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CASINI Pierferdinando Bologna 3 dicembre 1955. Politico. Comincia la sua attività politica nella Democrazia cristiana

CASINI Pierferdinando Bologna 3 dicembre 1955. Politico. Comincia la sua attività politica nella Democrazia cristiana. Durante gli Anni ’80 diventa il braccio destro di Arnaldo Forlani. Presidente dei giovani e membro della Direzione nazionale, scomparsa la Dc fonda con Clemente Mastella il Ccd (Centro Cristiano Democratico), di cui sarà prima Segretario, poi Presidente. Nelle elezioni politiche del 1994 il Ccd entra nella coalizione di centro destra, guidata da FI. Alle politiche del 2001, con la vittoria del centrodestra, Casini viene eletto presidente della Camera dei deputati. Nel 2002 Ccd e Cdu, insieme con Democrazia Europea, si fondono nell’Udc, segretario Follini. Nel 2006 il partito di cui Casini è diventato leader si presenta di nuovo col centrodestra, ma durante la legislatura sono continue le frizioni con Berlusconi. Nel 2008 i centristi si presentano da soli, ma riescono comunque ad entrare in Parlamento, conquistando il 5,62% alla Camera e il 5,69% al Senato • «Il bello della politica, che piace per l’aria da bravo ragazzone» (Marilena Bussoletti, ”Panorama" 15/6/2000) • «[...] maestri democristiani. Il primo è il professor Gian Guido Sacchi Morsiani. Uno dei bon vivant più potenti di Bologna, oggi presidente della Cassa di Risparmio, che usa ricevere al circolo del tennis dove comincia la giornata e si trattiene fino a ora di pranzo. stato il relatore di Casini alla seduta di laurea, tesi su ”profili organizzativi del sistema delle partecipazioni statali”. [...] Dopo la laurea il primo lavoro, naturalmente nelle tanto studiate partecipazioni statali, dirigente delle Officine reggiane, carrozzone Efim. In città malignano che non vi abbia mai messo piede perché fin da bambino la vera passione è la politica. Appresa alla scuola del padre, Tommaso, e del deputato Giovanni Elkan. ”Un anti-comunista cristallino”, lo definisce Casini nell’orazione funebre, nel ”97, anche lui raro esempio di democristiano di destra, in questo distante dall’amico Marco Follini, che si è formato nella segreteria di Aldo Moro. Il secondo maestro è il leader doroteo Antonio Bisaglia, che fa eleggere Casini alla Camera per la prima volta nell’83, 34mila voti di preferenza a soli 27 anni. Un anno dopo Bisaglia muore in circostanze mai chiarite, durante una gita in barca, e il giovane deputato deve cercarsi un capocorrente. Si affida al nuovo boss: non Arnaldo Forlani, ma il bresciano Gianni Prandini. Nella squadra di Prandini ai Lavori pubblici, il ”ministro d’asfalto”, premio Attila del Wwf, Casini è l’uomo-immagine: nella direzione Dc e poi, con la segreteria Forlani nell’89, responsabile propaganda del partito. [...] la vera base del potere casiniano non risiede nell’Udc. nelle banche, nei giornali, nell’amministrazione. Una tela costruita con pazienza. [...] era un giovane di belle speranze, segretario di un partitino quasi irrilevante, e la sua storia con Azzurra Caltagirone era materiale di cronaca rosa. I bacetti sulla spiaggia di Fregene, il rubabandiera, lo strip del bel deputato sulla barca immortalato da ”Eva Tremila”. [...] dopo aver votato contro la norma che permetteva alle coppie di fatto la fecondazione assistita, scrisse ai giornali per spiegare di credere nella famiglia no-nostante la sua situazione personale: ”Siamo tutti uomini difettosi. Nessuno di noi può scagliare la prima pietra. Di certo, non sarò io a farlo”. [...]» (Marco Damilano, ”L’Espresso” 12/5/2005) • Crebbe alla scuola di Arnaldo Forlani, che ha raccontato: «[...] Ricordo che ero segretario della democrazia cristiana per la prima volta. Era il ”69 e fu la prima volta che lo vidi. Io avevo poco più di 40 anni, Pier Ferdinando era un ragazzetto [...] conoscevo suo padre, un professionista di valore e dirigente del suo partito, a Bologna [...] Lo incontrai parecchio più tardi, in assemblee del partito. Erano tempi in cui i giovani dc davano vita