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 2010  aprile 07 Mercoledì calendario

FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "BERLINGUER, GIOVANNI"


«Ho avuto il mio percorso, ho deciso di occuparmi di quelli che nella filosofia marxista si chiamano problemi sovrastrutturali, perché per Marx la struttura è tutta nell’economia» (Giovanni Berlinguer). (Goffredo De Marchis, la Repubblica 20/8/2001)

[...] Angius, il quale, intanto, in vista del congresso Ds, è il concorrente perduto, come lo fu Giovanni Berlinguer nel 2001. Berlinguer era lo stendardo del Correntone, l’area massimalista dei Ds, i preservatori delle radici che ora sono affidate a Fabio Mussi. I due, Gavino Angius e Giovanni Berlinguer, hanno in comune la cit-tà di nascita, Sas- sari, e probabilmente un destino: di fare la parte in commedia e venire tritati dalla maggioranza. E però Berlinguer, fratello di Enrico e nel 2001 settantasettenne, aveva l’aria di quello ”senza nulla a pretendere”. L’età e il cognome - oltre a una più che soddisfacente carriera accademica - erano il suo romantico arsenale, e l’annunciata sconfitta poteva anche essere interpretata come una medaglia da sbattere in faccia ai nuovi pragmatici di partito (Mattia Feltri, ”La Stampa” 23/1/2007).

[Giovanna Castellina] il 1947, festival internazionale della gioventù a Praga. ”La brigata italiana era immensa, io partii con Giovanni Berlinguer. (Barbara Palombelli, ”Corriere della Sera” 8/7/2002)

[Sergio Siglienti] Mia mamma, Ines Berlinguer, era sorella di Mario, padre di Enrico e Giovanni Berlinguer. Fra noi tre, una differenza di due anni e quattro anni. Io sono nato nel 1926, Giovanni nel ’24, Enrico era del ’22. Ma, oltre che parenti stretti, c’è stato un rapporto familiare stretto perchè, quando eravamo adolescenti, vissi a casa loro a lungo. [...]Leggevo Marx con la lucidità del sedicenne: le sue tesi non mi hanno mai convinto [...] Giovanni era abbastanza indifferente. Enrico, invece, un sostenitore e lettore convinto. [...]Giovanni, pur rispettoso verso la linea del pci, è sempre stato contrario agli stalinismi. Forse ricordo male, ma mi sembra che non abbia mai fatto un viaggio in Urss. E quando Enrico, negli anni ottanta, arrivò allo strappo, ricordo il suo commento al telefono. Una sola parola: ’Finalmente!’. Se la decisione fosse toccata a lui, credo che lo strappo sarebbe arrivato assai prima. [...]Giovanni, fin da ragazzo, era un ottimo comunicatore: Un parlatore brillante. [...]Giovanni era un ragazzo concreto, preciso, pragmatico. Al liceo andava bene nelle materie scientifiche, in quelle letterarie e umanistiche invece riusciva proprio male, forse una volta fu addirittura bocciato. Significativo però, dopo l’esame di maturità, un suo scatto di orgoglio e di volontà. Consapevole com’era della sua debolezza culturale in quel settore, si impose - senza l’obbligo di esami - di rileggere gli autori classici, scrittori poeti e filosofi latini, greci... Anche in piena notte, potevi trovarlo con un libro di Ovidio o Petrarca in mano. Era rimasto indietro e voleva mettersi alla pari. [...]Giovanni invece prediligeva le geometrie di Bach [...]Giovanni adorava il biliardo, era un campione di carambola: una specializzazione che potrebbe essergli utile, oggi, in politica [...] Come tra tutti i fratelli del mondo, c’erano anche litigate e, raramente, anche un po’ di botte. Ma sostanzialmente l’accordo era perfetto. Colpiva, tra i due, il rispetto reciproco [...]Giovanni era brillante, sempre circondato da ragazze carine. Poi tutti e due, per sposarsi, sono andati fuori dalla Sardegna. [...]Anche Giovanni amava la buona tavola e il buon vino. Ma non ricordo di averli mai visti una volta sola ubriachi o anche, semplicemente, brilli [...] Con i giovani comunisti, e con i miei due cugini Berlinguer, giocavo a pallone. [...]Giovanni per la verità al calcio preferiva la pallacanestro. [...]Giovanni, invece, era un buon nuotatore, pronto a tuffarsi con qualsiasi clima [...]”» (Cesare Lanza, ”Sette” n. 43/2001).

anche in Italia alcuni pacifisti, come Sergio Cofferati o come Giovanni Berlinguer, si sono contraddetti e si sono sorpresi a desiderare non più la pace «senza se e senza ma», ma al contrario una guerra lunga, molto lunga. (Francesco Merlo Corriere della Sera, 02/04/2003)

Giovanni Berlinguer, presidente onorario del Comitato nazionale di Bioetica: «Per evitare malattie e sofferenze non si può arrivare a creare un duplicato di ciascun essere umano» (e.dus. ”la Repubblica” 12/8/2004)

A Giovanni Berlinguer si è rotta la voce per la commozione, ma all’Eur, dove nasce la Sinistra democratica, non si piange (Monica Guerzoni, Corriere della Sera 6/5/2007)

Per Andreotti, in fondo, bastava un libro giallo e un caffè per sentirsi a posto. [...]; Giovanni Berlinguer di una gita allo zoo con la nipotina. (Filippo Ceccarelli, la Repubblica 19/6/2007)

«La musica ci rende più buoni» (Giovanni Berlinguer, presidente del Comitato per l’ Apprendimento Musicale ed ex ministro). (Voce Arancio 14/12/2009)