian Antonio Stella

Francesco Cossiga, che del giovane Pisanu fu il primo padrino politico. Veniva da Ittiri, provincia di Sassari, il paese dove s’incontrano (è sempre Cossiga a sostenerlo) «le più belle donne della Sardegna», dunque dell’Italia […] l’unico linguaggio che (secondo Cossiga) Berlusconi capisce: quello barbaricino.
Fonte: Ugo Magri, La Stampa 19/7/2006, pagina 7

NACCARATO Paolo. Lei ricorda che alla vigilia di Natale, in piena bufera Unipol, l’ex Presidente andò da D’Alema per regalargli una leppa, il coltello tradizionale sardo, e che glielo porse dalla parte del manico in segno di amicizia? Beh, quella sera c’ero anch’io”».
Fonte: Roberto Zuccolini, ”Corriere della Sera” 29/5/2006

Francesco Cossiga. eletto il 24 giugno 1985. Democristiano, ha 57 anni. La maggioranza richiesta è di 6774 voti; gli altri più votati risultato Forlani (16) e Pertini (12). Si dimette il 28 aprile 1992. Eletto al 1° scrutinio con 752 voti su 977.
Fonte: Corriere della Sera, 08/05/2006

A distanza di tanti anni, forse è lecito trovare un filo tra le ultime due presidenze democristiane. Quella di Cossiga, che con il suo «picconamento» segnerà la fine della Prima Repubblica, e quella di Oscar Luigi Scalfaro, che guiderà il difficile passaggio tra Prima e Seconda. Per una coincidenza che sembra un segno del destino, Cossiga è forse l’uomo meglio attrezzato a cogliere le novità dei cambiamenti mondiali, a cavallo tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, e gli inevitabili riflessi interni: la caduta del Muro di Berlino, la fine dell’Unione sovietica, l’esaurimento dei partiti comunisti, a cominciare da quello italiano, che era il più grande di tutto l’Occidente con il simbolo della falce e martello.
Cossiga è sardo, cugino di Berlinguer, educato in una famiglia liberale di indole ribelle. Ministro dell’Interno negli anni peggiori del terrorismo, dimissionario dopo il sequestro e l’assassinio di Aldo Moro da parte delle Br. Presidente del consiglio a rischio di impeachment quando si scopre che un membro del suo governo ha un figlio, Marco Donat-Cattin, ricercato dall’antiterrorismo; poi presidente del Senato. E con questa biografia, al momento dell’elezione, il nuovo presidente si presenta come un tipo particolare, un po’ anomalo per essere solo un dc, e poi curioso, anglofilo, patito delle tecnologie, amico dei carabinieri e dei militari. Dalla convinzione che le Brigate rosse abbiano radici interne, legate anche al ruolo passato di un Paese che è stato una trincea della guerra fredda, nasce a un certo punto l’idea di Cossiga di una pacificazione politica tra i partiti che hanno fatto la storia della Repubblica, coprendo anche rapporti segreti, e ai limiti della legalità, che nascevano dalla situazione internazionale, come quelli sottobanco della Dc con gli Usa e del Pci con l’Urss. Sicuramente è un progetto complicato, anche dopo la caduta del Muro e a due anni dalla fine del settennato. Che salterà per aria quando il giudice Casson, avvertito da un terrorista di destra in carcere, otterrà da Andreotti di poter indagare nell’archivio del Sismi sull’esistenza di «Gladio», una sorta di rete clandestina finanziata dallo Stato, in accordo con gli Usa, come antidoto ad eventuali invasioni sovietiche negli anni della guerra fredda. Le indagini faranno risultare Cossiga tra gli organizzatori di Gladio. E’ l’inizio dell’ultima guerra democristiana, senza esclusione di colpi. Cossiga dal palazzo del Quirinale spara cannonate quotidiane, in modo speciale sulla Dc. Il culmine, il 19 aprile ’91, è una visita dello stato maggiore democristiano - De Mita, Forlani, Gava e Mancino - al Quirinale, che si risolve in una resa dei conti senza precedenti, «a pesci in faccia», come diranno loro stessi, con il Capo dello Stato. Poco tempo dopo arriva una minaccia di impeachment da parte di Occhetto e delle Botteghe Oscure. Cossiga si dimette dalla Dc e da Presidente della Repubblica. «Sottotraccia - aggiunge Formica - c’era anche un accordo segreto, di cui ero stato tramite, tra noi socialisti e il Presidente. Craxi a tutta quell’idea della pacificazione non credeva, ma voleva ottenere lo scioglimento delle Camere un anno prima, nel ’91, per tornare a Palazzo Chigi. Ma non ci fu più niente da fare».
Fonte: Marcello Sorgi, La Stampa, 07/05/2006