a un movimento molto vivace [...] Lui, mi pare, era della stessa nidiata che comprendeva Castagnetti, Tabacci, Follini. Ma non ricordo se avesse un ruolo operativo nel movimento giovanile [...] Voglio dire che anche da giovane era piuttosto adulto. Per equilibrio, attenzione ai problemi, moderazione. Forse preferiva già stare con i grandi [...] era intraprendente, ma non petulante. Non aveva la smania di uscire dalle righe [...] da giovane non era proprio un militante attivo come uomo di corrente [...] Non saprei dire con sicurezza neppure se fosse veramente fanfaniano o doroteo [...] Era dotato di senso dell’umorismo e rifuggiva dagli aspetti un po’ settari del correntismo [...] aveva buoni rapporti con tutti nel partito. Era un giovane garbato nel tratto, ma con una marcata propensione a una propria autonomia di giudizio [...] Quando fui condannato perché ero segretario della democrazia cristiana (e i colpi erano stati portati chiaramente in determinate direzioni), la sua è stata una delle poche voci che si sono levate a denunciare viltà e opportunismi vari [...]» (Cesare Lanza, ”Sette” n. 42/2001) • «Il ”sogno di Pier” è quello di diventare il primo segretario del ”partitone” del centrodestra. ”Intanto, farò come Aznar”. L’ex premier spagnolo è sempre stato un modello per Casini. E ora che anche lui è all’opposizione, vuole emulare l’amico Josè Maria: andare in giro per il mondo nella veste di presidente dell’Internazionale democristiana, ribattezzata ”di centro”. Ma il leader dell’Udc si fregia di un altro prestigioso incarico internazionale che intende svolgere attivamente ai quattro angoli del pianeta: e cioè quello di presidente dell’Unione interparlamentare (Uip). Casini, in sostanza, è il presidente dei presidenti di tutti i Parlamenti del mondo. E gli spetta quindi un ufficio di stralusso dentro Montecitorio. Così è stato ristrutturato l’altana del Palazzo dove prima c’erano gli uffici della commissione Esteri e ultimamente quella degli Affari sociali: terrazzone con vista mozzafiato sui tetti di Roma, stuolo di segretarie, collaboratori, auto di servizio, scorta e quant’altro per il nuovo status politico-istituzionale di Casini. Il quale ha chiuso il Consiglio nazionale dell’Udc prospettando per sè un futuro molto più modesto. Ha detto: ”Ho servito le istituzioni da presidente della Camera per cinque anni e non mi sento smarrito né sminuito a continuare il mio lavoro dai banchi di semplice deputato dell’opposizione”. Un semplice deputato un po’ speciale, per la verità. Anche perché Casini lascia la gestione esecutiva del partito al segretario Lorenzo Cesa, ma è sempre lui che guida le danze nell’Udc. E nel Consiglio nazionale è emerso plasticamente. Ma è proprio sulla linea politica che vuole costruire il suo futuro: il vero obiettivo di medio termine è quello di dedicarsi alla nascita del Partito dei moderati italiani. In perfetta sintonia con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il ragionamento che ha fatto agli uomini più fidati è questo: ci saranno alcuni passaggi da affrontare, a cominciare dall’opposizione dura e pura al governo Prodi. Sarà necessario mantenere e coltivare una compattezza che non c’è stata nella Cdl durante la scorsa legislatura, anche a causa di Follini. E se tutto andrà per il verso giusto comincerà a sbocciare il progetto della nuova forza dei centrodestra. A questo progetto Casini vorrebbe arrivare senza strappi nell’Udc, senza spaventare i quadri dirigenti locali e nazionali ancora legati all’idea della vecchia Dc o timorosi di finire nelle fauci del Caimano-Forza Italia. Anzi sarà necessario accompagnare il partito, tutto il partito, verso questa metà. E chi non ci sta, come Follini, si metta da parte. Nel suo discorso al Consiglio nazionale, Casini ha già gettato le fondamenta di questo progetto, della sezione italiana del Partito Popolare europeo. ”Dobbiamo guardare avanti e ciò significa anche evitare la trappola nominalistica delle vecchie casacche ideologiche e pensare in grande al futuro dell’Italia e dell’Europa”. Per