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FRAMMENTO DEI FRAMMENTI CHE RISPONDONO ALLA VOCE "AULENTI, GAE"


[GREGOTTI Vittorio, Architetto] Ero compagno di scuola di Gae Aulenti, solo più tardi abbiamo lavorato insieme.
-Scheda Massimo Parrini ”

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Volare alto. «Da quella portaerei si erano alzati in un volo stellare Gianluigi Gabetti, Franco Tatò, Paolo Volponi, Corrado Passera, […] Gae Aulenti, i quali non hanno mai più fatto voli radenti, ma si sono messi in testa quell’idea che hanno i piloti: volare alto».
Giorgio Soavi, ìAdriano Olivetti. Una sorpresa italianaî, Rizzoli

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Marina Ripa di Meana: «In quanto presidente della Biennale di Venezia, Carlo fu invitato da Jacques Chirac a inaugurare una mostra al Beaubourg. Io quindi mi precipitai a Parigi, non invitata». Lui: «Non è vero che non ti avevo invitata». Lei: «Allora, o parlo io o parli tu. Divento pazza, mi deve sempre correggere!». Lui: «Vai». Lei: «Arrivo a Pompidou e chi ti trovo? Lui con la sua fidanzata storica, Gae Aulenti, che appena mi vede se la squaglia. Io quindi mi avvento su di lui e gli do un gran calcio alla tibia davanti a Chirac».
Barbara Romano, Libero 21/9/2008, pagina 16.

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[BELGIOJOSO Lodovico Barbiano di…. Ernesto Rogers… Gianluigi Banfi… Enrico Peressutti] Insegnarono all’Università, fra gli allievi e collaboratori figurano Magistretti, Vittorio Gregotti, Gae Aulenti […].
Scheda biografica Massimo Parrini su Ludovico Barbiano di Belgiojoso]

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[A SAINT MORITZ] Si ammirano i lavori alle due ville, collegate sottoterra, disegnate da Gae Aulenti per Francesco Micheli.
Chiara Beria d’Argentine, La Stampa 15/12/2004, pag. 28.

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Per un remoto Spoleto, Luciano [BERIO] m´aveva chiesto una mano per mettere in scena un Laborintus: spiegandomi che lo concepiva come uno sgombero di robe e maniere precedenti. Con Gae Aulenti e Massimo Bogianckino progettammo così una scena piena di vecchi bagagli, tipo Giardino dei ciliegi, da portar fuori uno ad uno, con fatica, finché alla fine sarebbe rimasto soltanto un bellissimo spazio vuoto, bene illuminato e «in attesa».
La Repubblica 01/11/2005, pag.42-43 Alberto Arbasino

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[AL CORTEO PRO-ISRAELE] Ci sono gli ex deportati dei Lager, i rautiani, i monarchici, hanno aderito Cohn Bendit e Giano Accame, Gae Aulenti e Baget Bozzo, Glucksmann e Zeffirelli.
La Repubblica 04/11/2005, pag.4 Alessandra Longo

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[PAOLO ISOTTA] Nel lontano ’79 riuscì a resistere a un pronunciamento ben più pericoloso, visti i tempi e i firmatari. Anche quella volta trattavasi di manifesto reclamante la sua cacciata dal «Corrierone», ma dietro non c’erano poeti sfiatati capi potoppini ridottisi a fare gli assessori comunali. Quell’anno aveva contro la Cultura tutta, ovvero (si cerchi di non ridere) Gae Aulenti, i fratelli Taviani, Luca Ronconi e Maurizio Pollini (che insieme ad Abbado è uno delle sue pluridecennali bestie nere, anzi rosse).
Camillo Langone il Giornale, 28/12/2002

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[Gli anni ’50 e ’60] Tutte ragazze che puntavano sull’understatement e il sottotono: Camilla e Luisa Cederna, Maria Teresa Spada, Rosellina Archinto, Giulia Maria Crespi, Silvana Ottieri, Inge Feltrinelli, Franca Santi, Beatrice Monti, Gae Aulenti, Carlina Venosta, Anna Nogara...
Alberto Arbasino, la Repubblica, 30/07/2003

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[Il commissario straordinario della Figc Guido Rossi ] A Milano gli si conoscono poche ma forti amicizie: l’architetto Gae Aulenti, ….
Francesco Manacorda, La Stampa 27/1/2006