INDICE DEI NOMI DEL VOLUME: La Navicella "I Deputati e Senatori del quindicesimo Parlamento Repubblicano" Editoriale Italiana 2000 (Annuario 2006)
Cossiga Francesco 9, 519, 526, 528, 540, 794

In compenso, il solo Francesco Cossiga il 24 giugno ’85 dovette lasciare la presidenza del Senato perché eletto a quella della Repubblica. Forse perché i deputati nel collegio che elegge il capo dello Stato sono il doppio dei senatori, è avvenuto molto più spesso che al Quirinale siano finiti presidenti della Camera.
Fonte: Libero 29/04/2006, pag.9 Maurizio Stefanini

Sette anni fa Carlo Azeglio Ciampi fu eletto il primo giorno: 707 voti. Stesso destino capitato a Francesco Cossiga nel 1985: 752 voti.
Fonte: La Repubblica 03/05/2006, pag.4 Concetto Vecchio

Al secondo giorno di votazioni al Senato […] Francesco Cossiga camminava con le stampelle e con un collare ortopedico.
Fonte: Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 29/4/2006, pagina 3.

Gliel’ha riconosciuto anche Francesco Cossiga nella prefazione a Un irregolare nel Palazzo, il suo diario: ”Vincenzo Scotti fu, grazie anche all’azione informativa della polizia ed all’analisi compiuta da Vincenzo Parisi e dai suoi uomini il primo che comprese che stava per scatenarsi la bufera di ”Mani pulite’ e che vi era il pericolo che si tentasse, come poi accadde!, un vero e proprio ”golpe istituzionale’ per via giudiziaria contro la prima Repubblica. Che ne fu infatti travolta”.
Fonte: Gian Antonio Stella, ”Corriere della Sera” 26/3/2006

COSSIGA Francesco e DEMARCO Marco - La versione di K. Sessant’anni di controstoria. Rizzoli, Milano 2006.
Contiene: Storia d’Italia dal 1947 al 2006 vista da Francesco Cossiga

L’uomo è entrato al Quirinale al primo colpo, come Cossiga.
Fonte: Fonte: Giorgio Dell’Arti, Vanity Fair, maggio 2006

COSSIGA Francesco e CHESSA Pasquale - Italiani sono sempre gli altri. Controstoria d’Italia da Cavour a Berlusconi. Indice dei nomi. Mondadori, Milano 2006.
Contiene: Storia d’Italia da Cavour al Berlusconi vista da Francesco Cossiga
(Cavour, Giolitti, Mussolini, Bertinotti, Craxi, Berlusconi)

[Aspen Italia, salotto del potere bipartisan. ] La lista dei 42 membri del comitato esecutivo è piuttosto impressionante. Comprende ex capi di stato (Francesco Cossiga), [altri].
Fonte: Panorama 19/01/2006, pag.23 Carlo Puca

2005
Nel 1979, al termine di una crisi politica durata due mesi, dopo un tentativo di Giulio Andreotti, uno di Bettino Craxi (fu il primo incarico per lui, con il programma in dieci punti), un altro ancora di Filippo Maria Pandolfi, Francesco Cossiga ricevette l’incarico di formare un governo di transizione.
Fonte: Il Foglio 23/09/2005, pag.II-III Marco Ferrante

In una vecchia intervista a L’Espresso, Francesco Cossiga ha raccontato come lui, da premier, nominò governatore Carlo Azeglio Ciampi concludendo che il Consiglio Superiore non ha mai contato nulla.
Fonte: Corriere della Sera 02/09/2005, pag.2 Massimo Mucchetti