il presidente della Camera ”destra e sinistra sono categorie forse rassicuranti ma sempre più vecchie e datate. Sforziamoci insieme di ragionare in modo più aderente alla realtà”. La realtà per Casini è anche quella di riconoscere che aveva ragione Berlusconi su tutta la linea, che è lui il vero vincitore del 9 e 10 aprile, che Forza Italia è il primo partito italiano e con esso bisognerà fare i conti. Insomma, si parte verso il Partito dei moderati: è questo uno degli elementi cardine dell’accordo che Berlusconi, Fini e Casini hanno stretto nel vertice di casa Letta. Con Casini primo segretario di un ”partitone” che potrebbe veleggiare attorno al 45%. Ecco, esserne il primo segretario è il ”sogno di Pier”» (Amedeo La Mattina, ”La Stampa” 22/4/2006) • «Ho sette, otto amici che mi seguono da sempre. Ma, forse, è Lorenzo Cesa il mio migliore amico dal punto di vista personale. Con lui posso parlare indifferentemente di politica o raccontare delle mie vicende private. Lo conosco da quando avevamo i pantaloni corti, abbiamo vissuto insieme tanti momenti belli della mia vita e qualcuno anche amaro» (’Corriere della Sera” 17/2/2006) • «Casini ha come dote principale la pazienza, somma qualità dorotea ma dote irrilevante allorché si tratta di curvare la storia e di esercitare il carisma, o almeno di spingere dentro la palla gol. Come dicevano i vecchi aficionados del Comunale di Bologna, è ”brào ma lento”» (Edmondo Berselli, ”L’Espresso” 8/12/2005) • «Stava ancora nella Dc, anno 1993, e già raccomandava al segretario Martinazzoli l’alleanza con la Lega di Bossi e la Destra nazionale di Fini. Il progetto esatto del Cavaliere, ancora segreto però: allora lo conosceva solo chi frequentava Arcore al sabato. Casini è un berlusconiano. Attraverso vari acronimi dalla Dc è passato all’Udc ma sempre al centro e sempre con Berlusconi è rimasto. Tra Berlusconi e Casini è stato un lungo conflitto a bassa intensità, ma qualche volta persino al moderato è capitato di eccedere. ”La finanziaria va cambiata e il parlamento la cambierà”, disse Pier nell’autunno 2002, poi confidò al Foglio di essersi pentito: ”Non ripeterei quella frase”. E infatti nelle successive finanziarie il presidente della camera ha concesso di tutto al governo, maxi emendamenti e voti di fiducia compresi. Conquistandosi così attestati di stima, note di precisazione di palazzo Chigi e incontri, tanti vertici ufficiali (a contarli una trentina). Nessuna spina è senza rose. Un Natale - galeotto fu Apicella - finirono a cantare insieme O surdato ”nnammurato. E non si può dimenticare che a Berlusconi Casini ha concesso un privilegio assoluto, inedito in cinquanta e più anni di storia repubblicana. stato il primo presidente di un ramo del parlamento a rinunciare al diritto di residenza, prima andando a incontrare il presidente del Consiglio a palazzo Chigi, poi addirittura salendo le scale della sua abitazione privata, palazzo Grazioli. Ma il resto della storia è una storia di sgarbi. Come al congresso di An a Bologna, l’atto di nascita del sub-governo. Casini si presentò il primo giorno ad applaudire Fini, andò via il secondo senza ascoltare Berlusconi, tornò il terzo per dire fare l’elogio dei ”veri partiti” contro la politica di plastica. Vecchio e nuovo, prima e seconda Repubblica, partiti e imprenditori sono argomenti fatti apposta per far litigare l’uomo di Arcore e il discepolo di Bisaglia e Forlani. Quando Berlusconi se ne esce con una delle sue - tipo: ”I politici di professione hanno solo rubato soldi” - è sempre l’Udc a indignarsi, e sempre Casini a replicare: ”Non torniamo all’uomo della provvidenza”. Quando il Cavaliere toglie il filtro ai suoi pensieri è sempre da Casini che arriva il richiamo delle istituzioni. La volta dei ”giudici matti”, toccò al presidente della camera interpretare il disagio del Quirinale e confermare la fiducia alla magistratura. Il giorno dopo Berlusconi fu costretto alla ”correzione” e l’implacabile Pier così commentò: ”Io non correggo, mantengo”» (Andrea Fabozzi, ”il manifesto” 18/8/2005).