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[…] la immensa collezione costituita soprattutto da opere del Novecento italiano messa insieme da Banca Commerciale italiana e conservata nella foresteria ristrutturata da Gae Aulenti. […]
Corriere della Sera 27/08/2006, pag.8 Antonia Jacchia

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Roberto Capucci - Milano, 4 aprile/13 maggio 2001, Palazzo della Triennale - ”Made in Italy? - Memoria”: mostra curata da Gae Aulenti e Luca Ronconi. Esposto un abito-scultura e una serie di disegni con documentazione d’epoca. (Catalogo Skira)
Uff. Stampa Serena Angelini Parravicini (09/03/2007)

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Festa per gli ottant’anni di Marella Caracciolo Agnelli – […] una festa, […] con le persone che dovevano esserci e che avrebbe desiderato vedere, […] Dai fratelli Carlo e Nicola Caracciolo alle cognate, le sorelle di Gianni, fino agli amici di tutta la vita, come […] Gae Aulenti, […].
Corriere della Sera 13/05/2007, pag.22 Vera Schiavazzi

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[…] ad una Scala invasa da megalomanie impiantistiche ormai smisurate: sciami di cavi e cordami e furgoni fuori, tipo Cape Canaveral, batterie di consolle da disc-jokey spaziale, con falangi di tasti come quando i computer non erano ancora portatili. E tutto questo allestimento da Cia e Pentagono intorno a un titanico Pianeta Terra molto planetario montato da Gae Aulenti e Luca Ronconi con almeno un paio d´Afriche e Americhe del Sud. […]
La Repubblica 08/01/2008, ALBERTO ARBASINO

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Il gigantesco e coloratissimo totem, l’Ago e il Filo, piantato nel cuore di piazzale Cadorna «in omaggio alla industriosità dei milanesi» cinque anni fa, ha diviso e continua a dividere […]. A dare nuovo ossigeno alle polemiche è stata Letizia Moratti. Al suo debutto da sindaco ha rivelato di non amare particolarmente l’opera di Claes Oldenburg […], scelto da Gae Aulenti che firmò il progetto di riqualificazione della piazza. L’Ago e il Filo «mi piacciono in assoluto, contestualizzati in quella piazza mi piacciono meno», ha detto il primo cittadino. […] Gae Aulenti, con molta ironia, ribatte: «Casco dalle nuvole. L’Ago e il Filo è nel cuore di piazzale Cadorna da cinque anni. E Milano è piena di piazze, anche più nuove, anche meno belle, su cui fare commenti. Mi limito ad osservare che al suo primo giorno da Sindaco, la Moratti interviene... su un dettaglio». […] Gillo Dorfles, studioso di estetica e critico d’arte, difende Gae Aulenti e l’opera contestata: «Ora che c’è, la lascerei. Ci sono monumenti più brutti a Milano. Gae Aulenti è stata coraggiosa nell’affrontare un problema molto difficile. La piazza è bruttissima e lei ha potuto fare solo una cosmesi parziale. L’Ago e il Filo, che pure è la meno divertente delle opere di Oldenburg, le ha dato almeno una prima atmosfera di modernità». L’architetto Italo Rota, che ha firmato con Gae Aulenti il progetto del Musée d’Orsay e per il Beaubourg, taglia corto: «Ormai è un monumento che fa parte del paesaggio della città. Semmai il difetto è che è troppo piccolo. Fosse stato alto 60 metri era tutta un’altra storia. E’ una creatura rimasta incompiuta, mi sembra faccia parte della Milano dei compromessi».
Fonte: Parrini (150099)

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2007 […] Il 2 marzo è approvato l’ennesimo finanziamento per la scorsa edizione del Vinitaly: 200 mila euro da sommare a 1,1 milioni già concessi e a 1,850 milioni serviti per allestire lo stand della Regione Campania. Cifra alta, ma giustificata dal coinvolgimento dell’architetto Gae Aulenti, incaricato di progettare una struttura «a cielo capovolto». A fare due conti, 3,150 milioni di euro per promuovere i vini campani. […].
Panorama 24 gennaio 2008, Antonio Rossitto

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«L’amicizia è ancora importante. Ad esempio io ho molti amici architetti, come Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas […] ». (Massimo Vitta Zelman, attuale presidente e azionista del gruppo Skira).
Pierluigi Panza (intervista di), Corriere della Sera 27/11/2008

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Non ho firmato l’appello di Gae Aulenti, Vittorio Gregotti, Massimiliano Fuksas pubblicato su la Repubblica contro il disegno di legge sulla casa proposto dal governo Berlusconi. […].
Stefano Boeri, La stampa 11/3/2009

