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ROSSI DRAGO Eleonora (Palmina Omiccioli) Genova 23 settembre 1925, Palermo 2 dicembre 2007. Attrice

ROSSI DRAGO Eleonora (Palmina Omiccioli) Genova 23 settembre 1925, Palermo 2 dicembre 2007. Attrice. Tra i suoi film Estate violenta (Zurlini, 59), Un maledetto imbroglio (Germi, 60) • «[...] carriera ricca di 66 film e di un’importante esperienza teatrale: fu Elena nello Zio Vania di Cechov diretta da Visconti con Rina Morelli, Paolo Stoppa e Marcello Mastroianni. Ma la popolarità le viene dal cinema, frequentato negli anni Cinquanta dopo aver fatto l’indossatrice. La Rossi Drago, portamento altero, sguardo profondo, una certa apatia esistenziale nascosta, era molto diversa dal modello vincente della sensualità di allora. Pur avendo partecipato ai concorsi di Miss, non era maggiorata come la Lollo, la Mangano, la Loren, né una povera ma bella tipo Allasio: un tipo di bellezza segreta, non appariscente, con qualcosa di introverso che la mise a contatto coi drammi borghesi. E pur avendo iniziato con i melò delle donne perdute (Persiane chiuse e La tratta delle bianche di Comencini, ma anche il torbido Sensualità di Fracassi), l’attrice si afferma con avventure popolari, I 7 dell’Orsa maggiore e Sotto dieci bandiere di Coletti. Ma il primo ad accorgersi della sua personalità sotto le apparenze fu il rabdomante Antonioni che le offrì il personaggio di Clelia nelle Amiche, da Pavese, una popolana che mira a fare un salto di classe nella borghesia. La stagione d’oro è quella del ”59-’60 quando ottiene il Nastro d’Argento per aver reso con misura e passione una donna sposata che alla fine della guerra s’innamora del giovane studente Trintignant nel bellissimo Estate violenta di Zurlini. Poi fu Germi a darle una bella occasione nel Maledetto imbroglio, il poliziesco tratto da Gadda, cosa che però non le impedì di far parte anche del film di Natale del ”59, Vacanze d’inverno di Mastrocinque. La sua carriera conta altre curiosità, bizzarre ed eleganti: con Gassman nel Kean di Dumas, in Tiro al piccione del deb Montaldo, sfortunata protagonista del pirandelliano Vestire gli ignudi di Pagliero, partner della Magnani in Suor Letizia. Nel 0 lasciò il cinema e sposò un finanziere siciliano, Domenico Mimì La Cavera, con cui visse il secondo tempo della sua vita lontana dai flash, con la figlia avuta dal primo matrimonio. Ebbe la sua quota di tv negli sceneggiati, da Padri e figli di Morandi a La cittadella di Majano» (Maurizio Porro, ”Corriere della Sera 3/12/007) • «[...] calcò le assi del palcoscenico una sola volta, come la Elena del memorabile Zio Vania diretto da Luchino Visconti (1955). All’epoca aveva trent’anni ed era già apparsa in una quindicina abbondante di lungometraggi, specializzata in parti di femmina vissuta e un po’ perversa - Persiane chiuse di Comencini, Sensualità di Fracassi - e dal passato che è meglio non rivangare (’Di che nazionalità siete?” le domandano ne I sette dell’Orsa Maggiore di Coletti, e lei, con una chitarra in mano e lo sguardo provocante: ”Diciamo... spagnola”. In effetti lo era, per parte di madre, anche nella vita). Ma nessuno la considerava una grande attrice, anzi, nemmeno forse una vera attrice, e l’iniziativa di Visconti fu criticata come una concessione al botteghino. La sua Elena doveva essere una apparizione, un arrivo quasi inconcepibile in quel luogo sperduto della Russia, tale da fare girare la testa sia al frustrato Vania di Paolo Stoppa, sia al romantico e disilluso Astrov di Marcello Mastroianni. Ed Eleonora Rossi Drago apparizione fu, elegantissima nei cappotti bordati di pelliccia disegnati per lei da Piero Tosi. Naturalmente la principale qualità di Eleonora era la bellezza: ma essere belle negli anni ”40, alla fine della guerra, significava non assomigliare a nessun’altra: inventarsi un tipo. Al concorso nazionale che nel ”47 incoronò Lucia Bosé parteciparono