[Gianni Boncompagni] Chi dei suoi amici legge e approva quello che scrive per ”Il Foglio”? «Mi telefona spesso Francesco Cossiga, cosa che mi fa piacere».
Fonte: Giampiero Mughini Panorama, 24/03/2005

[professor Ruggero Caputo, presidente emerito dell’International society of dermatology] Francesco Cossiga ne sa qualcosa. "Lo stress può dar luogo persino a incanutimenti improvvisi".
Fonte: Il Giornale 25/09/2005, Stefano Lorenzetto

[in seguito all’incontro tra Berlusconi e De Benedetti per creare un fondo che si occupasse delle piccole e delle medie aziende in crisi]. Francesco Cossiga, vecchio amico di De Benedetti, gli scrisse una lettera aperta su "Libero": "Che l’Italia non fosse un Paese liberale ma "il Paese dell’Occidente a più alto tasso di socialismo reale", sia in economia che nella gestione del sistema politico, è cosa che sapevo. Meno che fosse iniziata una nuova "stagione dell’odio!"". Post scriptum: "Dopo questa lettera sei certo di poter venire di nuovo a colazione a casa mia senza che Ezio Mauro ed Enzo Biagi ti attacchino?".
Fonte: Il Sole 24 Ore 04/11/2005, pag.8 Bruno Vespa

E Francesco Cossiga aggiunge: "Dopo aver parlato con Fazio, favorevole all’opa Unipol, l’ho comunicato a Cónsorte e a D’Alema. Attendo con ansia la pubblicazione delle mie telefonate a entrambi" (la Repubblica, 24-9-2001).
Fonte: Marco Travaglio, Micromega 5/2005

Alberto La Volpe nel libro Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia, Editori Riuniti, prefazione di Francesco Cossiga.
Fonte: SCH. 109141 (HAMMAD Nemer)

[Roberto D’Agostino su Dagosipia] Gli informatori sono anonimi? «No. Devo assolutamente sapere chi sono. E da parte mia nessuna indiscrezione. L’unico nome che posso fare, perché è la guida spirituale del sito, è Francesco Cossiga, ”noto spione”».
Fonte: La Stampa 11/09/2005, pag.15 Alain Elkann

[Forleo Clementina] Aveva appena fatto la pace con Francesco Cossiga (le aveva consigliato di darsi allo sport ma, dopo aver letto gli atti, le ha telefonato sia a casa che in ufficio per solidarizzare e invitarla a cena al circolo tennis Roma) […]
Fonte: Chiara Beria D’Argentine, ”La Stampa” 6/8/2005

Parlare male della moneta unica è comodo e facile. L´altro giorno, con lo pseudonimo ufficiale di Franco Mauri, l´ex presidente Francesco Cossiga, dalle colonne di Libero, ha chiesto a Silvio Berlusconi di fare "un gesto da patriota": uscire dall´euro e decretare una svalutazione del 20% della resuscitabile moneta nazionale. La Padania ha titolato la prima pagina così: "Tornare alla lira si può. Ecco come...".
Fonte: La Repubblica 03/06/2005, pag.5 Elena Polidori

Seppure Ciampi abbia accettato di far scoppiare la pace con Francesco Cossiga, di perdonarlo lei [Franca] non vuole saperne, piuttosto vorrebbe scorticarlo, il Presidente emerito, per tutte le divertenti storielle diffuse, tutte con la Prima signora protagonista.
Fonte: Panorama 19/05/2005, Pietrangelo Buttafuoco

I segreti gastronomici dei politici confessati da Baldassarre, proprietario del ristorante ”Fortunato” al Pantheon: le prugne cotte sono la passione di Francesco Cossiga.
Fonte: ”Corriere della Sera” 29/4/2005. pag. 3, Jacopo Iacoboni, ”La Stampa” 29/4/2005. pag. 3

[di Berlusconi] " perseguitato dall’idea di essere il primo, il più bravo, il più bello e anche il più alto" , rise