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In prima pagina della Repubblica di ieri appariva un appello di tre architetti, tra i principali vandali del nostro tempo, che chiedono «un sussulto civile delle coscienze di questo Paese» contro «la proposta di liberalizzazione dell’edilizia, annunciata dal presidente Berlusconi». Firmano l’appello Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas, Vittorio Gregotti […]. E il sussulto viene da alcuni dei principali responsabili degli orrori che hanno sfigurato il volto delle nostre città e del paesaggio. […]Perché, sia ben chiaro, la preoccupazione è lecita, ma ci vogliono veramente le facce toste dei tre architetti citati per mettersi a capo di una rivolta contro quella «anarchia progettuale che non rispetta il contesto» di cui proprio loro sono stati i principali protagonisti. Se l’Italia è devastata non lo è soltanto per l’abusivismo ma per quella associazione a delinquere di architetti che, spesso in virtù della loro notorietà e delle benemerenze ottenute con la complicità di partiti o di consapevole amministrazione di centrosinistra o di raggirate amministrazioni di centrodestra che li hanno sostenuti, hanno sfigurato i centri storici e il paesaggio, adesso hanno il coraggio di firmare appelli.
Dobbiamo ricordare che Gae Aulenti ha distrutto il disegno di piazza Cadorna a Milano con architetture che hanno sfregiato gli edifici ottocenteschi pre esistenti, deliberatamente; ha devastato il centro storico della bellissima città di Alcamo con pigne e sfere e corpi illuminanti come traversine ferroviarie disseminati nella piazza principale, senza alcun rispetto dell’armonia dei luoghi; […]E ora, come tre vispe terese, arrivano Aulenti, Fuksas e Gregotti a protestare contro il cemento selvaggio. Si preoccupano; e magari fossero in malafede. No, sono semplicemente smemorati. Firmano in tre, risponderanno in tremila, cercheranno di garantirsi una immunità per distinguersi dagli speculatori; cercheranno di sollevare una questione morale, troveranno complici. In Italia si arrestano, per associazione a delinquere, le Marchi madre e figlia, ma quelli che hanno distrutto le nostre città sono in prima fila contro Berlusconi per chiamarsi fuori, per scandalizzarsi. […]
Vittorio Sgarbi il Giornale 11/3/2009

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Ieri sulla prima pagina di Repubblica sono comparse poche righe, firmate da tre dei più noti architetti italiani: Gae Aulenti, Massimiliano Fuksas e Vittorio Gregotti. Il titolo dell’intervento era: ”Fermiamo il cemento selvaggio”. […] Nobili intenti, quelli dei maestri: proteggere il territorio italiano dal cemento. Peccato che il pulpito dal quale predicano non sia proprio dei migliori. Facciamo qualche esempio. […] Altre brutture le ha elencate Vittorio Sgarbi qualche anno fa nel libro Un Paese sfigurato. Viaggio attraverso gli scempi d’Italia (Rizzoli). Per Milano citava […] piazzale Cadorna, a opera di Gae Aulenti. Secondo il critico d’arte, «aveva una sua identità che qualunque professionista sensibile alla storia e alla tradizione comprenderebbe e rispetterebbe. Gae Aulenti no. Gae Aulenti questi spazi originari li invade, li stupra, li deturpa». La medesima Aulenti, dice Sgarbi, «è calata in Sicilia per devastare Alcamo con piramidi, cubi, palle e birilli».
[…]Se la preoccupazione degli architetti in questione è quella di non sfigurare il territorio, come mai - nel più puro stile da Archistar - hanno sempre progettato senza tenere conto del contesto? «Le archistar», dice Cecchetti, «non si pongono il problema del rapporto col territorio. Si relazionano a un orizzonte continuo che comprende tutto il pianeta. Tengono conto di ciò che fanno gli altri architetti nel mondo e non di quello che dovrebbero fare nella loro città. Il tutto in nome della spettacolarità». […]
Francesco Borgonovo 11/3/2009

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Alla gara per il restauro di Palazzo Grassi, nel 2005, avevano partecipato in sei. Un appalto da quattro milioni e mezzo di euro e cinque mesi di tempo per far sparire ogni traccia di Gae Aulenti e far entrare lo spirito zen di Tadao Ando.
Fonte: Scheda biografica Massimo Parrini su DOTTOR Pietro