con la nostra Eleonora, anche Gina Lollobrigida, Silvana Mangano e Gianna Maria Canale. Già sposata, la Rossi Drago non avrebbe potuto vincere, ma il regolamento le concesse un titolo minore. L’esperienza con Visconti, che non si sarebbe ripetuta, dimostrò che la Rossi Drago avrebbe potuto anche recitare, se glielo avessero chiesto; e qualche volta anche il cinema glielo chiese. Più spesso si contentò di sfruttarne la fotogenia e la carica di sex appeal che la Rossi Drago irradiava senza alcun bisogno di costringere i registi a spogliarla. Michelangelo Antonioni le affidò il complesso personaggio di Clelia nelle Amiche (1955), e Valerio Zurlini la volle per la Roberta di Estate violenta (1959), né ebbero a pentirsene (Estate violenta in particolare le fruttò un Nastro d’Argento). Tra gli altri film di rilievo in cui ella apparve sono ancora Un maledetto imbroglio di Germi (1959), L’impiegato di Puccini (1960), Tiro al piccione di Montaldo (1961). In Tv partecipò a Padri e figli di G. Morandi (1958) e La cittadella di A. G. Majano (1963). Nel ”70 si sposò e si ritirò in bellezza: letteralmente, nel suo caso» (Masolino D’Amico, ”La Stampa” 3/12/2007) • «Bellezza sublime, talmente moderna da stridere addirittura con la fisionomia dei suoi personaggi, fascino del non detto, un’eleganza e una intensità dello sguardo che ricordano per forza ed espressività quello di una grande come Alida Valli. E proprio l’estrema perfezione dei tratti fu anche causa della sua malattia per anni, incapace lei di farsi una ragione del passare del tempo. Eleonora Rossi Drago, con questo cognome importante che le regalava un surplus di nobiltà [...] ha racchiuso lo splendore della sua carriera in una manciata di anni, l’esordio alla fine degli anni ”40 e i grandi successi nei ”50 per poi intrecciare indissolubilmente la sua vita privata con il suo essere attrice, tanto che l’allontanamento voluto, scelto, dalle scene arrivò troppo in anticipo rispetto alle sue innegabili virtù recitative. Al fianco dei più grandi registi italiani del periodo, da Luigi Comencini a Michelangelo Antonioni, da Giuseppe De Santis a Valerio Zurlini e Giuliano Montaldo, Eleonora Rossi Drago, sposa di guerra nel ”42, si separa quasi subito dal marito e porta avanti da sola la sua vita con la figlia nata nel ”43. Era scritto che la sua bellezza fuori target incontrasse, giovanissima, il mondo della moda: lavora prima da indossatrice poi nel ”47, a 22 anni, sembra doversi aggiudicare il concorso di Miss Italia dal quale però viene estromessa in quanto sposata e madre. Nel ”49 il suo esordio cinematografico con I pirati di Capri ma è con Persiane chiuse di Luigi Comencini nel ”51 accanto ad un divo come Massimo Girotti che Eleonora Rossi Drago impone per la prima volta il suo volto e la sua arte, anticipando il ruolo di Clelia, la giovane sarta di modeste origini direttrice di una casa di moda che viene invitata a Torino per aprire una filiale, protagonista di Le amiche di Antonioni con Valentina Cortese e Gabriele Ferzetti. Per l’attrice è la consacrazione cinematografica e da lì arriveranno i successi in film come La strada lunga un anno di De Santis e Un maledetto imbroglio di Germi mentre i giornali scandalistici ancora parlano delle sue infelici relazioni con Amedeo Nazzari e col Duca D’Acquarone. Con Un’estate violenta di Zurlini nel ”60 accanto a Trintignant, la Rossi Drago ottiene il Nastro d’Argento come attrice protagonista e nel ”65, mentre cresce la sua popolarità anche televisiva in particolare per La Cittadella di Anton Giulio Majano, la Rossi Drago è nel kolossal La Bibbia di John Huston. Lo sfumare della sua bellezza sarà anche l’inizio della sua depressione e nel ”71, poche settimane dopo essere diventata nonna, l’attrice tenta il suicidio con il gas ed è salvata dal barone siciliano Domenico La Cavera che sposerà nel ”73. [...]» (Leonardo Jattarelli, ”Il Messaggero” 3/12/2007).