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Da «I conti con me stesso»: aneddoti, appunti, riflessioni private di Indro Montanelli. Due giorni dopo essere stato ferito dai colpi di pistola dei terroristi: «La notizia che in fondo mi fa più piacere è che in due salotti milanesi - quello di Inge Feltrinelli e quello di Gae Aulenti - si è brindato all’attentato contro di me e deplorato solo il fatto che me la sia cavata. Ciò dimostra che, anche se non sempre scelgo bene i miei amici, scelgo benissimo i miei nemici».
Indro Montanelli, I conti con me stesso - Diari 1957-1978, Mondadori 2009

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[…] amicissimi coetanei Gae Aulenti e Vittorio Gregotti.
Alberto Arbasino, la Repubblica 1/5/2009

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[…] la parata firmaiola più spettacolare, di ben ottocento eccellenti, fu quella che dilagò sulle pagine dell’Espresso, per tre settimane, a partire dal 13 giugno 1971. Era il documento che avrei dovuto firmare anch’io, contro Calabresi «commissario torturatore» e «responsabile della fine di Pinelli». Nella parata sfilavano tanti vip della cultura di sinistra. […]
Anche in questo caso i nomi li troverete nel libro di Brambilla ["L’eskimo in redazione" di Michele Brambilla]. E oggi anche in calce all’ultimo lavoro di Adriano Sofri, "La notte che Pinelli", pubblicato da Sellerio nel gennaio 2009. Qualche firmaiolo stavolta lo cito: Norberto Bobbio, Federico Fellini, Bernardo Bertolucci, Pier Paolo Pasolini, Vito Laterza, Giulio Einaudi, Inge Feltrinelli, Gae Aulenti, ….
Giampaolo Pansa, Il revisionista Rizzoli 2009

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«Crescono più le industrie che gli uomini»: così il Corriere della Sera titola un articolo sulla «crisi di mano d’opera». Un’altra era, un’altra Italia: a Londra il quotidiano Daily Mail definisce «l’efficienza e la prosperità del sistema produttivo italiano un miracolo economico». il 25 maggio 1959, cinquant’anni fa. Da lì al 1963 l’economia del nostro Paese crescerà a tassi mai visti. Il Pil s’impenna del 6,2%. […] «Il lavoro allora era importantissimo. Noi studenti al Politecnico dicevamo che lavoravamo, non che studiavamo architettura. Dopo la guerra c’era questa idea che oggi può far ridere: il lavoro nobilita», dice Gae Aulenti, 81 anni. «Nel ”59 stavo a Casabella, la rivista diretta da Rogers. Fui presentata ad Adriano Olivetti, una strana intervista, in silenzio tutti e due: mi diedero da impaginare una pubblicazione tecnica diretta da Brambilla, un matematico. Milano era vivissima e sicura: tornando a casa la notte non c’era la paura che c’è oggi. Andavamo al teatro Nuovo a difendere Luchino Visconti, pronti a fare a pugni. Si disegnava e si lavorava fino alle 11, mezzanotte, poi andavamo a ballare al Santa Tecla. Giravo in Vespa, poi me l’hanno rubata e ho preso la Topolino. I soldi non erano importanti come oggi. Il consumismo è stato un grande tarlo. «Vivevamo con poco. Per vestirci compravamo una cosa ogni due anni, io spendevo in libri. Ci fu il boom del design. Erano gli artigiani a cercare noi. La prima cosa che ho fatto, una poltrona a dondolo, me la commissionò un signore di Agliana che lavorava il legno. Poi mi diedero lavori a Parigi, Buenos Aires. In edilizia negli anni del boom furono fatte cose anche orrende: era un’Italia che aveva fretta, l’Italia brava ad autodistruggersi».
Michele Farina, Corriere della sera 24/5/2009

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Un aeroporto in Italia non si nega a nessuno. […] Perugia, oggi piccolo scalo da 100 mila passeggeri l’anno, ha appena fatto in tempo a salire sul carro delle opere finanziate per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia, incassando 42 milioni di euro per il restyling firmato Gae Aulenti. […]
Giuseppe Salvaggiulo, la Stampa 01/09/2009

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[Bob Noorda] Negli ultimi tempi era piuttosto critico sui nuovi aspetti della sua città adottiva [MILANO]. Non gli piaceva, ad esempio, la ristrutturazione di piazzale Cadorna firmata da Gae Aulenti che lui paragonava a un mercato rionale. […]
Domizi Carofoli, il Giornale 12/1/2010